Omicidio Nada Cella, la procura: “Cecere ha intimidito due testimoni e ha aggredito un alunno, non merita attenuanti”

Genova. Ad Annalucia Cecere, condannata in primo grado a 24 anni di carcere per l’omicidio di Nada Cella deve essere contestata anche l’aggravante della crudeltà del delitto e non possono essere concesse, come ha fatto la corte di Assise, le attenuanti generiche. Lo chiede la pm Gabriella Dotto nell’atto di appello. Cecere è stata condannata per omicidio aggravato dai futili motivi ma l’aggravante è stata bilanciata appunto dalle ‘generiche’, a causa del tempo trascorso dai fatti a cui sarebbe seguita una regolare condotta di vita e dalla difficile storia personale della imputata.
Ma la pm che ha riaperto l’inchiesta e coordinato le lunghe complesse indagini, pur riconoscendo che la sentenza della Corte d’assise presieduta dal giudice Massimo Cusatti “ha svolto un lavoro straordinario sull’accertamento della responsabilità della imputata”, chiede che in appello quel percorso “venga integrato nelle conseguenze sanzionatorie” riconoscendo l’aggravante della crudeltà e non concedendo all’imputata le generiche.
Sul primo punto Dotto insiste sull’aggravante spiegando che “nell’aggressione subita da Nada Cella nessuno dei colpi inflitti provocò immediate lesioni mortali e la vittima morì con il cranio e il volto sfondato, dissanguata e abbandonata dal suo aggressore in stato di agonia” – ricorda la pm. Nada sopravvisse per diverse ore alla furia omicida morendo solo nel primo pomeriggio in ospedale. “I ripetuti e numerosi colpi inflitti a Nada furono di diverso tipo, inflitti con calci e pugni e anche con armi diverse, e da ultimo con strumento dotato di punta acuminata, produttiva delle molteplici lesioni lacere contuse e fratturative al viso e al capo) tutti strumenti utilizzati in un crescendo al fine di creare maggiore offesa e sofferenza” sostiene la Procura.
Circa la concessioni delle generiche per la “regolare condotta di vita” da parte di Cecere dopo i fatti, la pm ricorda come la donna che per un periodo aveva fatto l’insegnante aveva subito un procedimento disciplinare per aver aggredito nel 2015 un alunno di 9 anni. E soprattutto sostiene che Cecere ha intimidito/manipolato due futuro testi chiave del processo, vale a dire l’ex fidanzato e la criminologa Antonella Delfino Pesce.
Sull’ex fidanzato nel 2021 durante le indagini Cecere avrebbe esercitato “pressioni sistematicamente e ostinatamente dirette ad indurlo, con innumerevoli telefonate e messaggi molesti, a collocare nel tempo la fine della loro storia per poter escludere l’esistenza di alcuna forma di interesse verso Soracco e alleggerire così la propria posizione”. Rispetto alla criminologa Delfino Pesce vengono invece ricordati i messaggi “dal tono molto minaccioso” e la sproporzionata “reazione collerica” della Cecere nel colloquio avvenuto a Boves quando la criminologa aveva fatto cenno all’ex fidanzato e a Marco Soracco.
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