Collovati: "Beccalossi simbolo di un popolo, quasi come un Mondiale vinto"
L'ex difensore ricorda Beccalossi nel giorno della sua scomparsa
Fulvio Collovati, ex difensore di Milan e Inter, e della Nazionale campione del Mondo del 1982, intervistato dalla Gazzetta dello Sport ricorda con queste parole Evaristo Beccalossi, scomparso oggi all'età di 69 anni.
Chi era Evaristo, dentro e fuori dal campo?
"Come calciatore uno dei più grandi talenti di sempre, un numero 10 di quelli che non esistono più. Era un giocoliere, amava avere il pallone tra i piedi e si arrabbiava se non glielo davi al momento giusto. Che poi era quando diceva lui. Fuori dal campo? Intanto con le sue battute. Ricordo che una volta mi disse 'per fortuna che noi calciatori non siamo pagati per i chilometri che corriamo. Altrimenti avrei fatto una vita di stenti e sacrifici'. E poi era il re dei 'gavettoni'. Quante secchiate d'acqua ai compagni...".
In Nazionale, però, non ebbe fortuna...
"È una cosa che, anche parlandone con lui, non mi sono mai spiegato. Bearzot ha fatto le sue scelte e, chiaramente, la concorrenza era con un altro fuoriclasse come Antognoni. All'epoca non c'erano le rose extra-large di oggi, ma, se parliamo di talento, credo che il Becca avrebbe assolutamente meritato di far parte della Nazionale campione del mondo del 1982".
E' sempre stato il suo grande rimpianto.
"E lo capisco, ma la sua carriera resta comunque iconica anche senza quel trionfo, perché è uno di quei giocatori che ha segnato un'epoca ed è riuscito a diventare simbolo di un intero popolo. E per un calciatore questo vale quasi quanto un Mondiale vinto".
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