Caporalato moda, Confintesa: “Il lusso non può reggersi su salari da fame”

17 Luglio 2026 - 21:25
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Caporalato moda, Confintesa: “Il lusso non può reggersi su salari da fame”

Caporalato moda, Confintesa: “Il lusso non può reggersi su salari da fame”

Sull’inchiesta della Procura di Milano che ha acceso un faro sulle filiere di grandi marchi della moda – con oltre 200 lavoratori trovati in condizioni di sfruttamento nelle aziende dei subappalti – Confintesa chiede un salto di responsabilità lungo tutta la catena.

«Un prodotto può valere migliaia di euro e nascere dal lavoro di chi è pagato pochi euro l’ora, sotto il contratto applicabile: è la contraddizione che le inchieste stanno portando alla luce – dichiara il Segretario Generale di Confintesa, Francesco Prudenzano – I controlli interni delle aziende non bastano: sono un’autocertificazione. Serve una verifica indipendente del contratto realmente applicato nei subappalti. La paga al ribasso rispetto al CCNL non è un risparmio: la Cassazione lo qualifica come caporalato».

Per Confintesa la strada è la certificazione pubblica dei contratti collettivi lungo la filiera, oggetto della proposta di legge che è depositata in  Parlamento e al CNEL: il marchio garantisce la qualità del prodotto, ma non quella del lavoro che lo produce. È quel vuoto che va colmato.

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