Crescono gli arresti per le proteste contro i data center
Le proteste contro i data center stanno iniziando a diventare una cosa comune anche in Italia, replicando un fenomeno a cui si assiste già da tempo negli Stati Uniti. La speranza è quella di poter assistere a un’evoluzione diversa rispetto a quella registrata oltreoceano, dove dall’inizio dell’anno ci sono stati 37 arresti per chi ha partecipato alle manifestazioni. In altri 12 casi, le autorità sono intervenute per evitare che qualcuno potesse contestare i leader pubblici sul tema.
Proteste contro i data center, tanti arresti negli USA
A riportarlo è un articolo pubblicato da Futurism, che fa il punto della situazione descrivendo un quadro preoccupante. La tensione è alle stelle: la scorsa settimana abbiamo segnalato su queste pagine la storia dell’uomo finito in manette per aver applaudito durante una riunione cittadina in cui si discuteva proprio della costruzione di un nuovo impianto. Questo il video.
Utilizziamo sempre di più il cloud e i servizi di intelligenza artificiale, ne consegue che occorrono nuovi data center. Nessuno però li vuole vicino a casa, temendo per l’impatto ambientale generato da queste infrastrutture che assorbono un grande quantitativo di energia e producono parecchio calore, spesso anche rumore.
Per quanto riguarda l’Italia, è di pochi giorni fa la notizia del via libera a un investimento da 8 miliardi di euro finalizzato alla realizzazione di nuovi impianti in Lombardia e Piemonte. Uno di questi nascerà dalla riconversione di una ex centrale elettrica in provincia di Vercelli, altri alle porte di Milano. Immaginiamo che il tema sia destinato a diventare sempre più protagonista nel dibattito pubblico.
I data center non sono nulla di nuovo, ci sono sempre stati, fin da quando possiamo digitare www in un browser e navigare. Ciò che è cambiato nel corso dei decenni, e ancor più negli ultimi anni con l’avvento dell’AI, sono la loro pervasività e il loro impatto. E con questo cambiamento è mutata anche la percezione che si ha di queste infrastrutture, fino a poco tempo fa ben accolte dalle comunità locali anche per l’indotto economico che si portano dietro.
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