Corridoi umanitari, opportunità di futuro
Manal al suo arrivo in Italia (foto Sir)«Sono una madre single. Le sfide non mancheranno in questo nuovo Paese, sarà difficile. Ma ci è stata data un’opportunità di futuro: c’è una luce in fondo al tunnel». Di sfide, e del coraggio necessario per affrontarle, Manal ha dato già ampia prova di intendersene. È atterrata lo scorso 29 aprile all’Aeroporto di Fiumicino, con un volo in arrivo dalla Giordania. Ma prima aveva dovuto fuggire da un Paese segnato da quella che l’Onu reputa la più grave emergenza umanitaria in atto oggi nel mondo.
Manal viene da El Fasher, capoluogo della regione del Darfur, cuore di tenebra del conflitto armato che dal 2023 dilania il Sudan. Nello scorso ottobre, dopo la conquista da parte delle milizie ribelli Rsf, la città è stata teatro di massacri i cui «tratti distintivi – sempre secondo l’Onu – indicano un genocidio». Manal, in verità, è profuga da un tempo ben più lungo. Il suo Paese d’origine, d’altronde, è indipendente dal giogo coloniale da 70 anni esatti, ma ne ha trascorsi ben 44 nella morsa di 4 guerre civili.
Così Manal, che oggi ha 48 anni, ha dovuto riparare in Giordania sin da quando ne aveva 30. E lì non si è adagiata in un limbo di rassegnazione e inedia. Nel Paese mediorientale ha completato un dottorato in fisica. Ha perfezionato l’inglese e imparato l’arabo, che parla correntemente. E da qualche mese si è messa a studiare italiano. Nella nostra lingua ha già conseguito il livello A2: non voleva farsi trovare impreparata, dall’“opportunità di futuro” che i Corridoi umanitari le hanno finalmente spalancato davanti.
Corridoi, ingressi legali e sicuri
Manal e tre dei suoi cinque figli – quelli ancora minorenni (un ragazzo di 17 anni, uno di 12 con sindrome di Down, una bambina di 8 anni) – sono arrivati a Roma con un volo da Amman insieme ad altri 59 rifugiati, originari – oltre che del Sudan – di Yemen, Iraq e Somalia. Il giorno dopo essere sbarcati, il 30 aprile, la donna e i suoi ragazzi hanno raggiunto il centro di Milano, dove hanno trovato accoglienza in un appartamento reso disponibile dalle Suore Salesiane.
Il nuovo approdo, e la traiettoria di vita che ne scaturirà, avranno come riferimento Caritas Ambrosiana, che dal 2018 ha accolto nella diocesi di Milano 60 persone giunte attraverso i Corridoi umanitari e lavorativi (oltre a sostenere 23 studenti arrivati tramite i Corridoi universitari). L’esperienza dei Corridoi si era aperta l’anno prima, a livello nazionale, su iniziativa di Caritas Italiana (e di altri soggetti ecclesiali e di terzo settore), anche grazie al sostegno della Conferenza episcopale italiana (attraverso i fondi dell’8xmille alla Chiesa cattolica) e ad accordi con il Ministero degli Esteri. La rete Caritas opera nella convinzione che sia possibile e necessario garantire, a profughi di cui è accertata una particolare condizione di vulnerabilità e già rifugiati in “Paesi terzi sicuri”, vie di accesso legali in Italia, nel rispetto della vita e della dignità di ogni persona, garantendo nel contempo anche la sicurezza e la partecipazione attiva della comunità chiamata ad accogliere.
I numeri e le rotte
Dal 2017, grazie ai Corridoi umanitari più di mille persone sono giunte legalmente in Italia. I Paesi di origine dei rifugiati sono numerosi: Afghanistan, Iraq, Iran, Pakistan e Yemen in Asia, Camerun, Costa d’Avorio, Egitto, Eritrea, Somalia, Sudan, Sud Sudan e Togo in Africa. I Paesi di transito da cui sono partiti i corridoi sono stati Etiopia, Giordania, Iran, Niger, Pakistan e Turchia. Dopo l’arrivo in Italia, la rete Caritas provvede a dislocare i rifugiati in decine di territori dell’intera penisola, dove le Caritas diocesane assicurano – oltre all’accoglienza materiale – accompagnamento nello svolgimento dei percorsi burocratico-amministrativi e di inserimento sociale, educativo e lavorativo.
Quanto ai più specifici Corridoi umanitari lavorativi, prevedono già prima della partenza l’abbinamento tra la persona rifugiata e un datore di lavoro italiano, favorendo un immediato inserimento professionale. I Corridoi universitari offrono invece a studenti rifugiati la possibilità di proseguire il proprio percorso accademico in Italia, nell’ambito del progetto Unicore dell’Alto Commissariato Onu per i rifugiati.
Efficace governo dei flussi
«Proseguiamo convinti la nostra collaborazione con le varie forme dei Corridoi – hanno affermato Erica Tossani e don Paolo Selmi, direttori di Caritas Ambrosiana, in occasione dell’arrivo a Milano di Manal e famiglia –. L’esperienza di questi anni ha insegnato che, se c’è la volontà politica, è possibile contemperare il diritto all’asilo di individui costretti a fuggire dal proprio Paese, le legittime aspettative di vita di persone migranti, il rispetto delle leggi e l’aspirazione delle nostre comunità a veder tutelate coesione sociale e sicurezza».
La scommessa è provare che non è impossibile sviluppare, istituzioni e società civile insieme, efficaci, dignitose, generose e persino produttive forme di governo dei flussi migratori. «L’Italia continua a essere imbrigliata da paure infondate e strumentali, a gestire gli ingressi tramite meccanismi burocratici farraginosi e inefficaci, a sprecare risorse in strutture di respingimento inumane, a sognare improbabili ondate di rimpatri volontari. E anche l’Ue si prepara a veder entrare in vigore, da giugno, un “Patto su migrazione e asilo” ispirato a una visione difensiva del fenomeno migratorio e restrittiva dell’universale diritto di asilo. Invece bisogna avere il desiderio e la forza di costruire consenso intorno a formule che funzionano, e che assicurano opportunità di futuro a chi emigra, o è costretto a farlo, e nel contempo un vitale, realistico e ordinato apporto di umanità e di energie alle nostre società e alla loro struttura demografica, alle nostre economie, alle nostre culture, persino alle nostre chiese».
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