Covid, schizzi di fango sulla moglie di Cirielli per difendere Conte. Lisei li spiana: sessismo e farsa femminista, ecco l’ipocrisia della sinistra

Caso Covid, dal fronte in deflagrazione del M5S non sanno più a cosa aggrapparsi… E così capita anche che nel goffo tentativo di aggrapparsi sugli specchi, stavolta i pentastellati finiscano per scivolare rovinosamente nel fango da loro stessi creato e sparso un po’ ovunque. L’ordine di scuderia lanciato dai vertici pentastellati – sostenere a ogni costo l’operato di Giuseppe Conte – ha spinto i progressisti a raschiare il fondo del barile, al punto da orchestrare una campagna mediatica che nel giro di breve sfocia nel più vetero e inaccettabile dei pregiudizi: l’ultima ardua impresa in cui si cimentano per salvare il salvabile e difendere l’indifendibile, finisce dunque per tradursi nell’ennesimo, clamoroso, autogol politico. Veniamo ai fatti.
Covid, nella foga di difendere Conte dal M5S partono schizzi di fango persino sulla moglie di Cirielli
Dunque: nel mirino del M5S è finita Maria Rosaria Campitiello, stimata dirigente del Ministero della Salute, nonché moglie del viceministro degli Esteri Edmondo Cirielli. Una professionista di livello ma che, come sottolinea oggi La Verità in edicola, per il M5S non sarebbe «una stimata dirigente pubblica che ha scalato i vertici del ministero grazie alle proprie competenze, ma semplicemente “la moglie di”»… E dunque, in quanto tale, rea secondo i grillini di aver siglato l’accordo transattivo da 100 milioni di euro con la Jc Electronics. Una firma tecnica, ritenuta necessaria per sanare i contenziosi milionari ereditati dalla precedente gestione commissariale di Domenico Arcuri.
Infatti, all’indomani della sentenza del Tribunale di Roma, che aveva condannato l’erario a un risarcimento di oltre 200 milioni per l’illegittima revoca di un contratto di forniture, il dicastero ha agito in autotutela.
La firma di un accordo transattivo per evitare esborsi peggiori e dimezzare i danni per i contribuenti
Lo spiega chiaramente sempre La Verità: «Nelle prime fasi del Covid, la struttura commissariale guidata da Domenico Arcuri stipulò un maxi contratto con la Jc Electronics per la fornitura di dispositivi di protezione, salvo poi revocarlo in autotutela. L’azienda ha trascinato lo Stato in tribunale e, nel 2024, la sezione civile del Tribunale di Roma ha sancito l’illegittimità di quella revoca, condannando l’erario a un risarcimento da oltre 200 milioni di euro. Per evitare un esborso peggiore in appello, e congelare i contenziosi pendenti, l’esecutivo Meloni ha optato per un accordo transattivo con il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato. Che a firmare quell’atto sia stata la dottoressa Campitiello o Topo Gigio, nei fatti, cambia poco».
Caso Covid, per il M5S la dirigente è solo “la moglie di”…
Tutto chiaro insomma: con il parere favorevole dell’Avvocatura dello Stato, e il vaglio della Corte dei Conti, la transazione ha di fatto dimezzato il danno, garantendo un risparmio effettivo di oltre 100 milioni di euro per i contribuenti italiani. Eppure, pur di alimentare l’ormai insostenibile teoria del complotto contro l’ex premier, la sinistra ha volutamente ignorato i meriti amministrativi della dirigente, etichettandola sbrigativamente e unicamente come “la moglie del viceministro Edmondo Cirielli”.
Covid, Lisei: «Il sessismo contro Mara Campitiello svela l’ipocrisia della sinistra»
Un bieco attacco ad personam che ha sollevato indignazione e ferma reazione dei parlamentari di Fratelli d’Italia, pronti a denunciare il livello infimo degli attacchi e il doppiopesismo della galassia progressista sul tema dei diritti femminili. A guidare la replica è il senatore Marco Lisei, presidente della Commissione d’inchiesta sul Covid: «Gli attacchi a Mara Campitiello, oltre a denotare sessismo, mostrano l’ipocrisia della sinistra. Ricordare che è “la moglie di”, come se non si fosse conquistata il ruolo di dirigente pubblico per i propri meriti, fa rivoltare nelle tombe le donne che si sono battute contro ogni discriminazione in base al sesso».
Non solo. Evidentemente – aggiunge piazzando l’affondo in punta di fioretto Lisei – la foga di difendere Conte sugli sperperi di denaro pubblico sul Covid prevale su un millantato femminismo solo di facciata».
Pertanto, «oltre a esprimere solidarietà a Mara Campitiello – conclude il presidente della Commissione d’inchiesta sul Covid – ricordo che lei, a differenza di chi ha fatto danni durante la pandemia, non ha scudi né erariali né di nessun altro tipo. Ma è forte della correttezza delle sue scelte amministrative, suffragate da Avvocatura dello Stato e Corte dei Conti. Scelte che hanno fatto risparmiare 170 milioni agli italiani. Attendiamo, piuttosto, che Conte ed Arcuri rinuncino – loro sì – ad ogni scudo». Se non ora, quando?
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