Che cosa c’è davvero nel kebab? Il test del Dna rivela: meno del 10% è carne di agnello

04 Luglio 2026 - 20:40
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Che cosa c’è davvero nel kebab? Il test del Dna rivela: meno del 10% è carne di agnello

Che cosa c’è davvero nel kebab? Il test del Dna rivela: meno del 10% è carne di agnello

E se i test del Dna che hanno smascherato il maxi scandalo dei kebab nel Regno Unito venissero effettuati anche in Italia? È la domanda che inevitabilmente si pongono milioni di consumatori dopo l’inchiesta, documentata dalla Bbc, che ha rivelato come doner venduti come “kebab di agnello” contenessero in realtà una quantità irrisoria di carne ovina, sostituita da capra, pelle e grasso animale.

Milioni di persone potrebbero aver mangiato per anni kebab preparati con ingredienti completamente diversi da quelli dichiarati. I prodotti, distribuiti e venduti in migliaia di fast food nel Regno Unito, venivano presentati come kebab di agnello ma, secondo le analisi del Dna, contenevano in realtà quantità minime di carne ovina, oltre a capra, pelle e grasso animale.

La Bbc ha ripercorso l’indagine condotta dalle autorità britanniche e il procedimento giudiziario conclusosi con la condanna della società Kismet Kebabs, uno dei principali produttori di doner kebab.

L’azienda è stata multata per 500mila sterline dopo aver ammesso una frode alimentare che, secondo gli investigatori, avrebbe fruttato circa 6 milioni di sterline.

L’inchiesta è partita tra il 2020 e il 2021, quando gli ispettori del Trading Standards di Swansea hanno eseguito controlli casuali sui kebab venduti nei takeaway. I test del Dna hanno rivelato che prodotti pubblicizzati come contenenti il 70% di agnello avevano in realtà meno del 10% di carne ovina.

Nel maggio 2021 gli investigatori hanno fatto irruzione nello stabilimento dell’azienda a Latchingdon, nell’Essex. Qui hanno scoperto che non arrivava praticamente carne di agnello, fatta eccezione per il grasso. Nei magazzini erano presenti invece carne di capra, ritagli di lavorazione ricchi di grasso, pelle, grasso animale e montone.

“Tutto in un enorme tritacarne, sembrava pongo”

«Tutto finiva in un enorme tritacarne e ne usciva con l’aspetto del pongo», ha raccontato Rhys Harries, responsabile del Trading Standards di Swansea. I grandi spiedi di doner venivano poi etichettati come prodotti contenenti dal 50 al 90% di agnello.

Gli investigatori hanno inoltre accertato che la stessa miscela di carne veniva confezionata con etichette diverse: alcuni prodotti riportavano “70% agnello”, altri “50% agnello”, pur essendo identici. Un kebab pubblicizzato con l’87% di agnello è risultato composto per il 40% da grasso animale.

Secondo Harries, i consumatori possono immaginare che un kebab non sia preparato con ingredienti di altissima qualità, «ma devono comunque ricevere ciò che viene dichiarato». L’ispettore ha paragonato il caso allo scandalo della carne di cavallo del 2013 per la vastità della distribuzione.

Le indagini hanno portato alla scoperta anche di schede di produzione che dimostravano come alcune ricette non contenessero affatto carne di agnello, ma soltanto carne di capra, grasso bovino e cosce di pollo.

E l’Italia? Come funzionano i controlli

In Italia non sono emersi casi analoghi di frode su questa scala, ma anche la filiera italiana è sottoposta ai controlli delle Asl, dei Nas dei Carabinieri e dell’Icqrf, che possono verificare la corrispondenza tra quanto dichiarato in etichetta e il contenuto effettivo dei prodotti. Qualora emergessero sospetti di adulterazione, anche nel nostro Paese potrebbero essere impiegate analisi del Dna come quelle che hanno portato alla scoperta della frode britannica.

Tornando all’inchiesta britannica, Swansea Crown Court ha stabilito che la società aveva messo in atto una «considerevole disonestà» protratta nel tempo. Kismet Kebabs è stata così condannata a una multa di 500mila sterline e al pagamento di oltre 259mila sterline di spese processuali, mentre i direttori Panayiotis Vasilis Michael e Djemal Enver hanno ammesso un’accusa di frode per falsa rappresentazione.

La Food Standards Agency ha ribadito che gli standard di sicurezza alimentare restano elevati e che i casi di frode alimentare vengono perseguiti con la massima severità.

Dal canto suo, Kismet Kebabs sostiene che i fatti riguardano «eventi storici» e che l’azienda ha profondamente rinnovato sistemi, controlli e governance, ottenendo nel 2024 anche la certificazione internazionale BRCGS per la sicurezza alimentare.

 

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