Caso Cospito, per Delmastro confermata in Appello la condanna a 8 mesi per rivelazione di segreto d’ufficio
Tutto confermato anche in secondo grado. La Corte d’Appello di Roma ha condannato a otto mesi di reclusione l’ex sottosegretario alla giustizia Andrea Delmastro per rivelazione di segreto d’ufficio.
A poco più di un anno dalla prima sentenza pronunciata dal Tribunale di Roma, è l’ennesima mazzata politica e giudiziaria per il fedelissimo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
La sentenza è arrivata dopo oltre due ore di camera di consiglio. I giudici hanno respinto, come già avvenuto in primo grado, la richiesta di assoluzione avanzata dalla Procura generale, confermando l’impianto della sentenza di primo grado. Subito dopo la sentenza Delmastro, che era presente in aula, ha lasciato la Corte d’Appello non mancando di annunciare che “sicuramente andremo in Cassazione”. Confermato anche l’anno di interdizione dai pubblici uffici già disposto dal Tribunale di Roma il 21 febbraio 2025.
La vicenda che vedeva Delmastro alla sbarra è quella relativa all’anarchico Alfredo Cospito e alla divulgazione da parte di Delmastro di documenti riservati riguardanti Cospito, noto per aver intrapreso una lunga protesta con sciopero della fame contro la sua detenzione in regime di 41bis.
L’allora sottosegretario, dopo aver ottenuto dal Dap documenti che contenevano conversazioni tenute in carcere tra Cospito e alcune detenuti mafiosi reclusi con lo stesso regime di “carcere duro”, li aveva poi passati al collega di partito e coinquilino Giovanni Donzelli. Quest’ultimo aveva utilizzato quel materiale in Parlamento, per intervenire alla Camera il 31 gennaio 2023 contro alcuni deputati del Partito Democratico che aveva visitato Cospito in carcere per controllare il suo stato di detenzione. “Siete con lo Stato o con i mafiosi?”, aveva urlato rivolto all’opposizione Donzelli, scatenando un putiferio in Aula con le sue neanche velate allusioni ai legami con ambianti mafiosi e anarchici.
La condanna in primo grado arrivò “a sorpresa”: la Procura di Roma aveva chiesto infatti l’assoluzione di Delmastro per l’assenza di “elemento soggettivo” del reato, ovvero della consapevolezza e la volontà di commettere il reato, il dolo. In sostanza la Procura di Roma non riteneva che Delmastro avesse agito con l’intenzione deliberata di divulgare informazioni segrete in modo illecito.
Delmastro dopo la sentenza di primo grado del 21 febbraio 2025 era rimasto al proprio posto, blindato da Fratelli d’Italia e dalla premier Meloni. Le dimissioni sono arrivate il 24 marzo scorso dopo la batosta subita dal governo col referendum costituzionale sulla giustizia ma soprattutto il coinvolgimento dell’ormai ex sottosegretario nel caso della “Bisteccheria d’Italia”, il ristorante romano di cui era socio assieme a Mauro Caroccia, prestanome del clan Senese nella capitale.
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