Caso Balogun, anche l'ex presidente FIFA Sepp Blatter attacca Trump ed Infantino: "Il calcio non diventi il terreno di gioco per il potere politico"
Il numero uno della FIFA dal 1998 al 2015 si scaglia contro la decisione di graziare il bomber degli Stati Uniti a poche ore dal match col Belgio
Rischia di diventare la pietra dello scandalo di un'edizione dei Mondiali già contraddistinta da parecchie polemiche, per esempio per il comportamento adottato dal governo degli Stati Uniti nei confronti delle delegazioni di molte nazionali e dei rispettivi tifosi in tema di controlli di sicurezza e accesso al Paese. O per la controversa introduzione dei due hydration break durante le partite che sono diventati l'occasione per l'introduzione di nuovi spazi per gli sponsor e dunque di guadagno per la FIFA. La clamorosa decisione i sospendere il turno di squalifica dell'attaccante della nazionale di casa Folarin Balogun – espulso nel sedicesimo di finale con la Bosnia – e dunque di renderlo disponibile per il match della prossima notte contro il Belgio ha suscitato l'indignazione generale dei protagonisti di questa Coppa del Mondo e non solo. Anche perché dietro la scelta storica della commissione disciplinare della FIFA ci sarebbero stati pesanti ingerenze e pressioni da parte del presidente statunitense Donald Trump.
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IL PRECEDENTE DI GARRINCHA
La Federcalcio belga ha già preannunciato ricorso contro una decisione certamente contemplata dal regolamento – precisamente dall'articolo 27 che aveva già permesso a Cristiano Ronaldo di non scontare due delle tre giornate di squalificate subite a novembre per un'espulsione contro l'Irlanda e dunque di prendere parte regolarmente alla fase a gironi dei Mondiali – ma che ha un solo precedente nella storia della Coppa del Mondo, in Cile nel 1962 quando su pressione della federazione brasiliana Garrincha poté giocare la finale nonostante un rosso nel match precedente. Oltre ai diretti interessati della vicenda, anche diversi commentatori e ct di altre nazionali si sono espressi a proposito del caso Balogun. E tra chi ha voluto esprimere la propria voce sul tema c'è anche l'ex presidente della FIFA Sepp Blatter, il predecessore di Gianni Infantino, che ha utilizzato il suo account X per andare all'attacco.
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L'AFFONDO DI BLATTER
“I cartellini rossi non possono essere ribaltati da telefonate politiche. Possono essere cancellati da regole, prove e organismi indipendenti. Se un Presidente degli Stati Uniti interviene con il Presidente della FIFA — e un giocatore viene improvvisamente scagionato prima di una partita a eliminazione diretta della Coppa del Mondo — la domanda è inevitabile: Quo vadis, FIFA? Il calcio non deve mai diventare un terreno di gioco per il potere politico”, è il contenuto del durissimo attacco da parte di Sepp Blatter, che dà eco alle speculazioni di stampa sul processo che ha portato la FIFA a sospendere per un anno, con la condizionale, la squalifica comminata a Folarin Balogun.
LA RICOSTRUZIONE DEL NEW YORK TIMES: TRUMP HA CHIAMATO INFANTINO
CASO POLITICO
Il riferimento è all'articolo molto dettagliato del New York Times, che svela i retroscena della telefonata diretta tra Donald Trump e Gianni Infantino già pochi giorni dopo la sfida tra Stati Uniti e Bosnia, nel corso della quale il centravanti della nazionale di casa si era reso protagonista di un intervento fortuito ai danni di Muharemovic giudicato da cartellino rosso dopo che l'arbitro aveva rianalizzato l'episodio al VAR. Trump avrebbe chiesto spiegazioni e altri alti esponenti dell'amministrazione americana avrebbero esercitato pressioni per cercare di cancellare la squalifica di Balogun. Un caso diventato politico e che innalza la tensione a poche ore dalla decisiva sfida contro il Belgio che vale un posto nei quarti di finale.
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