Stefania Craxi: “La cultura non è mai un esercizio neutro. L’apertura del padiglione russo alla Biennale è stato un errore”
“La cultura non è mai un esercizio neutro. È uno spazio di potere che richiede responsabilità, specie nelle grandi vetrine”. Lo dice in un’intervista al quotidiano La Repubblica Stefania Craxi, capogruppo di Forza Italia al Senato, sul caso Biennale e dopo il ringraziamento di Mosca per l’apertura del padiglione, che è costata alla Fondazione la sospensione da parte dell’Ue del finanziamento da due milioni di euro.
Le parole di Stefania Craxi
Secondo Craxi il presidente Pietrangelo Buttafuoco doveva agire “con più prudenza”, “perché il padiglione russo ha finito per aprire una breccia favorevole a Mosca”.
“Non l’avrei aperto al padrone, ma ai dissidenti, agli artisti indipendenti non sottomessi al governo – afferma Stefania Craxi -. Come fecero mio padre, Bettino Craxi, e Ripa di Meana nel 1977, la Biennale del dissenso: avrebbe trasmesso al mondo l’idea che esiste un’altra Russia”. La decisione dell’Ue però non la trova d’accordo: ” A parte che la cifra è irrisoria, la può coprire un mecenate, ma in questo modo tu non colpisci una scelta, ma l’intera rassegna, intorno al quale si muove un intero ecosistema culturale”. Per Craxi “è proprio quello che volevano i russi: danneggiare l’istituzione, metterla in difficoltà”. Questo mentre, secondo la capogruppo Fi, in Italia soffia un vento pro Putin: “Le ragioni sono molteplici, perché s’intrecciano percezioni sociali, dinamiche politiche, narrazioni mediatiche, disinformazione creata ad arte”.
“Alcune forze politiche, non so quanto indotte, hanno alimentato sentimenti di sfiducia verso l’Occidente, l’Unione europea, la Nato, favorendo forme di indulgenza verso Mosca”, sottolinea Stefania Craxi.
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