Crollo del Ponte Morandi, la sentenza: Giovanni Castellucci condannato a 12 anni
Genova. Giovanni Castellucci, ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia (dal 2005 al 2019), è stato condannato a 12 anni di carcere per il crollo del ponte Morandi, il viadotto della A10 che il 14 agosto del 2018 ha ceduto accartocciandosi su se stesso e provocando la morte di 43 persone. La procura aveva chiesto per lui 18 anni e 6 mesi, la richiesta più alta tra tutti e 57 gli imputati nel maxi processo.
Condannato a 11 anni l’ex responsabile delle manutenzioni di Aspi
Condannato a 11 anni di reclusione Michele Donferri Mitelli, all’epoca responsabile delle manutenzioni di Aspi. Cinque anni e sei mesi per l’ex ad di Spea Antonino Galatà e per l’ex numero due di Aspi Paolo Berti. In totale le condanne sono 32, 25 le assoluzioni.
La sentenza del processo sul crollo del Ponte Morandi, 10 pagine in totale, è stata letta alle 14 dal giudice Paolo Lepri, presidente del collegio, una lettura durata una ventina di minuti.
Castellucci è stato condannato per crollo colposo e omicidio stradale. È stata esclusa l’aggravante lavoristica, ed è stato assorbito il reato di omicidio colposo semplice.
Il verdetto sulla strage arriva a quattro anni dall’inizio del procedimento e dopo ben 284 udienze. Pochissimi gli imputati presenti, tanti invece i parenti che hanno voluto essere presenti in un aula al limite della capienza.
Egle Possetti, portavoce del Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi: “Soddisfatti, contenti un’altra cosa”
Egle Possetti, portavoce del Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi, si è definita “soddisfatta. Contenti è un’altra cosa. Ha retto l’impianto accusatorio, i tre filoni degli imputati sono stati tutti coinvolti nelle pene. La cosa che a me preoccupava è che non ci fosse un’aggravante che poteva influire sulle prescrizioni, invece ha retto l’aggravante di omicidio stradale e le prescrizioni saranno più a lungo termine”.
L’avvocato del Comitato: “Questa sentenza dimostra che il ponte non è caduto per caso”
“Questa sentenza conferma che questo ponte non è caduto per caso, è caduto perché ci sono stare responsabilità precise che attraversano tutti i soggetti organizzativi coinvolti, Aspi, Spesa, il Ministero – ha detto a caldo Raffaele Caruso, avvocato del Comitato Parenti Vittime Ponte Morandi – I soggetti individuati come responsabili hanno avuto pene significative, questo ci dice che l’impianto accusatorio è stato completamente confermato.
“Per le parti civili significa una parola di giustizia, che dice che questo ponte è caduto per delle responsabilità, e che il crollo dunque era evitabile. Credo che la domanda con cui siamo entrati in quest’aula abbiamo avuto una risposta. Da questo punto di vista è una parola che ci consente di guardare in modo diverso a questa vicenda”.
Il procuratore capo Nicola Piacente: “Faremo appello sull’aggravante lavoristica”
“È presto per dare una lettura esaustiva e quindi è troppo presto per esprimere un giudizio complesso – ha detto il procuratore di Genova Nicola Piacente – ma posso dire per le posizioni principali, per cui comunque vale il principio di non colpevolezza, visto che siamo di fronte una sentenza di primo grado, che la tesi accusatoria è stata in buona parte confermata”.
“Un elemento di riflessione – aggiunge il procuratore – dobbiamo necessariamente focalizzarlo sul mancato riconoscimento dell’aggravante lavoristica rispetto agli omicidi colposi. Su questo aspetto analizzeremo molto attentamente le motivazioni e posso anticipare che su questo faremo appello”.
Anche la sindaca Silvia Salis in aula: “Non potevo mancare”
Presenti, tra il pubblico in aula, la sindaca di Genova Silvia Salis, che si è fermata a stringere le mani ai parenti delle vittime prima della lettura della sentenza, il presidente del consiglio regionale Stefano Balleari, il procuratore capo Nicola Piacente, il presidente del tribunale Enrico Ravera.
“Non si commentano le sentenze e le condanne, ma questo è un giorno di risposta a un dramma che hanno vissuto le famiglie con la morte di 43 persone, e un dramma che ha colpito anche la città di Genova – ha detto la sindaca – abbiamo ascoltato la sentenza e da sindaca di Genova non potevo mancare“.
Il presidente della Regione Marco Bucci: “Passaggio importante nel percorso di verità e giustizia”
“La sentenza di oggi rappresenta un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del Ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate il 14 agosto 2018 né colmare il dolore delle loro famiglie, alle quali rinnovo la mia più sincera vicinanza”. Questo invece il commento del presidente della Regione Liguria Marco Bucci.
“Da sindaco di Genova ho vissuto quella tragedia fin dal primo momento e, come commissario per la ricostruzione del nuovo ponte, ho avuto l’onore e la responsabilità di accompagnare la città in uno dei momenti più difficili della sua storia. Il ricordo di quelle vittime è sempre vivo e continuerà a guidare il nostro impegno. Questa sentenza rappresenta un passaggio significativo nel percorso di accertamento delle responsabilità. Nel pieno rispetto dell’iter giudiziario, il nostro dovere resta quello di fare tutto il possibile affinché una tragedia come quella del ponte Morandi non possa mai più ripetersi, continuando a investire nella sicurezza delle infrastrutture, nella manutenzione e nella prevenzione. È questo il modo migliore per onorare la memoria delle 43 vittime”.
Sentenza sul crollo del Ponte Morandi: gli altri imputati
Come detto, gli imputati nel processo di primo grado erano 57: per i dirigenti di Spea, la controllata di Aspi specializzata nelle manutenzioni, l’accusa ha chiesto condanne tra i 7 e i 15 anni di carcere, mentre per tecnici e funzionari minori tra i 3 e i 6 anni.
Le accuse erano, a vario titolo, di omicidio colposo plurimo, violazione delle norme per la prevenzione degli infortuni sul lavoro, omicidio stradale aggravato, crollo e disastro colposo, lesioni colpose aggravate, omissione d’atti d’ufficio e falso.
Castellucci è attualmente detenuto nel carcere di Opera dopo la condanna definitiva a sei anni per disastro e omicidio colposo per la strage di Avellino, un incidente avvenuto sulla A16 in cui morirono 40 persone dopo che un autobus precipitò da un viadotto a causa di un guasto dell’impianto frenante e del cattivo stato delle barriere ai lati del viadotto. Era il 28 luglio 2013, ed è a oggi il più grave incidente nella storia italiana. Sulla tragedia del ponte Morandi ha sempre rigettato le accuse: “Mi sento responsabile, ma non colpevole“.
Le tesi di accusa e difesa
Secondo l’accusa il ponte Morandi sarebbe crollato perché Castellucci e altri dirigenti di Aspi e della sua controllata, Spea Engineering, avrebbero ignorato in modo intenzionale i segnali di degrado per non sostenere i costi di manutenzione e garantire più dividendi ai soci.
Per le difese invece sulla cima della pila nove c’era un difetto di costruzione che ha favorito la corrosione, e che nessuno poteva scoprire neanche con indagini approfondite.
Sentenza ponte Morandi, le reazioni
Poco dopo la lettura della sentenza hanno iniziato ad arrivare le reazioni: “La sentenza di oggi segna un passaggio importante nel percorso di verità e giustizia per la tragedia del Ponte Morandi. Nessuna decisione potrà restituire le 43 vite spezzate né alleviare il dolore delle loro famiglie, alle quali va ancora una volta la mia più sincera vicinanza – ha detto in una nota il deputato e viceministro al Mit Edoardo Rixi – Il crollo non è stato una fatalità, ma il risultato di gravi errori e omissioni da parte di chi aveva il dovere di garantire la sicurezza. È giusto che le responsabilità siano state finalmente accertate”.
“Nessuna decisione – ha detto il presidente del Consiglio regionale Stefano Balleari – potrà restituire le 43 vite spezzate né alleviare il dolore delle loro famiglie, alle quali rinnovo la mia più sincera vicinanza. Il crollo non è stato una fatalità e le responsabilità accertate ci ricordano quanto la sicurezza delle infrastrutture debba essere una priorità assoluta, perchè la manutenzione non deve essere considerata un costo, bensì un investimento”. Il presidente conclude: “Il ricordo delle 43 vittime continua a vivere nella coscienza della nostra comunità e ci impone di non abbassare mai la guardia. Alla loro memoria dobbiamo il dovere della responsabilità, della prevenzione e dell’impegno quotidiano affinché una tragedia come quella del 14 agosto 2018 non si ripeta mai più”.
“Dopo quasi otto anni, la giustizia ha fatto il suo corso. Era giusto che fosse così. Ma nessuna decisione potrà restituire ciò che è stato perduto il 14 agosto 2018, né cancellare il dolore di chi da allora convive con un’assenza che durerà per sempre – ha detto il capogruppo del Pd in Regione Armando Sanna – Oggi il nostro pensiero va innanzitutto alle 43 vittime, ai loro familiari e a una città che da quel giorno porta una ferita ancora aperta. Per chi è rimasto non esiste una vera fine del processo: il loro è un dolore quotidiano, nel ricordo di chi non c’è più. Questa sentenza rappresenta una pagina importante per il nostro Paese, ma il ricordo di quanto accaduto nella tragedia del Ponte Morandi deve continuare a tradursi in un impegno concreto”.
“Per quanto sia impossibile fare giustizia quando a pagare sono state 43 persone innocenti, e per quanto il dolore resti inconsolabile, oggi la magistratura ha chiarito le responsabilità di quanto avvenuto quel 14 agosto del 2018, una ferita drammatica per Genova e per il nostro Paese – aggiunge Francesco Tognoni, segretario provinciale del Partito Democratico – Oggi la responsabilità penale per tutti i soggetti coinvolti nel crollo è chiara e formalizzata, sancendo l’esito di un percorso che ha fatto luce su quanto accaduto. Tale accertamento giudiziario assume un peso definitivo se si considera che, sin dai giorni successivi all’evento, l’inciviltà di un’incuria capace di generare un disastro di tale gravità nel cuore dell’Europa era già apparsa inaccettabile.”
“La verità processuale accertata oggi deve rappresentare un monito per il futuro in modo che ci siano le condizioni per cui non si ripetano mai più tragedie come quelle del 14 agosto 2018”, conclude Francesco Tognoni.
“Nessuna condanna per quanto esemplare potrà mai fare piena giustizia per le vittime del crollo del Ponte Morandi. Una tragedia, ricordiamolo, causata dall’ingordigia di chi ha scelto di lucrare anziché mettere al primo posto la sicurezza e la tutela della vita umana – è stato il commento del capogruppo e coordinatore regionale del M5S Liguria Stefano Giordano – Nessuna somma sarà mai sufficiente per lenire il dolore dei famigliari che hanno perso figli, genitori, nipoti, fratelli, sorelle, compagni e compagne di vita. L’unico auspicio è che i responsabili di queste morti pensino ogni giorno al dolore che hanno arrecato e che la coscienza presenti loro un conto vieppiù salato. Abbiano almeno la decenza di accettare le condanne e scontino le loro pene come è giusto che sia. Per quanto riguarda la decisione della Corte, le sentenze si rispettano, tuttavia avremmo auspicato condanne ben più severe”,
“La sentenza per la tragedia del ponte Morandi non cancella purtroppo il fatto che è stata la politica decennale precedente al crollo dell’infrastruttura a permettere tutto questo, costruendo un sistema malato: è ormai stato provato oltre ogni ragionevole dubbio come Autostrade per l’Italia abbia fatto da terminale a quel sistema. La politica deve sapere prevenire e creare dei sistemi virtuosi affinché le manutenzioni siano sempre all’ordine del giorno, specialmente in una città come Genova”, aggiunge il capogruppo comunale del M5S Genova Marco Mes.
Qual è la tua reazione?
Mi piace
0
Antipatico
0
Lo amo
0
Comico
0
Wow
0
Triste
0
Furioso
0
Commenti (0)