Chanel vede già la ripresa: ricavi a +3%, migliora l’utile operativo. Attesa per l’effetto Blazy

20 Maggio 2026 - 12:02
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C’è chi parla di Chanel mania o di Blazymania. Gli effetti concreti del grande entusiasmi nei confronti del nuovo direttore creativo Matthieu Blazy, che ha presentato la prima collezione a ottobre con prodotti arrivati all’inizio dell’anno nei negozi, si potranno vedere solo nei conti relativi al 2026, con stime che, secondo gli analisti di Morgan Stanley citati da Business of fashion, potrebbero arrivare fino ad un incremento a doppia cifra. Tuttavia, già il 2025 ha messo in luce un hype crescente tanto che la maison ha chiuso l’anno con ricavi in aumento del 3% a tassi di cambio correnti, raggiungendo i 19,3 miliardi di dollari (circa 16 miliardi di euro), pari a un incremento dell’1,8% a parità di tassi di cambio. Un risultato che ribalta l’andamento negativo del 2024 quando il fatturato era calato del 4,3 per cento. E sempre nel 2025 ha registrato un progresso del 5% dell’utile operativo raggiungendo i 4,7 miliardi di dollari, in aumento rispetto ai 4,5 miliardi di dollari del 2024, ma inferiore al livello registrato tra il 2021 e il 2023. L’utile netto è diminuito del 14,3% attestandosi a 2,9 miliardi di dollari nel 2025.

Il tasso di crescita di Chanel nel 2025 è stato inferiore a quello di Hermès, che ha aumentato le vendite del 5,5% a cambi correnti (+8,9% a cambi costanti) raggiungendo i 16 miliardi di euro, ma migliore di quello della divisione moda e pelletteria di Lvmh che ha registrato un calo dell’8% a cambi correnti (-5% a cambi costanti) a 37,7 miliardi di euro.

Nei dodici mesi del 2025, l’aumento delle vendite è legato soprattutto alla crescita organica delle vendite del 7,2% nelle Americhe. Più cauta l’Europa con un +2,5%, grazie a Francia, Italia e Spagna, mentre i ricavi sono diminuiti dello 0,8% nella regione Asia-Pacifico, la regione più importante per Chanel in termini di vendite. Come riportano le agenzie, Chanel ha aumentato i prezzi del 3% complessivamente e del 2% per i prodotti di moda nel 2025, e prevede aumenti simili anche quest’anno. Inoltre, l’attività di Chanel in Medio Oriente, che rappresenta circa il 4% del fatturato, si è dimostrata resiliente nonostante la guerra con l’Iran.

“Nel 2025 abbiamo assistito a uno slancio creativo in tutte le nostre attività aziendali”, ha dichiarato a Reuters l’amministratore delegato Leena Nair, aggiungendo che gli investimenti effettuati nel 2024 avevano gettato le basi per la ripresa delle vendite. Nel corso dell’anno la maison ha continuato a investire in produzione. Come segnala Wwd, il gruppo ha investito 700 milioni di dollari nella sua rete produttiva. Il numero totale di fornitori controllati raggiunge quindi circa 75. Nel 2025, ricorda la testata, ha acquisito il controllo di maggioranza del produttore di articoli in pelle Renato Corti e ha acquistato una quota di minoranza nell’azienda di seta Mantero Seta, oltre una partecipazione nel filatore scozzese di cashmere Todd & Duncan. La maison ha inoltre aperto un nuovo stabilimento di produzione di profumi in Francia e sta costruendo una nuova sede globale a Londra, prevista per la fine del 2026. Sul fronte retail, nel 2025 ha inaugurato 41 negozi e prevede di aprirne 30 quest’anno.

Per il 2026, come anticipato, gli analisti si attendono risultati in ulteriore progresso sulla base del forte seguito delle collezioni di Blazy che hanno portato già a marzo code fuori dalle boutique Chanel. Un incremento che potrebbe, secondo Reuters, minacciare i tentativi di rilancio di Dior e Gucci. “I pessimisti (visione che al momento condividiamo) sosterrebbero che, nel contesto di una crescita anemica del settore, la rinascita di Chanel deve avvenire a scapito dei concorrenti”, hanno scritto gli analisti di Morgan Stanley citati dall’agenzia. Nel bicchiere mezzo pieno c’è però chi vede in questo un elemento positivo: “Considero un buon indicatore per il settore del lusso il fatto che Chanel stia generando un interesse che non si vedeva da diversi anni”, ha affermato Harsharan Mann, gestore di portafoglio e responsabile del settore beni di consumo presso Aviva Investors a Londra.

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