Crosetto: “Si rischia il contagio dei debiti sovrani, salta tutto”. Sale lo spread. Meloni pressa la Ue
La sinistra “primareggia”, la destra si fa coraggio: il mondo è messo male. Lo spread tocca 116 punti e l’accisa è mobile, come il Rigoletto. Arriva Guido Crosetto in Aula a dirci: “Sono preoccupato. Se scoppia la crisi dei debiti sovrani non c’è Europa che tenga. Salta tutto. La crisi dei subprime era qualcosa di piccolissimo, una caccoletta, rispetto a oggi”. Tranquilli, è un pezzo sulla legge elettorale e la nascita è attesa alle 13. Vannacci ci scrive da Bruxelles per farci sapere che forse neppure corre alle politiche: “Sono stato eletto per prestare il mio servizio in Europa. Il sindaco di Roma? Troppo difficile”. Fate il pieno di preferenze (e di speranza).
Oggi: o cade il governo Meloni o è il solito ozio senza riposo e fatica senza lavoro. Al momento il pendolo segna la seconda opzione: la legge elettorale viene approvata e Schlein continua a duellare con Conte (che lavora di sponda con Bonelli e Fratoianni). La storia che le primarie si faranno è fortemente prematura. Chiediamo a Conte, che si porta a pranzo Angelo Bonelli e Nick Fratoianni: “Presidente, per fare le primarie attenderete la Consulta?” e Conte, con la sua solita grazia pretermessa: “Le primarie? Vediamo se si faranno”. Non date nulla per scontato. La Consulta potrebbe cassare la parte che riguarda il premio di maggioranza, l’indicazione del premier e però qui si apre un altro scenario. Ci spiega Claudio Mancini, l’acatapano di Roma, e di Gualtieri, il suo Fazzolori, il consigliori: “La sentenza della Corte è autoapplicativa. Se la Corte modifica, nulla vieta al governo di tornare in Aula e modificare ancora come fece Renzi”. A sinistra il dossier lo ha preso in mano Igor Taruffi, Taruffenko. Fermiamo l’eroe del nostro tempo, che lotta indomito al fianco di Elly Schlein, un uomo che ha lampi di ironia alla Karl Kraus. Gli si avvicina un giornalista del Fatto che sogna di andare a Marsiglia e Taruffenko propone: “Io consiglio al Fatto una meta più lontana. La Francia è troppo vicina. Per il Fatto servirebbe il fuso orario”. Insomma, Taruffenko, le primarie si faranno? “Ma certo, a gennaio”. Segnatelo.
Mentre qui si attende il parto del Melonellum, Meloni, da Spalato, sprona l’Europa, invoca flessibilità: “Non stiamo chiedendo una spesa allegra, ma bisogna tenere conto dell’inflazione”. Grazie al meccanismo delle accise mobili ci sono in cassa 160 milioni di euro che potrebbero essere impiegati per un nuovo decreto sulle accise solo che al momento la borsa la apre Eni. Giorgetti consiglia: “Teniamo quei risparmi per i momenti ancora più bui”. Riconfermiamo che sono ore da luna calante. Pochi leghisti a transumar (a proposito, le regole del Congresso Lega dovrebbero arrivare al Federale di lunedì). C’è Giovanni Donzelli che avverte: “E’ nei momenti in cui ci si rilassa, quando l’aria è tranquilla, che si rischia di cadere”. Alla solita domanda sulla Consulta che taglia, amputa e corregge, Donzelli, il folletto, risponde: “Questa storia che la Corte possa bocciare, monta sui giornali di sinistra. Noi non abbiamo nulla né contro la Corte né contro il Quirinale. Sento il M5s accusarci perfino della strage di Portella della Ginestra. Per fortuna non ero neppure nato. Forse era nato Ignazio (La Russa), ma da pochi mesi”. Si cerca la sinistra come Diogene cercava l’uomo con la lanterna. Fra i tanti nomi che girano come federatore, è il turno di Gentiloni (“hai visto il trafiletto del Riformista? Sarebbe una nuova idea di Bettini”, è la segnalazione che arriva dal Pd). Nessuno si cura della terza fiducia sulla legge (228 favorevoli) e pochi si curano delle parole dolorose, attente di Crosetto, che ormai ha il ruolo di coscienza nazionale. Ricorda: “Io, Meloni e Giorgetti abbiamo vissuto il 2011. Io c’ero. Sono preoccupato. A volte siamo un paese provinciale. La crisi dei debiti sovrani potrebbe innescare un contagio finanziario. E’ un’altra forma di guerra, ma è sempre guerra e nessuno si salverà. Anche la Cina ha un debito sommerso enorme, per non parlare degli Stati Uniti che vanno avanti stampando moneta. Bisogna fermare i grandi speculatori. Servirebbe una Onu finanziaria”. Al momento l’unica richiesta che viene fermata dalla Ue è la richiesta italiana perché “il Patto di stabilità già prevede che si tenga conto dell’impatto di un’inflazione più elevata”. Meloni per fortuna ha trovato l’Eni, la sua Lourdes. Attenti a una frase contenuta nell’ultima intervista di Claudio Durigon e che anticipa a chi sarà chiesta altra sensibilità. Ecco il titolo: “Costo di luce e gas. I fornitori mettano un tetto come per i carburanti”. In FdI hanno tradotto: “Claudio parlava forse di Enel?”. Sono gli ultimi mesi e si parla solo di fughe di dirigenti e capi di gabinetto. Almeno uno non potrà lasciare. E’ il capo di gabinetto di Lollobrigida. Ministro, è vero che i suoi dirigenti lasceranno per ruoli ancora più prestigiosi, per Cdp Venture Capital? E Lollobrigida: “E cosa c’è di più prestigioso che lavorare per me?”.
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