Luigi Pancaro, il medico che studiò le stimmate di Padre Pio e inventò il farmaco antiemetico che salvò milioni di persone

Il nome di Luigi Pancaro è ancora troppo poco noto in Italia. Eppure non solo è il medico che ha studiato le stimmate di Padre Pio, standogli sempre vicino, ma anche quello che ha inventato il Sistosan, il farmaco antiemetico che ha salvato centinaia di migliaia di persone in tutto il mondo.
Il racconto del pro nipote
Angelo Caruso, docente all’Istituto Dante Alighieri di Vienne ed organizzatore di eventi culturali racconta al Secolo l’incredibile storia di questo straordinario uomo .”Zio Luigi- dice Caruso- nacque a Cosenza nel 1897. Cresciuto ad Altomonte, la sua traiettoria umana e professionale non nasce per caso, ma ha radici profonde. I Pancaro antica famiglia di nobiltà calabrese ha storicamente espresso figure di spicco : uomini di cultura, intellettuali, medici, politici, giuristi e grandi uomini di chiesa. Guidato da una fede profonda, scelse la medicina non come un mestiere, ma come una missione cavalleresca per alleviare le sofferenze umane” Dopo essersi laureato con lode a Roma nel 1925, Luigi Pancaro decise di portare questo spirito di servizio oltre i confini nazionali: era tempo di forte emigrazione per la nostra gente e bisognava dare una mano. Nel 1926 emigrò in Canada.
Il Sistosan
“A Sudbury- prosegue Caruso-, zio Luigi divenne il primo medico di origine italiana del nord dell’Ontario ha lavorato al St. Joseph.s Hospital e al Sudbury Regional Hospital ma fondo anche una sua clinica privata. Di fronte ai gravissimi incidenti e alle emorragie ematologiche che decimavano i minatori, non poteva rimanere inerme, troppe vite perse, la sua vocazione assistenziale si trasformò in genio scientifico. Ebbe un intuizione e dopo essersi chiuso in laboratorio, formulò un preparato rivoluzionario: il Sistosan (registrato in Canada e negli Stati Uniti come Systosan), un potente emostatico non tossico e non irritante capace di bloccare all’istante i dissanguamenti un salvavita importantissimo capace finalmente di fermare quel “lago di sangue” che il duro lavoro nelle miniere provocava”.
“Mia nonna-prosegue Caruso – mi spiegò che quel nome, “Sistosan”, non fu scelto a caso: era un colto e devoto omaggio ai Papi Sisto IV e V, il loro contributo combinato, ha dato una forma moderna ai concetti di igiene pubblica, accoglienza dei malati e farmacologia. Il primo si distinse per la rinascita dell’ ospedale del Santo spirito in Sassia che con la sua monumentale Corsia Sistina” può essere definito il primo vero ospedale in senso moderno e all’ interno del quale istituì l antica spezieria e il Teatro Anatomico, fantascienza per il tempo”. La scoperta del Sistosan da parte di Pancaro fu celebrata nel 1934 addirittura dal New York Times.
L’ incontro con Padre Pio
Angelo Caruso racconta l’incontro dello zio con Padre Pio: “In quegli anni in Italia e in giro per il mondo si sente sempre più spesso parlare di un frate di Pietralcina burbero di carattere che vive in povertà in un convento di San Giovanni Rotondo in Puglia. Un frate che ha le stigmate, odore di Santità e un sogno, quello di realizzare un ospedale che dia sollievo alle sofferenze Si crede, si ha fede, ma ci si interroga anche: sara vero? Anche la Chiesa nutre dubbi soprattutto per voce di Padre Agostino Gemelli medico come mio zio e voce autorevolissima tanto della medicina quanto della chiesa. Gemelli conosce il caso già dal 1920, lo ha valutato, ed e fortemente critico, sprezzante, davanti ad un fenomeno che egli definiva ‘di isteria e autolesionismo’. Insomma tanto bastava per accendere la curiosità di mio zio che avendo raccolto soldi per la casa sollievo della sofferenza ed enorme curiosità professionale e scientifica nel 1950, spinto dal desiderio di rimettere la sua esperienza medica al servizio della sua terra ma con la segreta speranza di esaminare personalmente le stimmate, rientrò ,come spesso faceva, in Italia”.
“Si incontrarono, parlarono, si piacquero, ci furono vari episodi che convinsero mio zio della natura soprannaturale di questo piccolo frate burbero alcuni di questi hanno carattere privato e per questo non li riferisco; ma mi parlò dell’intenso profumo che emanava la sua presenza e lui stesso mi raccontò che le stigmate, che lui curò e mediò, cosi come le lesioni sul capo e sul costato di chi sarebbe in seguito diventato Santo, non erano spiegabili dalla scienza. In famiglia conserviamo ancora le bende con il sangue del santo (Alcune sono in una teca della chiesa di Santa Maria della consolazione ad Altomonte accanto al palazzo di famiglia). Nel 1951 si stabilì a San Giovanni Rotondo, dove la sua vocazione assistenziale trovò il suo compimento ideale nell’incontro con Padre Pio”.
Tutta la vita insieme al Santo di Pietralcina
“Padre Pio- continua il racconto di Angelo Caruso dedicato a Luigi Pancaro- gli affidò la direzione della neonata Banca del Sangue dell’ospedale: un cerchio che si chiudeva perfettamente per l’uomo che aveva dedicato l’esistenza a salvare il sangue umano con il suo Sistosan. Il legame tra i due diventa intimo, intenso tanto che alla nascita del figlio Carlo Pio, proprio nel 1954 il frate di Pietralcina vuole battezzarlo personalmente. Convinto della necessità di migliorare le condizioni sanitarie dei malati e sposando in pieno la causa nel 1956 chiamò in aiuto sua figlia Caroline Louisa batteriologa di fama a Toronto che prontamente accorse in aiuto del padre, si trasferì anche lei a San Giovanni Rotondo e quindi fondo e diresse il primissimo laboratorio medico di analisi, in seguito sposo il noto chirurgo romano dr Roberto Grosso anche lui impegnato nella causa. Anni dopo, concluso il lavoro, tornarono entrambi in Canada per ricongiungersi alla numerosa famiglia e continuare le loro attività”.
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