Chi è Vincenzo Annese, il ct italiano dei record: come il “Mourinho dell’Indonesia” è finito in Guinea Equatoriale

08 Ottobre 2026 - 00:35
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C’è un allenatore italiano che continua a portare lustro alla scuola italiana e che, navigando fuori dai radar, ha vinto un po’ ovunque. Parla l'inglese, il russo, l'armeno, lo spagnolo, il portoghese e il francese, lo hanno paragonato a Mourinho e oggi è il commissario tecnico nella nazionale della Guinea Equatoriale. Si chiama Vincenzo Alberto Annese e ha raccontato la sua vita e carriera da film da Malabo, nell’Africa Centrale, all'Adnkronos. Queste le sue parole.



Nato a Bisceglie nel 1984, Annese ha allenato in quattro continenti differenti. “Penso di essere l'unico italiano riuscito in un'impresa del genere", dice. Nel corso degli anni – una quindicina – si è seduto su panchine nei Paesi Baltici, in Armenia e in Cina, in Ghana, Palestina, Indonesia, Kosovo, Belize, India, Nepal, Afghanistan e Burkina Faso.


Ha provato a fare il calciatore, partendo dalla primavera del Venezia, passando poi per Martina Franca. “A un certo punto, a 22 anni, però ho detto 'Basta'. Ho cominciato l'università, mi sono laureato in Scienze motorie e ho cercato fin da subito di diventare allenatore". Il suo percorso da mister parte dalle giovanili della Fidelis Andria e si rinvigorisce a Foggia. “Volevo fare il primo allenatore, ma in Italia, almeno fino a qualche tempo fa, ci voleva solo qualche santo in Paradiso. Oggi la situazione è migliorata. Anzi, tornando indietro ora, forse non mi sarebbe servito andare all'estero per un'opportunità", aggiunge.


La parabola però è partita.


"Ho avuto la prima vera chance da assistente in Lituania nel 2014 con l'Alytus Dainava, il presidente era l'ex Lazio Giuseppe Greco. Poi da lì andai a Saldus, in Lettonia. E dopo la salvezza in Estonia, con il Paide. Quindi l'Armenia, guidai la nazionale Under 17 e poi l'Under 19”. Poi la Cina da “mentore” dei giovani e la prima volta in Africa. "Arrivò un'offerta dal Beckhem United. Vincemmo la Coppa, riuscii a togliermi le prime vere soddisfazioni. E realizzai anche uno dei miei sogni: vedere i leoni, io che li amo da sempre. Volevano anche regalarmeli, cercai di spiegare che sarebbe stato un po' complicato gestirli...".



Avventure ovunque per Annese, anche in Palestina all' Ahli Al-Khalil. “Vinsi la Coppa nazionale, perdendo la Supercoppa. Andai anche a Gaza. Per quel che ho toccato con mano, allora non c'era tutto l'astio che si racconta oggi. I palestinesi sono persone straordinarie. Hanno grande cultura e mentalità. E fanno un tifo pazzesco", ricorda.


"In Indonesia, con il Semarang, una volta, dopo una partita vinta fuori casa, mi toccò restare allo stadio per le 24 ore successive. I tifosi volevano assalirci. Lì, il calcio è una religione e facevo fatica anche ad andare in giro. Se sui social i tifosi capivano che mi stavo muovendo, potevano pure bloccare un aeroporto. Non voglio esagerare, ma lì ero come Mourinho. Qualche tempo dopo mi proposero anche alla Nazionale indonesiana, scelsero il ct in una rosa di candidati in cui era presente anche Gullit", spiega Annese.


Quindi il Liria, in Kosovo, e l’approdo in Belize. “Un posto stratosferico con delle spiagge bellissime, 'La Isla Bonita' di Madonna, un'isola tropicale da sogno e a mani basse l'esperienza più bella. Dopo gli allenamenti si andava in spiaggia e non esisteva lo stress. Anche perché, in quel paradiso, come fai a essere stressato?”.


Quindi il Gokulam Kerala e il NorthEast United in India, fino alla chiamata della nazionale del Nepal dove ha scalato la parte media del Monte Everest, e l'Afghanistan, esperienza di pochi mesi, seguita da quella da ct del Burkina Faso, trampolino per la Guinea Equatoriale, sua attuale squadra. Il futuro? L'Italia ma anche qualsiasi altro posto nel mondo, chi può dirlo.

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