Competenze, It e solidità organizzativa: come sarà il futuro degli studi legali

06 Luglio 2026 - 16:01
0

“Coniugare competenze specialistiche, multidisciplinarità, investimenti tecnologici e solidità organizzativa, andando oltre il prestigio dei singoli professionisti”. È la ricetta per gli studi legali che puntano a restare competitivi a fronte di un mercato in continua evoluzione secondo Fedele Gubitosi, managing partner di Studio Rock.

Quali sono le principali forze che stanno spingendo il settore verso nuovi modelli organizzativi e quali saranno, a suo avviso, le caratteristiche dei player destinati a guidare questa evoluzione?
Il settore sta vivendo una trasformazione strutturale. Da un lato cresce la complessità normativa e regolamentare; dall’altro, le imprese chiedono consulenza sempre più specialistica e integrata. A questo si aggiungono digitalizzazione dei processi, intelligenza artificiale, cybersecurity e la crescente competizione per attrarre talenti qualificati. In questo scenario, il modello tradizionale dello studio professionale fondato esclusivamente sulla figura del professionista non è più sufficiente. I player che guideranno l’evoluzione saranno quelli capaci di coniugare competenze specialistiche, multidisciplinarità, investimenti tecnologici e solidità organizzativa. Non necessariamente i più grandi, ma quelli in grado di trasformarsi in piattaforme professionali moderne, mantenendo al tempo stesso indipendenza, qualità e rapporto fiduciario con il cliente.

Per anni gli studi si sono basati principalmente sul capitale umano dei professionisti. Oggi quanto contano invece tecnologia, dati e capacità di investimento per rimanere competitivi?
Le competenze professionali restano il principale asset di uno studio, ma oggi non sono più sufficienti da sole. Tecnologia, dati e capacità di investimento stanno diventando fattori competitivi decisivi. L’intelligenza artificiale e l’automazione stanno riducendo il peso delle attività ripetitive, consentendo ai professionisti di concentrarsi su consulenza, pianificazione e supporto strategico alle imprese. Parallelamente, la gestione dei dati è diventata una leva fondamentale per migliorare efficienza, qualità del servizio e capacità decisionale. Tutto questo richiede investimenti significativi e continui ed è uno dei motivi per cui in molti paesi europei si stanno affermando modelli più strutturati e aggregati. Non si tratta semplicemente di acquistare tecnologia, ma di costruire organizzazioni in grado di integrarla nei processi e trasformarla in valore per clienti e professionisti.

I clienti chiedono sempre più spesso competenze integrate che spaziano tra aspetti fiscali, legali, strategici e finanziari. Come questa domanda sta cambiando il modo in cui gli studi si organizzano e crescono?
Le imprese affrontano problematiche sempre più complesse e interconnesse. Una riorganizzazione societaria, un passaggio generazionale, un’operazione straordinaria o un percorso di crescita internazionale coinvolgono contemporaneamente aspetti fiscali, societari, legali, finanziari e organizzativi. Di conseguenza, il cliente non cerca più soltanto uno specialista, ma un interlocutore capace di coordinare competenze diverse e offrire una visione complessiva. Cresce l’importanza del lavoro in team, della collaborazione tra professionisti con background differenti e della capacità di costruire servizi sempre più completi. È una trasformazione che favorisce reti organizzative più evolute e rappresenta uno dei principali motori dei processi di aggregazione che stiamo osservando sul mercato.

Negli ultimi anni il settore ha attirato un crescente interesse da parte dei fondi di private equity. Cosa rende gli studi professionali un comparto interessante per gli investitori e come immagina che questo fenomeno influenzerà l’evoluzione del mercato nei prossimi cinque-dieci anni?
Gli investitori guardano con crescente interesse ai servizi professionali perché si tratta di un settore caratterizzato da domanda resiliente, relazioni di lungo periodo con i clienti, ricavi ricorrenti e ampi margini di consolidamento. In Europa, il private equity sta investendo sempre più frequentemente in studi e piattaforme professionali, in particolare nei comparti fiscale, legale e contabile. Sarebbe tuttavia riduttivo leggere il fenomeno soltanto in chiave finanziaria. I fondi, infatti, stanno intercettando una trasformazione già in atto: gli studi hanno bisogno di investire in tecnologia, attrarre talenti, ampliare le competenze e dotarsi di strutture organizzative più efficienti. Il capitale è uno strumento per accelerare questo percorso. Nei prossimi cinque-dieci anni, mi aspetto un’accelerazione del consolidamento anche in Italia, oggi ancora caratterizzata da un mercato frammentato. Vedremo nascere realtà professionali sempre più strutturate, in grado di integrare competenze diverse e investire in innovazione. La sfida sarà trovare il giusto equilibrio tra crescita dimensionale e tutela dei valori fondanti della professione: indipendenza, autonomia di giudizio e centralità della relazione fiduciaria con il cliente. Se questo equilibrio verrà preservato, il consolidamento rappresenterà un’opportunità per rafforzare la competitività dell’intero settore e accompagnare meglio le imprese nelle sfide future.

LEGGI ANCHE: La legge degli affari: chi ha dominato il settore legale nel 2025

L’articolo Competenze, It e solidità organizzativa: come sarà il futuro degli studi legali è tratto da Forbes Italia.

Qual è la tua reazione?

Mi piace Mi piace 0
Antipatico Antipatico 0
Lo amo Lo amo 0
Comico Comico 0
Wow Wow 0
Triste Triste 0
Furioso Furioso 0
Redazione

Redazione Eventi e News

Commenti (0)

User