Così Melissa Ferretti Peretti sta guidando Google Italia nell’era dell’intelligenza artificiale

21 Luglio 2026 - 08:35
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Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!

Il percorso di Melissa Ferretti Peretti racconta una continua ricerca di nuove sfide. Oggi guida Google Italia nell’era dell’intelligenza artificiale generativa. Una trasformazione che coinvolge prodotti, infrastrutture e competenze, mentre il gruppo accelera su Gemini, cloud e nuovi strumenti digitali. La sua missione Portare questa rivoluzione nel tessuto economico italiano. “Il ritardo nell’adozione dell’IA può costare caro al nostro Paese”

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C’è una cosa che più di tutte colpì Melissa Ferretti Peretti quando, nel 2022, entrò per la prima volta negli uffici di Google Italia in Porta Nuova, nel cuore della Milano dei grattacieli. E non fu la quantità di tecnologia sviluppata dalla multinazionale americana che aveva inventato il motore di ricerca più utilizzato al mondo. Fu una semplice domanda da parte di colleghi, manager, persone che non aveva mai incontrato prima: “Come posso aiutarti?”. All’inizio pensò fosse una forma di cortesia rivolta a una nuova arrivata. Poi capì che non era un’eccezione: era la regola. “Pensavo quasi fosse una postura”, racconta. “Poi ho capito che era una volontà reale di essere utili agli altri”. Era la Googliness, quell’insieme di tratti caratteriali, attitudini e valori che Google promuove tra i suoi dipendenti e nelle sue attività.

In quella frase c’è probabilmente molto della cultura che Google ha costruito negli anni, ma anche della sfida che oggi Ferretti Peretti si trova ad affrontare come vice presidente e country manager per l’Italia: guidare una delle aziende simbolo della rivoluzione dell’intelligenza artificiale in una fase in cui la tecnologia corre più veloce delle organizzazioni, delle competenze e, spesso, della società stessa.

Gli inizi e la carriera

La sua carriera professionale, per certi versi, è insolita. Non è un’ingegnera. Non arriva dal mondo del software e non è cresciuta nella Silicon Valley. Figlia d’arte – i suoi genitori sono Francesca Lo Schiavo e Dante Ferretti, scenografi e costumisti vincitori di tre premi Oscar –, dopo il liceo classico si è laureata in economia, quasi per tenersi aperte più porte possibili. “Non ho mai avuto le idee chiare su quello che volevo fare. Sono stata guidata, però, da un forte bisogno di trovare una mia strada, in maniera indipendente”.

La strada di Ferretti Peretti, una volta uscita dalle aule universitarie, è cominciata nel mondo della consulenza, in Andersen Consulting, quella che poi sarebbe stata ribattezzata Accenture. In seguito, un’esperienza in Vodafone di un anno, per poi approdare in American Express, dove è rimasta per 18 anni, arrivando a ricoprire il ruolo di senior vice president e amministratore delegato dell’Italia, oltre ad avere la responsabilità di Germania, Austria, Svizzera e Medio Oriente attraverso le joint venture nella regione. “Soprattutto nei primi 10-15 anni della mia carriera, mi sono ritrovata ad accettare posizioni più grandi della precedente circa ogni due anni. Una situazione di discomfort classico che mi ha fatto capire, negli anni, che è l’unico modo di raggiungere una vera crescita, sia personale che professionale”.

Arrivata ai vertici di American Express, conosceva perfettamente il settore, aveva costruito una reputazione solida. Era, come ammette lei stessa, pienamente dentro la sua comfort zone. La decisione di cambiare e di accettare il ruolo in Google è quindi maturata dopo lunghe riflessioni. “Il motivo principale per cui non riuscivo a decidere era che facevo fatica a uscire dall’area di comfort. E a quel punto ho capito che stavo tradendo quello che avevo sempre detto agli altri”.

Un principio che rieccheggia nel recente discorso di Sundar Pichai, il ceo di Alphabet, la casa madre di Google, durante la cerimonia di laurea di Stanford. Pichai ha invitato i neoluareati a scegliere le sfide difficili, seguire ciò che li appassiona e mantenere uno sguardo ottimista sul futuro. Secondo il manager indiano, le decisioni più importanti della vita sono spesso quelle che ci allontanano dalle certezze e ci costringono a confrontarci con l’incertezza: “Quando avete la possibilità di lavorare su qualcosa di difficile, dite di sì”.

Gli obiettivi di inclusione

Non è neanche un caso che oggi una delle principali responsabilità di Ferretti Peretti sia accompagnare le aziende italiane in una trasformazione, quella digitale, che ha molte somiglianze con il suo percorso personale: lasciare una zona conosciuta per entrare in un territorio nuovo. Il tema assume un ulteriore significato se si considera che stiamo parlando di una donna al vertice di una big tech in un paese dove il numero di donne amministratrici delegate resta ancora inferiore alla media europea. Un problema che nasce nel momento in cui molte professioniste entrano nel middle management e, contemporaneamente, affrontano maternità e responsabilità familiari.

“In Italia il panorama sta evolvendo, ma con grande lentezza. Il divario tra l’occupazione maschile e quella femminile, secondo gli ultimi dati Eurostat, resta del 19%: circa il doppio rispetto all’Europa, dove è intorno al 9,6%”, sottolinea. “Oltre 60mila donne ogni anno, secondo l’Ispettorato nazionale del lavoro, lasciano il lavoro in Italia dopo aver avuto il primo figlio. E anche il gender pay gap cresce significativamente, oltre il 30%, proprio in quel momento della vita”.

Per questo ha accolto con favore strumenti come il congedo di paternità esteso introdotto da Google, che prevede tre mesi retribuiti per i padri, ben oltre quanto previsto dalla normativa italiana (dieci giorni). Una misura che, secondo la manager, non aiuta soltanto le famiglie, ma contribuisce anche a ridurre quei pregiudizi inconsci che ancora accompagnano le carriere femminili.

La stessa attenzione emerge dalla cultura aziendale – molto sensibile alle tematiche di sostenibilità e diversity & inclusion – che Google ha costruito in questi anni nel nostro Paese. In Italia il gruppo impiega circa 500 dipendenti a tempo pieno, oltre a 20 ingegneri e circa 160 collaboratori tra consulenti e personale esterno. Nel tempo ha sviluppato iniziative dedicate all’inclusione, gruppi interni come Women@Google, Disability Alliance, Parents@Google e Priders. Nel 2024 ha inaugurato a Milano l’Accessibility Discovery Center, uno dei primi in Europa, pensato per mostrare come la tecnologia possa migliorare concretamente l’accessibilità per le persone con disabilità.

“Crediamo che la nostra forza lavoro debba riflettere i miliardi di persone che utilizzano i prodotti Google ogni giorno”, ha commentato Aline De Lucca, head of hr di Google Italy. “Solo nel 2025 abbiamo registrato oltre mille visite all’Accessibility Discovery Center da parte di studenti delle scuole superiori e delle università, operatori del settore, istituzioni e clienti. È uno spazio vivo dove mostriamo come la tecnologia possa abbattere le barriere e creare reale accessibilità”. Non mancano nemmeno azioni sul fronte del welfare e della genitorialità. “La nostra cultura si traduce poi in benefici concreti che danno ai dipendenti la flessibilità di lavorare da casa due giorni a settimana e da qualsiasi luogo quattro settimane all’anno”.

Per il futuro, “l’obiettivo è duplice: consolidare i traguardi interni e diventare un punto di riferimento e di ispirazione per l’intero mercato italiano. Continueremo a incentivare e finanziare programmi nazionali che facilitino l’inclusione di tutte le persone e supportare, con progetti concreti, la comunità legata alla disabilità, oltre a garantire principi per noi da sempre inviolabili, come l’equal gender pay. Da anni realizziamo un report interno per certificare che in Google Italia non c’è disparità salariale tra generi”.

Le sfide nell’era dell’IA

Ma oggi la vera partita si gioca altrove. Google ha superato per la prima volta i 400 miliardi di dollari di ricavi annuali nel 2025. Solo Google Services ha generato 95,9 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre, con una crescita del 14%, trainata da Search, YouTube, abbonamenti e dispositivi. Numeri che evidenziano un gigante in salute mentre il settore attraversa la rivoluzione dell’intelligenza artificiale, la più grande trasformazione dalla nascita di internet.

L’azienda sta cercando di trasformare Search in qualcosa di diverso: un assistente intelligente capace non solo di trovare informazioni, ma di comprenderne il contesto e agire di conseguenza. AI Overviews, AI Mode, Gemini integrato nella ricerca e Search Live rappresentano tasselli di questa evoluzione. “L’innovazione legata all’intelligenza artificiale”, conferma Ferretti Peretti, “è un’opportunità generazionale. Solo per l’Italia il settore può valere qualcosa come 150-170 miliardi di euro, circa l’8% del Pil. E un eventuale ritardo di cinque anni nell’adozione potrebbe ridurre gli otto punti a due e il beneficio a 30-40 miliardi”.

Il timing, insomma, è fondamentale. Proprio per questo, dietro la trasformazione c’è anche una rivincita industriale contro la diffusa percezione che, quando OpenAI lanciò ChatGPT a fine 2022, Google fosse rimasta indietro nella corsa all’intelligenza artificiale. Una lettura che oggi appare parziale. Google lavorava sull’IA da oltre un decennio. Il modello Transformer, alla base dell’attuale generazione di sistemi generativi, è nato proprio nei laboratori dell’azienda.

“Effettivamente c’è stata la percezione di avere perso tempo, anche internamente”, ammette Ferretti Peretti. “D’altro canto, si conosceva l’enorme investimento fatto a livello infrastrutturale, nei data center. Per questo, a un certo punto, è stato necessario accelerare”. Oggi il vantaggio competitivo del gruppo risiede proprio nell’integrazione verticale: infrastrutture, data center, chip proprietari Tpu, modelli Gemini e prodotti utilizzati da miliardi di persone convivono all’interno dello stesso ecosistema.

In Italia questa strategia si traduce in diversi investimenti concreti. Nel 2020 Google ha annunciato due regioni cloud sviluppate in partnership con Tim, inaugurate successivamente a Milano e Torino. Ha lanciato Italia in Digitale, un piano per accelerare la ripresa economica del Paese attraverso progetti di formazione, strumenti e partnership per supportare le aziende e le persone in cerca di opportunità lavorative, con un investimento di 900 milioni di dollari in cinque anni. Nel 2023 ha collaborato con Sparkle per BlueMed, il nuovo cavo sottomarino che collega il Mediterraneo e rafforza la connettività internazionale.

Ma l’infrastruttura, da sola, non basta. La convinzione di Ferretti Peretti è che il vero collo di bottiglia non sia tecnologico, ma culturale. Le grandi imprese stanno adottando l’IA rapidamente, ma le piccole e medie aziende molto meno. Da qui è nato AI Works for Italy, il programma nazionale attraverso cui Google sta cercando di diffondere competenze nel mondo del lavoro, nelle scuole e nelle università. L’iniziativa comprende 100mila certificazioni gratuite, partnership con atenei, programmi per insegnanti e studenti e finanziamenti alla ricerca.

È una strategia che parte da una constatazione: l’intelligenza artificiale non produrrà valore economico se le persone non sapranno utilizzarla. “Lavoriamo da anni con Fondazione Mondo Digitale su iniziative dedicate ai giovani che andranno a formare settemila insegnanti e 140mila studenti nelle scuole superiori. E, sempre in questa direzione, stiamo finanziando quattro centri di ricerca d’eccellenza in Italia: Politecnico di Milano, Politecnico di Torino, Sacro Cuore di Roma e Università di Catania”.

I rischi e il futuro

Naturalmente restano i rischi e i timori delle eventuali derive di un progresso incontrollato dell’IA: licenziamenti, automazione, sostituzione di attività umane. Ferretti Peretti però evita sia il catastrofismo, sia l’entusiasmo ingenuo. “Ogni grande trasformazione tecnologica, nella storia contemporanea, ha portato a grandi cambiamenti nel lavoro, ma non l’ha eliminato. L’85% dei posti di lavoro che esistono oggi, per esempio, non esistevano prima del 1945. Questa rivoluzione digitale avviene a una velocità più alta di qualsiasi altra precedente e, quindi, l’impatto è più forte. Per questo va accompagnata in maniera diversa dal passato”.

Anche perché la prossima frontiera, quella degli agenti IA, promette ulteriori innovazioni: sistemi in grado non solo di rispondere alle domande, ma di completare autonomamente attività complesse, interagendo con altre applicazioni e prendendo decisioni operative.

Tra le altre iniziative concrete a sostegno del Paese, Ferretti Peretti ricorda uno dei progetti che le stanno più a cuore: AI per il made in Italy, un’iniziativa pensata per aiutare le piccole e medie imprese ad adottare l’IA nei settori chiave dell’economia nazionale, dal manifatturiero al turismo. Accanto a vIvA, un bando appena concluso, promosso da Fondo per la Repubblica Digitale e co-finanziato da Google.org (braccio filantropico di Google) con un investimento complessivo di 2,6 milioni di euro che ha l’obiettivo di aiutare la fascia di popolazione più vulnerabile.

C’è, infine, un’ambizione personale più grande, nata osservando le competenze ingegneristiche e centri di ricerca di altissimo livello: vedere nascere in Italia un vero centro di sviluppo tecnologico Google, sul modello di quelli presenti in Svizzera o in Francia. Perché la tecnologia conta. Ma, alla fine, la differenza la fanno sempre le persone.

L’articolo Così Melissa Ferretti Peretti sta guidando Google Italia nell’era dell’intelligenza artificiale è tratto da Forbes Italia.

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