Cospito resta al 41 bis: i giudici respingono il reclamo e confermano il carcere duro per l’anarchico

Alfredo Cospito resta al 41 bis. Il Tribunale di sorveglianza di Roma ha rigettato il reclamo presentato dall’avvocato Flavio Rossi Albertini contro la decisione del ministero della Giustizia di rinnovare per altri due anni il regime detentivo speciale nei confronti dell’anarchico, oggi recluso nel carcere di Sassari. La decisione è arrivata mercoledì 1 luglio e conferma l’impostazione del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria(Dap) e del ministero: per i giudici, il quadro di pericolosità non è venuto meno e resta concreto il rischio di collegamenti con l’area anarchico-insurrezionalista.
Il provvedimento pesa non solo sul piano giudiziario. La posizione di Cospito, da anni al centro della mobilitazione anarchica, continua infatti a rappresentare un punto di saldatura per gruppi diversi, attivi nelle piazze, nei centri occupati e, secondo le ricostruzioni investigative, anche in iniziative di sabotaggio.
Il regime speciale
Cospito è sottoposto al carcere duro dal 2022. Il 41 bis era stato disposto il 4 maggio di quell’anno dall’allora ministra della Giustizia Marta Cartabia. Nel febbraio 2023 il ministro Carlo Nordio aveva confermato la misura, ritenendo ancora attuale la sua pericolosità sociale. Il rinnovo contestato dalla difesa è arrivato poi il 30 aprile 2026, per ulteriori ventiquattro mesi.
La questione centrale, anche in questa fase, riguarda la possibilità che l’uomo mantenga un ruolo di riferimento per l’area anarchica e che dal carcere possano partire messaggi, indicazioni o forme di legittimazione politica. È su questo punto che si è giocato il reclamo della difesa, respinto dal Tribunale di sorveglianza.
Le condanne e il profilo
Cospito è stato condannato, tra l’altro, per la gambizzazione dell’amministratore delegato di Ansaldo Nucleare Roberto Adinolfi, avvenuta a Genova nel 2012. Il suo nome è legato anche alla Federazione anarchica informale, sigla utilizzata negli anni per rivendicazioni e azioni dell’area insurrezionalista.
Proprio attorno alla sua figura, negli ultimi mesi, gli investigatori hanno ricostruito un calendario di iniziative e contatti. Al centro delle informative ci sono incontri riservati, assemblee pubbliche, campagne contro il 41 bis e una possibile strategia di pressione sulle istituzioni in vista della decisione sul rinnovo del regime speciale.
Il fronte romano
Particolare attenzione è rivolta a Roma. Secondo le indagini della Digos, tra l’11 e il 13 luglio 2025, in un casale isolato a Vicovaro, alcuni esponenti dell’area avrebbero discusso di un salto di livello nelle mobilitazioni. Tra gli obiettivi indicati nelle ricostruzioni investigative compaiono infrastrutture ferroviarie, multinazionali e luoghi simbolici.
Nei mesi successivi, la campagna per Cospito è proseguita anche in spazi pubblici e occupati: dal centro sociale La Torre al Bencivenga, sgomberato dopo essere finito al centro delle attenzioni degli investigatori. Nell’aprile scorso, durante una manifestazione per chiedere l’uscita di prigione dell’anarchico, un poliziotto è rimasto ferito.
L’attenzione resta alta
La decisione del Tribunale di sorveglianza chiude il passaggio giudiziario sul reclamo, ma apre una fase delicata sul fronte dell’ordine pubblico. Dopo gli arresti e lo sgombero, gli apparati di sicurezza monitorano possibili reazioni alla conferma del carcere duro.
Il prossimo sviluppo sarà nelle mosse della difesa, che potrà valutare ulteriori iniziative legali. Cospito almeno per ora resta a Sassari, mentre a Roma e nelle altre città considerate sensibili l’attenzione sugli anarchici torna a salire.
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