Chat Control: ritorna la scansione volontaria fino al 2028?
Sembrava tutto finito. Invece il Consiglio dell’Unione europea ha deciso di aggirare una prerogativa della Commissione, presentando una nuova proposta di regolamento che reintroduce il cosiddetto Chat Control 1.0. In pratica viene nuovamente autorizzata la scansione volontaria delle comunicazioni private. È stata anche sfruttata una particolare procedura che lascia poche scelte al Parlamento europeo.
Nuovo Chat Control 1.0 fino al 3 aprile 2028
Lo scorso 3 aprile è scaduto il regolamento UE 2021/1232, noto come Chat Control 1.0. Era una soluzione temporanea che consentiva la scansione volontaria dei messaggi da parte dei provider per individuare materiale pedopornografico online e segnalarlo alle autorità, in deroga alla direttiva ePrivacy.
Il Parlamento europeo aveva approvato la proroga fino al 3 agosto 2027, aggiungendo alcune limitazioni. Erano stati quindi avviati i negoziati con il Consiglio, ma l’accordo non è stato raggiunto. Gli eurodeputati hanno pertanto respinto la proroga della deroga a fine marzo 2026.
Google, Meta, Microsoft e Snap hanno comunicato all’inizio di aprile 2026 che, in attesa di una nuova soluzione definitiva (sono in corso discussioni sulla versione modificata del Chat Control 2.0), continueranno la scansione volontaria delle conversazioni private.
A fine giugno, commentando l’accordo politico raggiunto sulle nuove norme in tema di abusi e sfruttamento sessuale dei minori, la Commissione europea aveva sollecitato l’introduzione di un nuovo quadro giuridico per l’identificazione degli abusi sessuali sui minori online. Seguendo l’invito di Roberta Metsola (Presidente del Parlamento europeo che aveva bocciato la proroga), il Consiglio ha proposto un nuovo regolamento (PDF) che è la copia del Chat Control 1.0.
Reintroduce in pratica la scansione volontaria delle comunicazioni private attraverso una deroga alla direttiva ePrivacy fino al 3 aprile 2028, in attesa dell’approvazione di un regolamento a lungo termine. La procedura usata è piuttosto discutibile. L’iniziativa legislativa spetta alla Commissione europea, non al Consiglio. Inoltre non è più richiesto il parere del Garante europeo della protezione dei dati (EDPS).
Il testo verrà ora esaminato e votato (forse il 7 luglio) in seconda lettura. Ciò significa che gli eurodeputati possono emendare o respingere la proposta solo con la maggioranza assoluta. Le probabilità di approvazione sono quindi molto alte, considerato che il numero di voti contrari è quasi impossibile da raggiungere.
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