Chiara Catella dopo l’assoluzione: “Mi hanno infangata, ma ho tenuto la testa alta”

Chiara Catella rompe il silenzio dopo la sentenza che ha decretato il non luogo a procedere per le accuse legate alla sua gestione amministrativa. L’ex sindaco di Cantello, attraverso un lungo sfogo affidato ai social, ha ripercorso i mesi difficili segnati da attacchi personali, isolamento sociale e ferite profonde inferte da chi considerava amico. Una riflessione amara che arriva a pochi giorni dalla chiusura della vicenda giudiziaria che l’aveva vista protagonista.
Il peso delle parole e il “voltafaccia”
Per due anni e mezzo, l’ex prima cittadina ha scelto la via del riserbo, nonostante le pesanti insinuazioni che hanno colpito la sua sfera privata e professionale. Nel suo messaggio, Catella descrive un clima di ostilità che ha travolto non solo il suo ruolo pubblico, ma la sua stessa dignità: «Le porcherie e le porcate che sono state dette e fatte a Cantello – l’atto d’accusa di Chiara Catella – le conosco tutte. Dalla prima all’ultima. So perfettamente chi ha detto cosa, chi ha fatto cosa come e quando».
Il dolore espresso dall’ex sindaco riguarda soprattutto il cambiamento repentino di atteggiamento da parte della comunità. «Il voltafaccia di una comunità per cui ho fatto l’impossibile – prosegue Catella – per cui c’ero sempre e per la quale ho messo sempre la faccia in prima persona, mi ha ferita in maniera indelebile». Il riferimento è a persone vicine alla sua famiglia che, secondo il suo racconto, le avrebbero voltato le spalle nel momento del bisogno.
L’isolamento e la dignità difesa
L’ex sindaco descrive episodi specifici di emarginazione, dalle occhiate furtive durante le celebrazioni religiose fino a conseguenze dirette nei rapporti con gli istituti di credito. Catella cita anche l’episodio dell’accusa di un presunto ammanco di 900.000 euro dal bilancio comunale, notizia poi smentita, davanti alla quale aveva comunque preferito non alimentare polemiche.
«Anche quando sono stata seppellita dalla peggiore merda – sottolinea l’ex sindaco – non sono mai scesa al loro livello: mi sono sempre ripetuta che io sono una Catella, sono la figlia dei miei genitori che mi hanno insegnato a tenere alta la testa sempre». La scelta del silenzio, spiega, è stata dettata dalla volontà di preservare la propria rispettabilità superiore a ogni altra considerazione.
La fine di un incubo
Con la sentenza di assoluzione, Chiara Catella dichiara di voler guardare avanti, rivendicando la coerenza dei propri valori nonostante la sofferenza patita. La vicenda si chiude dunque con un messaggio che mescola l’orgoglio per la tenuta psicologica e l’amarezza per i rapporti umani deteriorati.
«Sono orgogliosa di me stessa – conclude Chiara Catella – per avere affrontato questa vicenda con coraggio, per non avere mai mollato anche nei momenti in cui la disperazione mi schiacciava a terra. Io continuerò la mia vita sicuramente con il cuore più leggero. Per il resto lascio che ognuno faccia i conti con la propria coscienza».
Assoluzione per Chiara Catella, per l’ex sindaco di Cantello “Non luogo a procedere”
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