«Così nell’Assemblea decanale abbiamo imparato lo stile sinodale»
Un incontro dell'Assemblea sinodale decanale di Carate Brianza alla presenza del Vicario generale
Un incontro dell'Assemblea sinodale decanale di Carate Brianza alla presenza del Vicario generale«La mia esperienza personale è centrata nel contesto delle Assemblee sinodali decanali, dove ho e abbiamo avuto modo di sperimentare questa modalità di stile sinodale. All’inizio non è stato facile, perché bisognava partire comprendendo anzitutto che cosa ciò significasse il concetto stesso della sinodalità» A spiegare la sua convinzione della bontà del metodo sinodale è Raffaele Crippa, moderatore dell’Asd del Decanato di Carate Brianza che aggiunge: «Per questo mi è piaciuto molto, nella Proposta pastorale del nostro Arcivescovo, il tema dell’osare, del non preoccuparsi se si sbaglia, del rialzarsi dopo gli errori».

In che senso?
Per esempio, come Asd avevamo impostato il nostro modo di lavorare sul modello dei Consigli pastorali, da cui molti di noi provenivano: quindi con incontri serali, magari portando con sé la fatica della giornata alle spalle. Poi, dopo il primo anno, abbiamo capito che dovevamo cambiare passo. Abbiamo, per così dire, “osato”, proponendo tre sessioni all’anno, elaborate attraverso commissioni preparatorie e realizzate con una modalità residenziale, partendo il sabato pomeriggio e finendo la domenica con un tema, un focus ben preciso. La sera tra il sabato e la domenica abbiamo inserito una possibilità di formazione. Questa formula ha cambiato il paradigma e ha offerto una frequentazione e una conoscenza molto efficaci tra i componenti dell’Assemblea e, soprattutto, ha permesso di entrare in sintonia, anche in termini di fiducia reciproca, con la Fraternità del Clero. Abbiamo assunto il prendersi cura del prossimo attraverso relazioni evangeliche – che l’Arcivescovo ribadisce nella Proposta – come il fil rouge del nostro cammino triennale.
L’Arcivescovo dice che è necessario abitare e condividere il soffrire del mondo. La sinodalità come profezia sociale può essere uno strumento per dialogare con un mondo che spesso appare estraneo alla proposta cristiana?
Certamente, ma occorre uscire dal proprio “orticello”, portando la gioia di aver incontrato il Risorto nei luoghi esistenziali come il lavoro. Dobbiamo, come ci invita monsignor Delpini, essere capaci di accettare la sfida del cambiamento epocale come quello del nostro tempo. Credo che, a tale fine, si possano mettere a confronto esperienze positive anche nella logica delle best practice, magari attraverso figure e persone che hanno fatto già esperienza, sperimentando sulla loro pelle anche i fallimenti. Penso che possano orientarci più dei tutors che esperti a livello teorico.
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