Cina, dal dialogo l’UE sposta l’attenzione sulla fermezza: “Usare gli strumenti di difesa commerciale”
Bruxelles – Non chiudere il dialogo con Pechino, e passare però alla linea più decisa e muscolare privilegiando le misure di confronto. Nelle stesse ore in cui i negoziatori commerciali della Commissione europea e il commissario al Commercio, Maroš Šefčovič, si stanno preparando a partire per la Cina per due giorni di colloqui con l’obiettivo di affrontare l’enorme avanzo commerciale di Pechino, il Parlamento europeo chiede un cambio di approccio, per spostare l’attenzione dalla diplomazia, comunque da mantenere, ad una nuova stagione di controffensiva economico-commerciale. È quanto chiede la raccomandazione votata dall’Aula a larga maggioranza (454 voti favorevoli, 86 contrari e 110 astensioni), per una richiesta esplicita a Commissione europea e Consiglio di smetterla con i convenevoli e passare all’azione. Una richiesta, quella dell’Aula, che arriva a pochi giorni di distanza dalla lettera che il presidente francese, Emmanuel Macron, e il cancelliere tedesco, Friedrich Merz, hanno inviato alla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, per chiedere “uno strumento credibile” nelle mani dell’esecutivo UE “che consenta risposte decisive e sistematiche”, “fino all’esclusione immediata dal mercato unico, qualora ciò si rendesse necessario”.
“Il nostro deficit commerciale ammonta a quasi un miliardo di euro al giorno”, denuncia Hilde Vautmans (RE), relatrice del testo approvato. Data la situazione, scandisce in conferenza stampa, “l’UE deve usare i suoi strumenti di difesa“. Vautmans usa toni e logiche degne di Donald Trump, il presidente USA che di fronte a bilance commerciali in passivo ha prima minacciato e poi introdotto unilateralmente dazi contro tutti, UE inclusa, con l’obiettivo di rimetterla a favore americano.
Finora la politica a dodici stelle nei confronti della Repubblica popolare è stata all’insegna di risposte mirate e legate a concorrenza sleale, come i dazi sulle auto elettriche ‘made in China’ prodotte e vendute a colpi di sussidi statali contrari alla regole. Adesso però il paradigma sembra cambiare, tanto è vero che Vautmans auspica che la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, “annunci misure contro gli squilibri commerciali” già in occasione della riunione dei capi di Stato e di governo in programma la settimana prossima (15 e 16 ottobre).
Stop alle dipendenze cinesi, nuovi partner cercansi
L’UE intende cercare un nuovo approccio con la Cina nel senso di meno Cina. Meno accondiscendenza in materia commerciale si traduce anche nella necessità di ridurre le dipendenze dall’import cinese e il potenziale uso strumentale. La raccomandazione chiede una “rigorosa strategia di riduzione dei rischi”, che dovrebbe concentrarsi in particolare sulle materie prime critiche, i medicinali, le batterie, i veicoli elettrici, le tecnologie dell’informazione e della comunicazione, i semiconduttori e altri settori strategici.
Sul piano commerciale e degli investimenti, i deputati sostengono la necessità di garantire reciprocità e condizioni di parità e ritengono “necessaria” un’azione proporzionata dell’UE qualora la Cina non apra i propri mercati. Propongono di rafforzare i partenariati nell’ambito del Global Gateway, la strategia di investimenti globale dell’UE, offrendo un’alternativa credibile alla nuova via della seta cinese, in particolare in Africa e America latina.
Spionaggio, interferenze e aiuti alla Russia: le accuse UE a Pechino
“Dobbiamo proteggere le infrastrutture critiche da spionaggio e interferenze”, continua la relatrice della raccomandazione, per un atto di accusa pubblico e senza possibilità di dubbio. Il testo approvato dedica un passaggio agli attacchi informatici, alle ingerenze straniere, allo spionaggio e alle minacce ibride. Tutte attività incluse nella relazione sui rapporti UE-Cina che l’Unione europea imputa a Pechino, come pure l’attività di destabilizzazione internazionale.
Si rimprovera alla Repubblica popolare di non fare niente nel conflitto russo-ucraino. Si esorta il governo cinese a “usare la propria influenza sulla Russia per contribuire a porre fine alla guerra”, cosa mai avvenuta finora per il disappunto degli europei. Ancora, i deputati europei si oppongono a “qualsiasi modifica unilaterale dello status quo a Taiwan mediante la forza o la coercizione”.
“Vogliamo cooperare con la Cina laddove possibile, mantenendo al contempo una posizione ferma sulla nostra sicurezza e sui nostri valori”, taglia corto Vautman. Ora spetta ai leader e alla Commissione europea valutare come agire. Il guanto di sfida al Dragone cinese è lanciato.
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