Immigrazione, Metsola censura il suo Europarlamento: “Cori aggressivi ledono la reputazione dell’istituzione”
dall’inviato a Strasburgo – Prima il voto insieme all’estrema destra per agevolare i rimpatri, poi la denuncia e la stigmatizzazione per ciò che l’alleanza del PPE con le formazione più estreme dell’Aula ha comportato. La presidente del Parlamento europeo, Roberta Metsola, apre la sessione plenaria di luglio tornando sulla sessione precedente, quella di giugno. Durante quella sessione, dopo il via libera alle nuove norme UE sui rimpatri si sono levati in Aula cori da stadio che inneggiavano a ritorni coatti degli immigrati (send them home, ‘mandiamoli a casa’). Momenti ripresi dagli stessi deputati europei e diventati virali. Immagini che hanno fatto il giro del mondo, per il disappunto di Metsola.
“I cori aggressivi, le contestazioni, il puntare il dito contro i colleghi e il filmarli sono atti inaccettabili“, scandisce la presidente del Parlamento europeo all’avvio dei lavori della nuova sessione, che si apre sul “comportamento a cui abbiamo assistito il mese scorso in quest’Aula”. Comportamenti, critica Metsola, che “non rispecchiano l’immagine di questa Istituzione, dell’Europa e dei cittadini che tutti noi rappresentiamo”. Eppure l’istituzione ha perso la faccia, questo è il problema che spinge a tornare sui fatti di giugno. “Esiste un limite, che è stato oltrepassato durante la scorsa sessione plenaria”, critica ancora Metsola, che ribadisce: “Comportamenti aggressivi ledono la reputazione di questa Istituzione e minano i valori che ci impegniamo con tanta dedizione a difendere”.
Agli europarlamentari di estrema destra viene rivolto l’ultimatum: contegno o saranno sanzioni. “Vi assicuro che reagiremo di conseguenza, applicando le regole con imparzialità e adottando le misure necessarie affinché scene come quelle a cui abbiamo assistito il mese scorso non si ripetano mai più“, minaccia Metsola. Gli alleati estremisti – almeno sui dossier migratori – vengono dunque invitati a svolgere il ruolo di anti-accoglienza e anti-diritti, ma educatamente. Perché, ricorda ancora Metsola, “in qualità di deputati eletti al Parlamento europeo, ci siamo tutti impegnati ad agire nel rispetto della dignità che questa Istituzione e quest’Aula meritano, e che i cittadini si attendono da noi in ogni aspetto del nostro lavoro”.
Ormai però l’UE ha perso credibilità rispetto ai valori difesi in passato. Il progetto di integrazione e di pace è diventato il progetto dei respingimenti e del riarmo, e i valori sono rimessi in discussione come dimostrato dal diverso standard utilizzato per rispondere a situazioni analoghe ma con diversi soggetti protagonisti. Metsola non sconfessa le alleanze politiche del partito di cui fa parte, il PPE, ma prova, tardivamente, a salvare quel che resta della faccia.
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