Come il Milan ha cambiato Diogo Dalot: "Mi ha fatto sentire di nuovo un calciatore, quando Maldini crede in te come fai a non credere in te stesso?"
Il difensore del Manchester United ha parlato della sua esperienza in rossonero e dell'ex dirigente e capitano: "Era sempre lì a guardarci allenare".
Sono passati ormai cinque anni da quando Diogo Dalot, terminato il prestito, ha lasciato il Milan per ritornare al Manchester United. Sembrano pochi, ma sono parecchi, in termini calcistici.
È cresciuto, il difensore portoghese, diventando una colonna importante dei Red Devils, ma non dimentica quella parentesi in rossonero, fondamentale per la sua formazione.
E a The Player's Tribune ha parlato proprio di quell'esperienza e di quanto il Milan, e Paolo Maldini, lo abbiano cambiato nel profondo.
"IL MILAN NON PASSA MAI DI MODA"
Diogo Dalot doveva rimanere solo un anno, come effettivamente poi successo, ma ciò non gli ha impedito di vivere a fondo il Milan, in tutti i suoi aspetti.
"Ricordo il magazziniere che mi fece fare un giro del centro sportivo. 'Ah sì, qui si sedeva Nesta'. 'Ronaldinho adorava quel lettino per i massaggi laggiù'. San Siro ha ancora un'eleganza unica. Mi piace definirlo "vintage". Lo stesso vale per il Milan. Qualunque cosa dica la classifica questo club non passa mai di moda".
Un aneddoto importante, dell'esperienza di Dalot al Milan, è stata quella del ritorno in Champions League, al termine della stagione 2020/21.
"Saremmo tornati in Champions League per la prima volta dopo otto anni se avessimo battuto l'Atalanta in trasferta. Era maggio e migliaia di tifosi si presentarono al centro sportivo prima della partita. Un paio di ragazzi tatuati, con i megafoni in mano, si avvicinarono ai giocatori e dissero: 'Questo è uno dei giorni più importanti della nostra storia. Siamo con voi. Non deludeteci'. Mi girai verso destra e vidi Maldini", ha spiegato a The Player's Tribune.
COME MALDINI VIVEVA IL MILAN
A colpire Dalot fu anche il modo di Paolo Maldini di vivere il Milan.
"All'epoca era dirigente del club. Avrebbe potuto passare le giornate nel suo ufficio, sorseggiando caffè e facendo semplicemente Paolo Maldini. Ma vi assicuro che ogni singolo giorno, con il sole, con la pioggia o con il freddo, era lì a guardarci allenare. Sempre in giacca e cravatta".
Consigli su come marcare? No: Maldini puntava tutto sulla mentalità.
"Ricordo che un giorno mi prese da parte e pensai che stesse per darmi qualche consiglio. Tipo: 'Marca così', 'Intervieni così in tackle' o cose del genere. Oppure avrebbe potuto fare quello che dice: 'Questo è il mio club, qui ho vinto tutto, quindi dovete fare questo e quest'altro'. Invece era concentrato soprattutto sull'aspetto mentale. 'Diogo, ti stai impegnando troppo. Stai tranquillo. Sei un giocatore straordinario, andrà tutto bene'. Quando Maldini crede in te, come fai a non credere in te stesso?".
"MI HA FATO SENTIRE DI NUOVO UN CALCIATORE"
Quando arriva al Milan, Diogo Dalot è reduce da due stagioni non proprio esaltanti al Manchester United. Insomma: aveva talento, ma non stava rispettando le aspettative sul suo conto.
"Il Milan mi ha fatto sentire di nuovo un calciatore", ha spiegato a The Player's Tribune.
"Ho imparato moltissimo anche da Zlatan. Poteva stare fermo cinque settimane per un brutto infortunio e, al primo allenamento di ritorno, si lanciava negli uno contro uno e prendeva a calci tutti. Aveva quarant'anni. 'Non venire qui a rovinare il mio allenamento'. Se davi il 99%, eri fuori", ha raccontato Dalot.
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