Covid, FdI: Travaglio si arrampica sugli specchi per difendere Conte. Ecco i documenti che Il Fatto nasconde

“Più la Commissione Covid scava, più le carte parlano. Per questo l’editoriale di Marco Travaglio sul Fatto quotidiano di domenica mattina è un disperato castello di tesi smentite dai fatti. Noi rispondiamo con i documenti ufficiali agli atti – Pec, sentenze e perizie – non con le opinioni”. Lo dichiarano in una nota i parlamentari di Fratelli d’Italia componenti della Commissione parlamentare d’inchiesta Covid, smontando punto per punto le tesi del Fatto Quotidiano.
“Travaglio – proseguono – sostiene che solo il 7% di mascherine sia stata importata dalla Cina: un bluff. Il giornalista usa un trucco statistico spalmato su tutta la pandemia. La verità è che nel 2020, nel momento di massima emergenza, la maxi-commessa da 1,2 miliardi con i consorzi cinesi sconosciuti copriva quasi il 90% degli acquisti di Arcuri. Una commessa gestita tramite un mediatore amico del Pd, ignorando le aziende italiane e i pareri del consigliere giuridico della stessa struttura, il quale definiva quei mediatori ‘inaffidabili’ e ‘da tenere alla larga’. Piuttosto, Travaglio si chieda perché Conte creò un super-commissario bypassando Protezione Civile e Consip”.
Il comunicato degli esponenti di FdI interviene poi sulle “mascherine cinesi”, rammentando che “ben tre perizie hanno certificato che erano inidonee e pericolose per la salute, con marchi Ce falsi. Furono sdoganate prima dei controlli e poi declassate a stracci ‘di comunità’. Travaglio – osservano – nasconde che per quella commessa il rappresentante dei consorzi cinesi ha patteggiato 1 anno e 8 mesi per frode nelle pubbliche forniture. Se era tutto in regola, perché ha patteggiato davanti a un giudice?”, si chiedono ancora i parlamentari di FdI. Che aggiungono: “Sui prezzi delle mascherine Travaglio si attiene alle medie Eurostat, ma non si domanda perché per il più grande appalto della storia d’Italia abbiamo pagato dispositivi farlocchi il quadruplo del prezzo di mercato dell’epoca, stracciando i contratti con le ditte italiane che oggi dobbiamo pure risarcire”.
I componenti di FdI della Commissione Covid rilevano poi che “Conte mente quando dice di non aver mai lavorato con l’avvocato Di Donna. Agli atti ci sono le testimonianze sotto giuramento di imprenditori che hanno denunciato: Di Donna riceveva i clienti nello studio Alpa (storico studio di Conte), si presentava come braccio destro dell’allora premier e pretendeva tangenti del 10% sulle commesse di Arcuri. Chi pagava (come la Adaltis Srl, mezzo milione di euro) stranamente otteneva i contratti; chi rifiutava stranamente subiva ispezioni e sequestri. Perché Conte minaccia di querelare tutti tranne Di Donna, l’unico che ha usato il suo nome? Poi Travaglio – osservano ancora – attacca l’imprenditore Bianchi ma viene smentito da una Pec certificata del 20 luglio 2020 che prova come i suoi dispositivi fossero regolarmente validati dall’Inail e promossi dalle Dogane. Arcuri la ignorò, revocando il contratto in modo ‘ingiustificato e pretestuoso’, come scritto dal Tribunale di Roma che ha condannato lo Stato a pagare 278 milioni di danni. Il Governo Meloni, d’intesa con l’Avvocatura dello Stato, ha chiuso la transazione a 100 milioni, risparmiando agli italiani 178 milioni di euro provocati dai disastri della gestione precedente.
Chiedere una ‘commissione sulla commissione’, come fa Travaglio, è il classico riflesso di chi ha paura della verità. La Commissione Covid è un organo del Parlamento che va avanti a colpi di documenti, non di fake news. Gli italiani hanno il diritto di sapere come sono stati sprecati i propri soldi mentre loro venivano chiusi in casa: noi non ci fermiamo”, concludono i parlamentari di FdI.
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