Una meraviglia ai nostri occhi
At 28, 17-31; Sal 67 (68); Gv 14, 7-14
Dopo tre giorni, Paolo fece chiamare i notabili dei Giudei e, quando giunsero, disse loro: «Fratelli, senza aver fatto nulla contro il mio popolo o contro le usanze dei padri, sono stato arrestato a Gerusalemme e consegnato nelle mani dei Romani. Questi, dopo avermi interrogato, volevano rimettermi in libertà, non avendo trovato in me alcuna colpa degna di morte. Ma poiché i Giudei si opponevano, sono stato costretto ad appellarmi a Cesare, senza intendere, con questo, muovere accuse contro la mia gente. Ecco perché vi ho chiamati: per vedervi e parlarvi, poiché è a causa della speranza d’Israele che io sono legato da questa catena». (At 28, 17-21)
Motivando ciò che gli è accaduto, Paolo ripete lo stile di Gesù: afferma infatti che non ha voluto in alcun modo muovere accuse contro la sua gente. Saper vivere facendo in modo che, pure quando si è nella ragione, nessuno venga condannato per il male che si è subito, questo è il frutto più estremo di un amore che non conosce confini, ma che mette sempre al primo posto l’altro come fratello, anche quando la semplice giustizia non richiederebbe di arrivare fino a quel punto.
Oggi è il giorno per scoprire che la misura dell’amore cristiano è realmente senza confini, neppure quelli dati dall’amor proprio o dai diritti che si possono rivendicare.
Preghiamo
Di giorno in giorno benedetto il Signore.
Il nostro Dio è un Dio che salva.
Mostra, o Dio, la tua forza,
conferma, o Dio, quanto hai fatto per noi!
dal Salmo 67 (68)
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