Crescono le criticità della sanità pubblica: Cittadinanzattiva presenta il Rapporto PIT Salute 2026
Roma, 11 giugno 2026 – Sono 14.176 le segnalazioni ricevute nel 2025 da Cittadinanzattiva, attraverso i suoi punti di tutela e di ascolto diffusi sul territorio nazionale, sul tema dei disservizi in sanità. A farla da padrone, con quasi la metà dei casi (48,2%) le difficoltà di accesso ai servizi sanitari: parliamo, per il 62,2%, di lunghi tempi di attesa per accedere a visite ed esami diagnostici e, nel 37,2%, di problemi nella prenotazione soprattutto per agende chiuse o bloccate.
Seguono i disservizi segnalati nell’ambito dell’assistenza territoriale che, sempre in riferimento alle 14.176 segnalazioni totali, rappresentano il 19,7% e riguardano in particolare il rapporto con medici di famiglia e pediatri, le criticità relative all’ambito della salute mentale, alle RSA e all’assistenza domiciliare. Al terzo posto per numero di segnalazioni, ed in deciso aumento rispetto al 2024 (dallo 0,9% al 7%), vi è l’assistenza protesica ed integrativa: le lungaggini amministrative nel recepimento delle tariffe e lo scostamento tra i rimborsi stabiliti e i costi reali di mercato hanno generato difficoltà burocratiche, ostacolando di fatto l’accesso dei cittadini a questi presidi.
Sono questi i principali dati del Rapporto PIT Salute 2026 che sarà presentato oggi nel pomeriggio da Cittadinanzattiva, presso Palazzo Balestra a Roma. Il Rapporto, l’Abstract e le infografiche sono scaricabili, dalle ore 16:30 di oggi, a questo link.
“Nei trent’anni di attività dei punti di tutela PIT Salute, Cittadinanzattiva, attraverso le sue realtà territoriali e nazionale, ha dato voce ad oltre mezzo milione di persone, contribuendo a raggiungere vittorie storiche per l’equità e la dignità dei cittadini e dei pazienti, dal riconoscimento degli indennizzi per il sangue infetto (legge 210/92), all’approvazione della legge 38 del 2010 sul dolore, alla abolizione del superticket nel 2020”, dichiara Anna Lisa Mandorino, Segretaria generale di Cittadinanzattiva.
“Altre battaglie sono ancora in corso: pensiamo a quella sui tempi di attesa, rispetto ai quali – sebbene le ultime norme abbiano contribuito a far crescere la consapevolezza civica e a sperimentare risposte più efficaci sul tema – i cittadini ancora non vedono rispettati i propri diritti all’accesso. O anche la riforma per l’assistenza per gli anziani non autosufficienti, che al momento è ancora da implementare. Da realizzare è invece il riconoscimento del caregiver familiare, da tutti considerato figura essenziale per il nostro welfare ma ancora priva di tutele effettive. E ancora molta strada è da fare rispetto alle case di comunità il cui modello fatica a decollare, rimanendo ancora in molti casi strutture vuote e di poca utilità per le comunità di riferimento. Da poco infine abbiamo lanciato una campagna sui primi mille giorni con l’obiettivo di costruire una politica nazionale che contribuisca a trasformare i primi 1000 giorni in una leva concreta di equità sociale, salute pubblica e innovazione del welfare”, conclude Mandorino.
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