Emigrazione, allarme Istat: il Sud perde 150mila giovani laureati in sei anni

03 Agosto 2026 - 14:20
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Continua a crescere la fuga dei giovani laureati italiani, con il Mezzogiorno che paga il prezzo più alto.

È quanto emerge da un focus dell’Istat dedicato alle migrazioni interne e internazionali nel biennio 2024-2025, che fotografa una tendenza ormai consolidata: il Sud perde giovani qualificati sia verso l’estero sia verso il Centro-Nord, aggravando il divario territoriale.

Tra il 2019 e il 2025 il saldo migratorio con l’estero dei cittadini italiani laureati tra i 25 e i 34 anni è negativo in tutte le aree del Paese: circa 49mila giovani hanno lasciato il Nord, 15mila il Centro e 28mila il Mezzogiorno.

Ma è l’effetto della mobilità interna a fare la differenza.

Mentre il Centro-Nord riesce a compensare almeno in parte le perdite verso l’estero grazie all’arrivo di giovani provenienti dal Sud, il Mezzogiorno continua a svuotarsi di competenze e professionalità.

Il Nord registra infatti un saldo migratorio interno positivo di circa 108mila giovani laureati provenienti dal Mezzogiorno, mentre il Centro ne guadagna altri 14mila. Grazie a questi flussi, il Nord chiude il periodo con un saldo complessivo positivo di circa 59mila giovani laureati, mentre il Centro limita il passivo a poco più di mille unità.

Di segno opposto la situazione nel Mezzogiorno.

Qui alla perdita di circa 28mila giovani laureati emigrati all’estero si aggiunge quella, ancora più consistente, verso il resto d’Italia: circa 122mila laureati si sono trasferiti nelle regioni del Centro-Nord. Il risultato è una perdita complessiva di circa 150mila giovani laureati in appena sei anni.

Il dato conferma una delle principali criticità strutturali del Paese: il Sud continua a formare capitale umano che poi trova opportunità di studio, lavoro e carriera altrove, alimentando un fenomeno che incide sulla crescita economica, sull’innovazione e sulle prospettive di sviluppo dei territori meridionali.

A livello regionale è la Lombardia a registrare il risultato migliore. Nonostante oltre 18mila giovani laureati abbiano lasciato la regione per l’estero, il forte afflusso di talenti dalle altre regioni italiane, pari a circa 58mila unità, consente un saldo finale positivo di circa 40mila laureati.

Segue l’Emilia-Romagna, che chiude con un saldo positivo di circa 22mila giovani qualificati.

Sul fronte opposto si trova la Campania, la regione che registra la perdita più pesante: circa 42mila giovani laureati in meno, frutto di un saldo negativo di 8mila unità verso l’estero e di altri 34mila trasferimenti verso il resto d’Italia.

I numeri dell’Istat confermano come il tema dell’emigrazione qualificata rappresenti una delle principali sfide per il futuro del Paese. Se da un lato continua la cosiddetta “fuga dei cervelli” verso l’estero, dall’altro prosegue anche il trasferimento interno dei giovani più qualificati verso le aree economicamente più forti, accentuando il divario tra Nord e Sud e impoverendo ulteriormente il tessuto produttivo e sociale del Mezzogiorno.

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