Crisi Hormuz: la Tunisia punta sui fosfati e si candida a “hub mediterraneo dei fertilizzanti”
La Tunisia “dispone delle capacità necessarie per diventare un importante hub regionale per la produzione e la distribuzione di fertilizzanti fosfatici, contribuendo così alla sicurezza alimentare di numerosi Paesi che dipendono da questo materiale strategico”. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri tunisino, Mohamed Ali Nafti, partecipando da remoto alla riunione ministeriale della Conferenza dei Paesi del Mediterraneo, svoltasi ieri a Roma. L’incontro, che ha riunito rappresentanti di circa 40 Paesi e di organizzazioni regionali e internazionali, è stato copresieduto dai ministri degli Esteri italiano Antonio Tajani e croato Gordan Grlić-Radman, con la Croazia alla presidenza di turno della conferenza. Al centro dei lavori il rafforzamento del coordinamento regionale nei settori della sicurezza alimentare e della fornitura di fertilizzanti attraverso lo Stretto di Hormuz.
Nel 2025 il settore tunisino dei fosfati e dei fertilizzanti ha registrato una marcata ripresa, affermandosi come uno dei principali motori del rilancio economico della Tunisia e della generazione di valuta estera. Secondo i dati dell’Istituto nazionale di statistica (Ins), le esportazioni di fosfati e derivati sono aumentate del 15 per cento rispetto all’anno precedente, invertendo la tendenza negativa del 2024, quando il comparto aveva subito una contrazione del 26,3 per cento. Nel terzo trimestre del 2025 la produzione nazionale di fosfato grezzo è cresciuta del 48,3 per cento, raggiungendo 907 mila tonnellate, mentre il Gruppo chimico tunisino (Gct) ha riportato la produzione annuale a circa 3,9 milioni di tonnellate. La ripresa è stata favorita sia dall’aumento del 17,9 per cento dei prezzi internazionali dei fertilizzanti sia dal progressivo ripristino delle infrastrutture di estrazione e trasporto. In questo contesto, la Tunisia ha consolidato il proprio ruolo di fornitore strategico per l’Italia, verso cui le esportazioni di fertilizzanti avevano già raggiunto un valore di circa 46 milioni di dollari (40,5 milioni di euro) nel 2024.
Le autorità tunisine puntano ora a consolidare questa dinamica attraverso il Piano di sviluppo 2026-2030, secondo le linee guida del presidente della Repubblica Kais Saied, che mira a modernizzare il comparto minerario e rafforzare la sovranità economica del Paese. Gli obiettivi prevedono un aumento della produzione di fosfati a 5,5 milioni di tonnellate già nel 2026, con una crescita progressiva fino a 13,6-14 milioni di tonnellate entro il 2030. Parallelamente, Tunisi punta ad accrescere i volumi esportati, che dovrebbero raggiungere circa 300 mila tonnellate nel 2026 e un milione di tonnellate entro la fine del decennio. La strategia comprende investimenti nell’ammodernamento della rete ferroviaria dedicata al trasporto dei fosfati, l’apertura di nuovi siti estrattivi, tra cui la miniera di Oum Lakhchab, e il miglioramento delle unità di trattamento e lavaggio. Il piano integra inoltre misure ambientali per ridurre le emissioni industriali e migliorare la gestione delle risorse idriche, oltre a promuovere una maggiore integrazione tra produzione di fertilizzanti e agricoltura biologica, in particolare nelle filiere del grano e dell’olio d’oliva.
Il ministro Mohamed Ali Nafti ha evidenziato “l’importanza di garantire la sicurezza alimentare e l’accesso ai fertilizzanti”, invitando la comunità internazionale ad adottare “una posizione comune per evitare e condannare l’uso della fame come arma”. In tale contesto, il titolare della diplomazia tunisina ha presentato una serie di proposte nell’ambito del meccanismo Med9++, tra cui la diversificazione delle fonti di materie prime destinate alla produzione di fertilizzanti, con l’obiettivo di ridurre l’impatto delle fluttuazioni geopolitiche e rafforzare la sicurezza strategica della regione. Tra le altre priorità indicate figurano il sostegno alla produzione locale e regionale, considerata non solo una scelta economica ma anche una questione di sovranità, attraverso investimenti nelle filiere agricole e il rafforzamento dei quadri normativi per il trasferimento tecnologico e l’innovazione. Nafti ha inoltre proposto la creazione di “meccanismi di finanziamento innovativi e adattati alle esigenze dei Paesi del Sud”, per sostenere i sistemi produttivi locali e consentire loro di affrontare “la volatilità dei mercati globali senza compromettere la stabilità economica”.
Il ministro degli Esteri tunisino ha anche invocato “l’istituzione di sistemi regionali di allerta precoce e di coordinamento logistico”, volti a migliorare la capacità collettiva dei Paesi mediterranei di prevenire e gestire le crisi, promuovere lo scambio di informazioni e garantire la sicurezza delle catene di approvvigionamento. Secondo Nafti, tali strumenti dovrebbero assicurare “un accesso equo dei prodotti agricoli dei Paesi del Sud ai mercati europei, nel quadro di un partenariato fondato sull’equilibrio e sulla solidarietà”. Nafti ha infine osservato che “queste proposte si inseriscono nella nuova dinamica promossa dalla Carta del Mediterraneo dell’Unione europea (Ue)”, sottolineando come la sfida principale non sia “la moltiplicazione delle iniziative, bensì la capacità di tradurle in impegni concreti sostenuti da adeguati meccanismi di attuazione e risorse sufficienti”. In conclusione, Nafti ha ribadito “la necessità di sviluppare un settore agricolo forte e moderno, capace di resistere agli shock climatici e alla volatilità dei mercati internazionali, garantendo agli agricoltori un accesso stabile ed equo ai fertilizzanti e alle altre risorse agricole strategiche”.
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