Castle hopping, viaggiare come principi (e principesse) a Bolzano e dintorni
Nella provincia di Bolzano si contano all’incirca 800 castelli, tra antichi manieri ancora in ottimo stato di conservazione e ruderi. Solo un quarto di essi si trova tra il Capoluogo e le immediate vicinanze. Non serve dunque fare troppa strada per scoprirli, visitarli, soggiornarci o trascorrevi qualche momento piacevole.
Alcuni castelli sono privati e si visitano solo dietro prenotazione, altri sono pubblici e aperti a tutti, altri ancora ospitano hotel, locali e ristoranti, ma ce ne sono alcuni usati come location per eventi, concerti e feste medievali.
Ne ho visitati alcuni durante un indimenticabile weekend bolzanino, facendo un vero e proprio “castle hopping“, su e giù, dentro e fuori, dove mi sono sentita come una vera principessa, dormendo in un antico letto a baldacchino, provando l’arrosto di maiale affumicato sulla legna come lo si cucinava nel Medioevo e ripercorrendo le gesta di eroi, cavalieri e castellani. Ecco com’è andata.
I castelli attorno a Bolzano
Il contesto in cui sono immersi alcuni dei castelli intorno a Bolzano è incredibile: molti sono a picco sui dirupi montani che circondano la città (da dove potevano dominare la valle e avvistare l’avvicinamento di eventuali nemici) oppure immersi tra i vigneti, e già la loro posizione ne determina il grande fascino.
Castel Korb
Il primo castello è Castel Korb, che oggi ospita un hotel di lusso, con stanze d’epoca e tanti saloni antichi. Piace molto agli stranieri che lo scelgono addirittura per ricevimenti e matrimoni. Si trova ad Appiano sulla Strada del Vino, uno dei Comuni più affascinanti della provincia, a una ventina di minuti dalla stazione ferroviaria di Bolzano, che conta circa 180 tra castelli e manieri, 1.200 ettari di vigneti e ben dieci villaggi caratteristici a forte connotazione enologica.

Si tratta di un antico castello di cui resta ancora la torre difensiva risalente al XIII secolo dove oggi sono state ricavate alcune suite e il maestoso ingresso. In origine, la torre era rivestita solo da merli decorativi, oggi coperti anche da un tetto piramidale. Non è certa la data di costruzione del castello, ma l’appellativo “de Corva”, che significa “di Korb”, viene menzionato per la prima volta intorno al 1236. I signori di Korb erano ministri dei conti di Appiano e questo, probabilmente, spiega la loro scelta di stabilirsi così vicino a Castel d’Appiano.

Castello Boymont
L’attuale proprietà, che possiede l’intera collina con tanto di vigneti, ha anche un altro castello proprio sulla cima, che si può raggiungere a piedi dopo una ripida salita (e solo se si è ospiti dell’hotel), il romantico castello Boymont, costruito dai conti di Appiano all’intorno del 1230. Oggi è in rovina, ma è davvero delizioso con la sua torre e le trifore. Deve essere stato un edificio molto imponente a suo tempo. La collina fu abitata già nell’era preistorica come confermano alcune scoperte dell’età del ferro e le suppellettili ritrovati sono esposti nella hall di Castel Korb.
Castel d’Appiano
Castel d’Appiano è uno dei meglio conservati dei catelli altoatesini. Si tratta di una costruzione di origine medievale situata sopra il Comune di Appiano sulla Strada del Vino. È famoso per il suo aspetto, per la splendida vista sulla Val d’Adige, l’Oltradige e la conca di Bolzano, il profilo delle Alpi dell’Ötztal e le pallide vette delle Dolomiti, senza dimenticare una vera chicca: l’antica cappella completamente affrescata e per questo anche chiamata “la Cappella Sistina dele Alpi”, massima espressione della ricchezza culturale del maniero (che si visita solo su prenotazione).

Consacrata nel 1131, vanta opere pittoriche pressoché complete e in un ottimo stato di conservazione. Gli affreschi romanici del XIII secolo raffigurano i motivi tipici dell’epoca medievale, come la scena di caccia o la famosa “mangiatrice di canederli”, mentre gli affreschi che ritraggono episodi della vita di Gesù e degli apostoli sono tra i meglio conservati dell’intero Tirolo storico. Rimasti celati per secoli sotto altre pitture, se oggi li possiamo ammirare è grazie a un intervento di restauro avvenuto nel 1926.
Si può raggiungere Castel d’Appiano a piedi, con una passeggiata di una mezz’oretta che, inizialmente costeggia i filari d’uva e poi sale più ripida oppure in bicicletta o anche con il servizio navetta Nesti Shuttle, l‘unica autorizzata a salire.
Arroccato su una parete rocciosa a 600 metri di quota, Castel d’Appiano (Hocheppan) ha alle spalle una lunga storia. Costruito nel 1130 dal conte Ulrico II, divenne presto una delle fortezze più significative e delle dimore più prestigiose della regione. Tutt’oggi, chi da vicino o da lontano osserva il castello prova un senso di soggezione alla vista del mastio pentagonale, che con i suoi 23 metri di altezza si eleva verso il cielo (non è accessibile, ma è in programma un restauro conservativo che dall’anno prossimo consentirà di salire fino in cima).

Salire in cima al castello è una delle più belle escursioni che si possano fare nei dintorni di Bolzano (anche se in tutta la zona si snodano ben 150 km della Strada del Vino), ma è anche un’occasione per godere della buona tavola della taverna del castello dove servono piatti tipici (gestita da dieci anni dalla stessa famiglia).
Castello Moos-Schultahaus
Sempre ad Appiano sulla Strada del Vino, si trova un piccolo castello privato che apre solo su prenotazione. Il Castello Moos-Schultahaus è un piccolo gioiello segreto che merita una visita. Fu costruito nel 1300 dai von Firmian, amministratori del Vescovo di Trento (gli stessi che hanno costruito il castello di Firmian, appena sopra Bolzano, che oggi ospita uno dei musei MMM di Reinhold Messner) e, nel corso dei secoli, fu ampliato, furono aggiunte le torri, simbolo visibile ovunque di potere e ricchezza, e restaurato. Oggi il castello è noto soprattutto per i suoi interni storici ben conservati, le sale affrescate e l’atmosfera nobiliare. La struttura unisce elementi medievali e rinascimentali ed è considerata una delle residenze storiche più affascinanti della zona.

Dopo l’estinzione dell’ultima famiglia proprietaria, il castello fu acquistato dai fratelli Lanz di Appiano (diventati così Lanz zu Moos). L’ultima erede, Salome di Lanz, sposò un Schulthaus, unendo i due nomi in Moos-Schulthaus. La famiglia Schulthaus ha mantenuto la proprietà fino al 1950. Successivamente il castello, ormai degradato, è stato acquistato dal ricco commerciante di Bolzano, Walther Amonn. L’Associazione Amonn ne detiene tuttora la proprietà e ha curato il restauro, rimuovendo la calce usata come disinfettante ai tempi della peste e arredando le stanze con una collezione di mobili d’epoca.
Le pareti hanno così rivelato dei meravigliosi – e anche un po’ inquietanti – affreschi. Il castello, infatti, si distingue proprio per il ciclo di affreschi tardo-gotici insoliti e bizzarri (risalenti al 1470 circa) , che descrivono scene satiriche della vita e della cultura dell’epoca. Tra questi “La Guerra tra Gatti e Topi”, un tema allegorico di origine medievale (probabilmente portato in Europa dai Crociati) in cui gli animali sostituiscono gli uomini; “La Caccia agli Uomini”, dove viene raffigurata una contessa a cavallo con un cuculo in mano, una satira sul potere femminile; “Il Giardino dell’Amore”, uno dei rarissimi esempi rimasti di rappresentazione gotica di un giardino d’amore (luoghi che diventeranno comuni solo nel Barocco e Rococò).

Era l’unico spazio all’aperto in cui le contesse potevano stare tranquille e svagarsi; ma il più scioccante è “L’Albero dei Falli”, una pittura fortemente provocatoria in cui si vedono delle giovani donne nude raccogliere e contendersi dei falli cresciuti su un albero come fossero frutti. Insolla, Moos-Schultahaus merita decisamente una visita. Ma il castello nasconde anche qualche chicca, come spioncini segreti per ascoltare i discorsi degli ospiti senza essere visti…
Castel Sallegg
Si trova nella deliziosa cittadina di Caldaro sulla Strada del Vino, famoso borgo volto alla viticoltura, tanto da ospitare tra i suoi storici palazzi il Museo Provinciale del Vino dell’Alto Adige, uno dei castelli privati più belli della provincia di Bolzano, Castel Sallegg. Non un castello con torri e merletti come potremmo immaginarci, bensì uno château alla francese, una splendida residenza nobiliare ancora abitata dai Conti von Kuenburg e che, un tempo, apparteneva all’arciduca Ranieri d’Austria. Il castello è privato e non si può visitare, se non in occasione di qualche evento, ma è possibile entrare dal cancello e ammirarlo in tutta la sua bellezza.

La sua posizione con vista sui vigneti e sul Lago di Caldaro (questa zona è la culla del vitigno autoctono Schiava, da cui nasce il celebre vino rosso Lago di Caldaro, Kalterersee), il più grande della provincia, è molto piacevole e rilassante. E i vigneti sono proprio del castello, tanto che nel podere Leisenhof, uno dei tre della tenuta, sono stati ricavati un’enoteca-bistrot, dove si possono degustare vini, accompagnati da piatti curati e semplici, e un hotel di charme del cui arredo si è occupata direttamente la Contessa, con molti riferimenti a Castel Sallegg, intrisi di storia e del passato dei suoi antenati (l’albero genealogico è dipinto su una gramde parete nella hall).

Castello di Salorno
Arroccato come un nido d’aquila sul borgo di Salorno, il più a Sud dell’Alto Adige, e sull’intera Valle dell’Adige, il Castello di Salorno o Haderbur è una delle più affascinanti fortificazioni della regione. Quasi un rudere, ma messo in assoluta sicurezza dal proprietario, il Barone Ernesto Rubin de Cervin Zenobio Albrizzi, è gestito da una coppia, Martin e Alexia Gluderer, che organizzano visite guidate, eventi, concerti, feste celtiche e medievali e che gestiscono la tavola calda dove cucinano piatti con ricette antiche.

Scenograficamente è uno dei più suggestivi dell’architettura castellana dell’arco alpino. Della sua storia si hanno pochi dati certi. La sua eccezionale posizione dominante la Chiusa di Salorno lo ha visto protagonista di alcuni eventi significativi della storia locale, in quanto dominava l’unico ponte che collegava Bolzano a Trento, pertanto aveva una funzione difensiva, ma serviva anche come dogana. Secondo alcuni studi archeologici recenti, sotto il castello passava una delle più importanti strade romane, la via Claudia Augusta; infatti, è stata scoperta una necropoli con resti proprio di epoca romana.
La prima testimonianza del castello risale al 1053. La tecnica costruttiva indica un periodo tra il XII e il XIII secolo. La struttura originaria però ha subito modifiche, ampliamenti e rifacimenti nel corso dei secoli. Quando iniziò il lento declino, accentuato dalla costruzione della ferrovia del Brennero, fu acquistato dalla famiglia nobiliare veneziana che lo possiede, insieme all’intera collina, ancora oggi. Intorno al Castello di Salorno girano alcune leggende: c’è chi dice che tra le sue pietre si nasconda un tesoro e chi crede di aver visto un fantasma. Un posto magico, raggiungibile a piedi salendo un ripido sentiero per una ventina di minuti. Se non fosse difficile che fortezza sarebbe? (se volete saperne di più, qui trovate l’articolo dedicato al Castello di Salorno).

I castelli di Bolzano
Senza andare troppo lontano, la stessa città di Bolzano ospita diversi castelli.
Castel Roncolo
Il più famoso non solo in città ma dell’Alto Adige è sicuramente Castel Roncolo, situato su una roccia sopra Bolzano. Fu costruito nel XIII secolo ed è conosciuto soprattutto per il suo straordinario ciclo di affreschi profani medievali, tra i meglio conservati d’Europa. E non soltanto sulle pareti interne alle sale, ma anche sulle facciate esterne. Una vera meraviglia. Le pitture raffigurano scene di vita cortese, tornei, cacce e leggende cavalleresche e offrono uno sguardo unico sulla cultura nobiliare del Medioevo. Oggi, il castello è una meta culturale molto apprezzata grazie alla sua storia, all’architettura e alla vista panoramica sulla valle.

Costruito come roccaforte nel 1237 dalla famiglia nobile Vanga, grazie a un permesso concesso dal vescovo di Trento, per difendere la città e controllare l’accesso alla Val Sarentina, un’importante via di comunicazione verso il Brennero, il castello venne trasformato, nel 1385, in residenza estiva dai fratelli Niklaus e Franz Vintler, ricchi mercanti bolzanini diventati nobili. Questi lo fecero ampliare e interamente decorare con meravigliosi affreschi, testimonianza unica del mondo cortese, della moda nobiliare, della cavalleria e delle più amate leggende medievali.
La struttura originaria comprendeva il palazzo occidentale (con il portone d’ingresso), una torre, la cucina, la cappella e le mura merlate, dotate di un argano con un secchio calato direttamente nel fiume sottostante per l’approvvigionamento idrico. Intorno al 1400 viene aggiunta la cosiddetta “casa d’estate”.
Le pareti mostrano tornei cavallereschi con le lance, dame come spettatrici e l’uso di scudi araldici (tra cui spicca lo stemma con i colori dell’Austria). Sono dipinte anche scene di balli, musica e giochi con la palla. Grande spazio è dedicato alle scene di caccia (cervi, cinghiali e orsi), un’attività considerata un vero e proprio status symbol dell’alta società dell’epoca.
Soggetto successivamente a numerosi passaggi di proprietà, passò, alla fine del XIX secolo, all’imperatore Francesco Giuseppe, il quale lo fece restaurare e, grazie anche all’arrivo dei primi turisti, lo donò alla città di Bolzano. Gli ultimi grandi lavori risalgono agli anni Novanta del Novecento. Castelo Roncolo è aperto tutto l’anno, tranne il mese di gennaio, dopo l’Epifania.

Castel Hörtenberg
Un altro castello in pieno centro a Bolzano, nel quartiere Dodiciville, uno dei più antichi della città, è Castel Hörtenberg, che oggi è un hotel di lusso, l’unico cinque stelle in città. Per visitarlo è necessario soggiornare o prenotare uno dei due ristoranti dell’albergo (Le Segrete è ricavato nelle antiche cantine con soffitto a volta e pietra viva). L’edificio, bellissimo e molto elegante al suo interno, risale al periodo tardo medievale e rinascimentale e un tempo fu la residenza della famiglia nobile Hörtenberg.

Durante le insurrezioni tirolesi del 1800, Castel Hörtenberg divenne il rifugio strategico e il quartier generale di Andreas Hofer, un condottiero austriaco che divenne comandante contro l’invasione del Tirolo da parte delle truppe francesi. Nel Sudtirolo è considerato un eroe, pertanto averlo ospitato è un vero onore per il castello.
Grazie all’accurato restauro, che ha mantenuto comunque molti elementi architettonici originali, come le mura storiche, i cortili interni e i dettagli rinascimentali, oggi il castello unisce storia e design moderno ed è considerato uno degli edifici storici più raffinati della città.

Castel Mareccio
A Bolzano città c’è un terzo castello ed è Castel Mareccio. Immerso tra il verde dei vigneti, sembra proprio il castello delle principesse, con le sue torri rotonde e i tetti appuntiti. Viene utilizzato per eventi, pertanto, non è sempre aperto o visitabile. La sua storia è comunque molto interessante essendo un edificio storico: viene menzionato per la prima volta nel 1273. Questa piccola fortezza romanica era di proprietà dei “di Mareccio”, esponenti della borghesia bolzanina successivamente divenuti nobili. Nel XV secolo, il castello passò alla famiglia Römer e venne ampliato con una nuova ala Ovest; nei primi decenni del XVI secolo, fu ampliata la cinta muraria con l’aggiunta di quattro torri circolari. Il mastio venne, infine, trasformato da antica torre di guardia in torre panoramica.

Nel 1549, Castel Mareccio subì una profonda ristrutturazione trasformandosi in una vera e propria residenza rinascimentale affrescata. Nel corso de XVI secolo il castello fu anche punto di riferimento per i nobili che avevano aderito al credo protestante, come dimostrano alcuni affreschi commissionati dal proprietario Lukas Römer.
Con la morte dell’ultimo erede della famiglia Römer, il castello passò al casato degli Hendl e, successivamente, ai Thun (un cognome che in Alto Adige ha un grande significato). Castel Mareccio restò di proprietà di questa famiglia fino al 1851, quando Karl Thun lo vendette alla contessa Anna Sarnthein. Quest’ultima affittò Castel Mareccio all’erario il quale lo utilizzò come armeria. Nel 1919 Castel Mareccio venne trasformato in Archivio di Stato, mantenendo questa funzione fino al 1973. Nel 1974 il Comune di Bolzano acquistò la struttura trasformandola in centro congressi e centro culturale. Dal 2007 è gestito dalla Fondazione Castelli di Bolzano, insieme a Castel Roncolo e al Castello Rafenstein. Se siete a Bolzano in occasione di un evento ospitato al castello il consiglio è di andarci per ammirare la bella struttura e gli affreschi al primo piano dell’edificio ancora piuttosto ben conservati.

Castel Rafenstein
Si trova a Bolzano, ma per arrivarci bisogna salire a qualche centinaio di metri di quota (è anche il punto di partenza di alcune escursioni). La posizione dove si trova è invidiabile in quanto regala una vista meravigliosa su tutta Bolzano. Infatti, Castel Rafenstein (o Castel Sarentino) è noto per essere l’imponente rovina che dall’alto domina la città. Il suo nome deriva dalla parola tedesca “Raben” (“corvo”) e significa “roccia del corvo”. Potrebbe essere tranquillamente il set di uno degli episodi del Trono di spade.

Costruito nel XIII secolo, al di sopra della gola del Talvera, su incarico del vescovo di Trento, Federico Vanga passò alla fine del secolo nelle mani del vescovo di Trento, Enrico II. Venne però profondamene danneggiato nel corso di un conflitto con il conte Mainardo II del Tirolo. A metà del 1300 il castello iniziò a essere ricostruito da Ludovico di Brandeburgo, secondo marito della contessa Margherita Maultasch. Passato dagli Asburgo ai von Rafenstein e, infine, ai Weineck, iniziò a essere ampliato, in particolare nel XVI secolo, quando venne trasformato in stile tardogotico.
Fu il condottiero austriaco Marx Sittich a trasformarlo in castello di rappresentanza, abbellito da dipinti e decori. Vi allestì, inoltre, un’importante collezione di opere d’arte e oggetti curiosi atti a destare stupore. Tra questi ultimi vi erano per esempio corna levigate, uova di struzzo e un pesce di mare, corrispondente probabilmente ai resti di un coccodrillo del Nilo ritrovato nel corso degli scavi.

Nel corso delle guerre napoleoniche, il castello venne fortemente danneggiato. Non più utilizzabile, venne quindi abbandonato e adoperato a scopo agricolo, fatto che ne determinò il suo declino definitivo. Castel Rafenstein oggi è un rudere, ma chi lo gestisce, insieme al bellissimo maso panoramico dove preparano i piatti tipici della cucina tradizionale altoatesina, dai canederli al Kaiserschmarrn, se ne sta prendendo molta cura e, dopo averlo messo in sicurezza, sta organizzando concerti serali sotto le stelle (essendo il castello sprovvisto di tetto, iun po’ come l’affascinante Abbazia di San Galgano in Toscana).
Castel Flavon
Sempre a Bolzano, ma sopra il rione di Aslago, in posizione panoramica sulla Valle dell’Adige, si trova un altro catello bolzanino, Castel Flavon o Haselburg. Questo antico castello medievale oggi ospita un elegante ristorante, dove i tavoli sono stati ricavati tra le rocce e la pietra viva. Pare, tra l’altro, che fin dal 1400 vi si organizzavano sontuosi banchetti e feste strabilianti, pertanto, pare essere innata la vocazione a luogo di condivisione e incontri. Le prime tracce di questa fortezza risalgono addirittura al secolo VI quando i Reti innalzarono la prima fortificazione. Ancora nel 1200 era una fortezza appartenente alla famiglia Haselberg. Quando nel XV secolo passa ai signori di Fiè, i Völs, l’edificio cambia forma con le tre ali che possiamo ammirare oggi e i bellissimi affreschi realizzati da Bartolomeo Dill Riemenschneider sulle pareti interne. Tra queste opere, spicca la rappresentazione del mito greco di Apollo e Dafne. Il ciclo degli affreschi è accompagnato da rappresentazioni di specie vegetali di uso comune, come la melanzana, la pera, l’aglio, la patata e il melograno. Simbolo di fertilità e prosperità, un esemplare di melograno carbonizzato è stato rinvenuto alla base del battifredo.

Sotto la guida dei signori di Fiè, il castello diventa rinomato per le sue feste e i suoi banchetti sontuosi, che lo rendono celebre tra la nobiltà bolzanina. Dentro si possono ancora ammirare un’antica cisterna per l’acqua, rivestita con piccoli mattoni e calce mischiata a sangue di bue, profonda 6 metri e mezzo in una delle sale del ristorante; il battifredo o torre d’avvistamento e un muro profondo ben 3 metri e 60, fatto di due muri, uno più antico, derivante dal romanico, e uno più recente, appoggiati uno all’altro. La costruzione di questo mastodontico setto murario è tuttora un mistero.

Castel Firmian
Castello, ma anche museo, il Castel Firmian o Firmiano è considerato uno degli emblemi dell’Alto Adige e tra i più grandi castelli della provincia, all’interno del quale è nato l’MMM Messner Mountain Museum Firmian, uno dei cinque musei dedicati alla montagna voluti da Reinhold Messner. Si trova sulle alture di Bolzano, a Frangarto, per la precisione ed è raggiungibile in auto, a piedi lungo un sentiero che parte da Frangarto o in bicicletta lungo la Ciclabile Oltradige che parte da Bolzano e che tocca anche Appiano e il Lago di Caldaro.

Il castello venne menzionato per la prima volta intorno al 945 d.C. con il nome di Formigar, in seguito il nome cambiò in “Firmian”. Dal 1027, il complesso fu di proprietà del Vescovo di Trento. Nel 1473 passò a Sigismondo detto “il danaroso”: solo in quel momento il castello ricevette il nome tedesco “Schloss Sigmundskron”, che deriva dalla sua forma a corona (Corona di Sigismondo). Dal 1996, è di proprietà della Provincia di Bolzano ed esattamente da vent’anni, dopo diversi lavori di ristrutturazione, ospita la mostra permanente “La montagna incantata” che racconta il significato delle montagne per l’uomo.
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