Casa Sofia, l’amore rinasce e rigenera, anche oltre il dolore

27 Maggio 2026 - 12:54
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Casa Sofia, l’amore rinasce e rigenera, anche oltre il dolore
L'inaugurazione della Casa

A volte un grande dolore si trasforma in un progetto di vita. Come nel caso di Casa Sofia, una struttura di Fondazione Arché che a Novate Milanese accoglie piccoli nuclei famigliari. È stata intitolata a Sofia Prosperi, una delle giovani vittime del tragico incendio di Capodanno a Crans-Montana. Un progetto sostenuto dai genitori, Roberta e Matteo e, attraverso loro, anche dalla scuola frequentata dalla ragazza e da alcuni suoi amici.

«La morte di una figlia di 15 anni è un dramma, una violenza pazzesca, che la vita ha gettato addosso a questa famiglia», commenta padre Giuseppe Bettoni, fondatore e presidente di Arché. Una tragedia che lo ha toccato da vicino, dato che conosce bene i genitori fin dal loro matrimonio e ha battezzato Sofia e la sorella minore. I due coniugi, aggiunge, «sono sempre state persone molto attente, molto rispettose e di fede».

La sala giochi

Com’è nato il progetto di aprire una Casa di accoglienza?
Sostenendo i genitori in questo percorso mi è venuta l’idea di proporre loro il progetto. Ho spiegato che stavamo aprendo una nuova comunità e che sarebbe stato bello dare continuità al nome e alla vita di Sofia, dando aiuto e speranza alle ragazze, alle donne che avremmo accolto. I genitori hanno subito colto questa proposta come un’occasione per non ripiegarsi nel loro dolore, ma per trasformarlo in un gesto di amore. Certo, il dolore rimane, e sta mettendo la famiglia a dura prova, ma con grande dignità. Roberta e Matteo hanno sempre mantenuto un atteggiamento di riserbo nei confronti della stampa e delle tv: non hanno mai voluto apparire, proprio perché avevano bisogno di proteggere loro stessi e anche la figlia più piccola.

Chi sono le ospiti di Casa Sofia?
Sono donne con bambini che accompagniamo verso l’autonomia dopo un periodo in comunità (la casa può ospitare fino a 8 persone in condivisione per circa 24 mesi, ndr). La chiamiamo “casa” perché accoglie un certo numero di mamme e di bambini per un periodo, in attesa che arrivi per loro la casa popolare, che ci sia uno sbocco lavorativo e che magari si ricongiungano con il nucleo, col compagno, laddove sia possibile. Quindi Casa Sofia è un luogo di rigenerazione, di ripartenza, di nuovi orizzonti.

I tulipani donati all’inaugurazione

Avete già iniziato ad accogliere qualcuno?
Il 15 marzo, giorno del 16° compleanno di Sofia, abbiamo dedicato a lei la Casa. Non è stato un evento pubblico, ci tengo a sottolinearlo, ma riservato alla famiglia, ai compagni di scuola di Sofia e agli operatori di Arché. Lo abbiamo comunicato solo dopo, nel rispetto del dolore dei genitori e di tante persone, evitando tagli di nastri con personalità pubbliche. È stato molto commovente. La mamma di Sofia ha voluto donare a tutti i partecipanti un tulipano che poi abbiamo piantato nel nostro giardino; inoltre abbiamo fatto volare in cielo tanti palloncini bianchi. Come Arché abbiamo distribuito ai ragazzi presenti un quaderno con una copertina dedicata a Casa Sofia per lasciare loro un ricordo con un oggetto utile.

Il quaderno “dedicato”

Avete già iniziato ad accogliere qualche ospite?
Sì, due nuclei, una mamma con due bimbi e uno in arrivo, e un’altra donna (anche lei in attesa) insieme alla sua bimba. Siamo una grande famiglia e qui andiamo in controtendenza rispetto al calo demografico. In un’altra casa abbiamo infatti quattro mamme incinte: una ha partorito all’inizio di maggio, le altre lo faranno fra qualche mese.

Cosa rappresenta oggi per voi questa Casa?
Oggi per tutta Arché – e per me in particolare, che appunto ho conosciuto sia Sofia sia la sua famiglia -, è un momento di grande testimonianza, per cui alla fine l’amore rinasce sempre, nonostante la violenza e la crudeltà. Se ci guardiamo intorno vediamo un mondo fatto di violenti, prepotenti, avidi. Tuttavia crediamo che l’amore risorga sempre, trova il modo per attraversare anche le situazioni più dolorose, più difficili. Come Arché ci è sembrato molto bello dedicare a una ragazza così giovane una delle nostre case dove accogliamo donne che hanno attraversato un inferno, ma dal quale cercano di uscire col nostro aiuto e sostegno, impegnandosi verso un futuro diverso da quello che hanno sperimentato in passato.

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