Cirillo (meglio noto come Kirill) divide l’Europa: Italia e Bulgaria frenano sulle sanzioni al patriarca di Mosca

06 Luglio 2026 - 09:51
0
Cirillo (meglio noto come Kirill) divide l’Europa: Italia e Bulgaria frenano sulle sanzioni al patriarca di Mosca

Cirillo (meglio noto come Kirill) divide l’Europa: Italia e Bulgaria frenano sulle sanzioni al patriarca di Mosca

L’Unione europea è vicina a chiudere il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, ma nelle ultime ore è emerso un nodo politico e simbolico destinato a far discutere. L’Italia, infatti, ha espresso una riserva sull’ipotesi di inserire nella lista delle personalità sanzionate il patriarca di Mosca Kirill, guida della Chiesa ortodossa russa e storico alleato di Vladimir Putin.

Secondo diverse fonti diplomatiche europee citate da Politico, Roma avrebbe manifestato perplessità sulla scelta di colpire il capo di una confessione cristiana, facendo presente anche le sensibilità del Vaticano. Una posizione che non equivale a un veto, ma che segnala la volontà italiana di evitare un precedente ritenuto delicato nei rapporti tra le istituzioni europee e le autorità religiose.

La proposta di Kaja Kallas e la trattativa sul nuovo pacchetto

La discussione nasce dalla proposta presentata il 9 giugno dall’Alta rappresentante dell’Ue per gli Affari esteri, Kaja Kallas, che ha inserito nel ventunesimo pacchetto di sanzioni un divieto di rilascio del visto europeo nei confronti del patriarca Kirill. La misura si inserisce nella più ampia strategia di pressione politica contro figure considerate vicine al Cremlino. Bruxelles ritiene infatti che il capo della Chiesa ortodossa russa abbia sostenuto pubblicamente la narrativa del governo di Mosca sulla guerra in Ucraina e abbia più volte giustificato l’invasione iniziata nel febbraio 2022.

L’Italia e il peso del Vaticano

Secondo uno dei diplomatici europei ascoltati da Politico, la riserva italiana sarebbe motivata anche dalle possibili ripercussioni nei rapporti con il Vaticano. La valutazione di Roma è che sanzionare il leader di una grande confessione cristiana possa aprire un precedente complesso sul piano diplomatico e religioso. Una prudenza che distingue il caso Kirill da quello di altri dirigenti politici o militari già colpiti dalle misure restrittive europee.

Anche la Bulgaria dice no

L’Italia non è l’unico Paese ad aver espresso dubbi. La Bulgaria si oppone da tempo all’inserimento di Kirill nella lista dei sanzionati. Le ragioni, però, sono diverse: Sofia richiama il forte radicamento della tradizione ortodossa nel Paese e il valore simbolico che il patriarca continua ad avere per una parte consistente della popolazione. Due motivazioni differenti che finiscono però per convergere sullo stesso risultato: rallentare uno dei punti più sensibili del nuovo pacchetto europeo.

Mosca esulta: «Alcuni Paesi europei mantengono il buon senso»

Le indiscrezioni sulla posizione italiana sono state accolte con soddisfazione dal Patriarcato di Mosca. «Fa piacere che almeno alcuni Paesi europei mantengano ancora il buon senso», ha dichiarato all’agenzia Tass Vakhtang Kipshidze, vice capo del Dipartimento sinodale del Patriarcato per i rapporti con la società e i media. Una reazione che conferma come il dossier abbia ormai assunto anche una forte dimensione politica e propagandistica, ben oltre l’aspetto tecnico delle sanzioni.

Chi è il patriarca Kirill

Kirill, al secolo Vladimir Michajlovič Gundjaev, è nato a Leningrado (oggi San Pietroburgo) il 20 novembre 1946. Dal 2009 è il Patriarca di Mosca e di tutte le Russie, la massima autorità della Chiesa ortodossa russa. Figura influente ben prima della sua elezione, ha costruito negli anni un rapporto sempre più stretto con Vladimir Putin, sostenendo l’idea della cosiddetta “Russkij Mir”, il “mondo russo”: una visione politico-culturale che attribuisce a Russia, Bielorussia e Ucraina un’identità storica e spirituale comune sotto la guida di Mosca.

Dopo l’inizio della guerra in Ucraina, Kirill ha pronunciato numerosi sermoni nei quali ha interpretato il conflitto come una battaglia anche spirituale contro la decadenza morale dell’Occidente, suscitando dure critiche da parte delle Chiese occidentali e di numerose comunità ortodosse.

Nel 2022 il suo nome era già comparso in una precedente bozza di sanzioni europee, poi ritirata proprio per l’opposizione dell’Ungheria. Sul piano personale, il patriarca è stato più volte al centro di polemiche per il suo stile di vita. Negli anni sono emerse indiscrezioni su un patrimonio milionario e beni immobili di pregio. Forbes stimò, poco dopo l’inizio della guerra, una ricchezza compresa tra i 4 e gli 8 milioni di dollari, con proprietà di lusso a Mosca e in Svizzera e perfino uno yacht sul Mar Nero. Valutazioni che non hanno mai trovato conferma ufficiale da parte del Patriarcato.

Non solo Kirill: gli altri nodi che dividono l’Europa

Le difficoltà del ventunesimo pacchetto non riguardano soltanto il patriarca di Mosca. L’Italia ha espresso dubbi anche sulla proposta di vietare l’ingresso nell’Unione europea agli ex combattenti russi, giudicata di difficile applicazione, una perplessità condivisa dalla Francia. Sul fronte economico restano inoltre aperte le discussioni sul divieto di importazione di alcuni prodotti ittici russi, tra cui il merluzzo, e sulla revisione del tetto al prezzo del petrolio russo, contestata da Grecia, Malta e Cipro. L’obiettivo della presidenza di turno dell’Ue resta quello di arrivare a un’intesa entro il 15 luglio. Ma il caso Kirill dimostra come, accanto alle questioni economiche e militari, anche i temi religiosi possano trasformarsi in un terreno di scontro politico all’interno dell’Europa.

L'articolo Cirillo (meglio noto come Kirill) divide l’Europa: Italia e Bulgaria frenano sulle sanzioni al patriarca di Mosca sembra essere il primo su Secolo d'Italia.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User