‘Case green’, nuovo scontro Italia-UE. La Lega: “Più flessibilità”. Bruxelles: “Ce n’è già tanta”

Maggio 13, 2026 - 10:48
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Bruxelles – ‘Case green’, è di nuovo scontro tra Italia e Unione europea, e tra governo e Commissione UE. La Lega non gradisce né digerisce la procedura d’infrazione avviata a marzo nei confronti del Paese per la mancata presentazione della bozza di piano nazionale di ristrutturazione edilizia previsti dalla direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, e torna all’attacco dell’esecutivo comunitario: “L’Italia presenta caratteristiche profondamente diverse rispetto ad altri Stati membri, avendo uno dei patrimoni edilizi più datati d’Europa, un’elevata diffusione della proprietà immobiliare privata e un numero significativo di edifici storici o sottoposti a vincoli urbanistici e paesaggistici”, lamentano gli eurodeputati del Carroccio Anna Maria Cisint, Aldo Patriciello e Isabella Tovaglieri nell’interrogazione parlamentare di cui sono firmatari.

Secondo gli esponenti delle Lega “un’applicazione rigida e uniforme degli obblighi previsti dalla direttiva rischia di comportare oneri economici molto rilevanti” per famiglie e proprietari di immobili. E chiedono dunque “maggiori margini di flessibilità” per Paesi membri dell’UE con una situazione come quella italiana, fatta di tanti edifici storici e costruzioni sotto vincoli paesaggistici.

La Commissione respinge le istanze degli esponenti di uno dei partiti di maggioranza di governo, con il commissario per l’Energia, Dan Jørgensen, che è lapidario: “I piani nazionali di ristrutturazione degli edifici sono uno strumento essenziale che consente agli Stati membri di trasformare il loro parco immobiliare in una risorsa efficiente sotto il profilo energetico e decarbonizzata entro il 2050″.  Tradotto: vanno predisposti, redatti e consegnati. Nessuna eccezione, e l’Italia è in ritardo rispetto alle prescrizioni (il piano nazionale per ristrutturazioni andava notificato il 31 dicembre 2025, ndr). La procedura d’infrazione, dunque, è un atto dovuto.

Quanto alle richieste di flessibilità, anche qui il commissario per l’Energia è netto nel suo ‘no’: “Anziché imporre norme uniformi, la direttiva prevede già una notevole flessibilità per tenere conto delle specificità nazionali, in particolare per gli Stati membri che presentano una quota significativa di edifici storici o protetti come l’Italia“. Dunque il quadro normativo europeo è a misura di Belpaese, taglia corto Jørgensen, che puntualizza: “Il testo non impone obblighi di ristrutturazione alle singole abitazioni, ma definisce obiettivi per ridurre il consumo energetico del parco immobiliare complessivo. In questo modo gli Stati membri possono definire i percorsi più appropriati ed efficaci in termini di costi, dando priorità agli interventi più fattibili”.

Da Bruxelles arriva quindi la replica alle accuse di danni per le famiglie. La direttiva per la riqualificazione energetica degli edifici, sottolinea ancora Jørgensen, “è stata preceduta da una valutazione d’impatto che ha
dimostrato che gli edifici residenziali con le prestazioni peggiori sono spesso occupati da famiglie vulnerabili e che le misure proposte contribuiranno a ridurne le bollette energetiche”. Insomma, sulle ‘case green’ lo scontro è più aperto che mai, e la Commissione è decisa a portare avanti la procedura d’infrazione se il governo Meloni non metterà a punto la strategia nazionale richiesta.

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