MONDIALI 2026, DENTRO IL RITIRO DI LUSSO DEI SOCCEROOS: BARISTA, PALESTRA E CIMELI STORICI

21 Giugno 2026 - 22:44
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La nazionale australiana ha trasformato il Claremont Country Club di Berkeley nella propria casa lontano da casa. Camere singole, piscina, vasche di ghiaccio e un’alimentazione studiata per ogni calciatore

Non è soltanto un albergo, ma una vera e propria casa australiana costruita nel cuore della California. Per affrontare i Mondiali di calcio del 2026, i Socceroos hanno scelto come quartier generale il prestigioso Claremont Country Club di Berkeley, una struttura di lusso dotata di palestra, piscina, aree per il recupero fisico e persino un barista dedicato alla squadra.

Football Australia aveva indicato come prima scelta la combinazione tra il centro di allenamento dell’Oakland Roots and Soul Sports Club e il resort californiano. Una richiesta accolta dalla FIFA anche grazie alla qualificazione diretta dell’Australia e al suo inserimento nella seconda fascia del sorteggio mondiale.

Secondo Gary Moretti, responsabile delle nazionali di Football Australia, la qualità della struttura e la vicinanza al campo di allenamento hanno rappresentato elementi decisivi.

Il complesso offre una palestra di alto livello, spazi per yoga e stretching, una piscina sufficientemente ampia per le sedute di recupero e aree attrezzate con vasche di ghiaccio. Tutto è stato organizzato per garantire ai giocatori le migliori condizioni fisiche e mentali durante la lunga permanenza negli Stati Uniti.

Due piani riservati alla nazionale

I Socceroos occupano interamente due piani dell’hotel, i cui costi sono sostenuti in larga parte dalla FIFA. Ogni calciatore dispone di una camera singola, scelta resa necessaria dalla durata del torneo e dalla volontà di assicurare a tutti il massimo riposo.

Durante i raduni più brevi, infatti, i giocatori australiani condividono normalmente le stanze. Per il Mondiale, invece, lo staff ha preferito garantire maggiore privacy e tranquillità.

Il ritiro è stato inoltre trasformato in un luogo capace di raccontare la storia della nazionale australiana.

Nella sala da pranzo sono esposte le fotografie di tutte le squadre dei Socceroos che hanno partecipato ai Mondiali dal 2006 al 2022. Nei corridoi sono appese le maglie originali indossate nelle diverse edizioni, a partire dalla storica partecipazione del 1974.

Sulle scale che collegano i due piani campeggia una fotografia di Matt Leckie e Riley McGree scattata dopo il gol contro la Danimarca che, nel 2022, permise all’Australia di qualificarsi agli ottavi di finale in Qatar.

Un richiamo quotidiano alle imprese del passato e, nello stesso tempo, un invito a provare ad andare ancora più lontano.

Il peso della storia dei Socceroos

La memoria della nazionale è particolarmente importante anche perché molti componenti dello staff tecnico hanno indossato in passato la maglia dell’Australia.

L’allenatore Tony Popovic, Paul Okon e Hayden Foxe sono tutti ex Socceroos e compaiono nelle immagini che decorano l’hotel.

«Qualificarsi per un Mondiale non deve mai essere dato per scontato», ha spiegato Moretti. «È fondamentale valorizzare quei momenti e quelle generazioni che hanno avuto successo. I giocatori passano ogni giorno davanti a quelle fotografie».

Nel ritiro non mancano gli spazi destinati al divertimento e alla socializzazione. La squadra dispone di una sala ricreativa con biliardo, ping-pong, freccette e PlayStation.

Computer portatili e attività di lavoro sono vietati: la stanza deve rimanere uno spazio esclusivamente dedicato al relax e ai rapporti tra i giocatori.

Particolarmente apprezzato è il bar del caffè, con un barista a disposizione della nazionale. Tra i calciatori è nata anche una competizione informale di latte art, nella quale Cammy Devlin risulta al momento il più abile.

Il ruolo decisivo dello chef

Uno dei protagonisti meno visibili del ritiro australiano è lo chef Vini Capovilla, alla sua quarta Coppa del Mondo al seguito dei Socceroos.

Il suo compito non è semplicemente preparare piatti nutrienti, ma trovare il giusto equilibrio tra prestazioni sportive, sicurezza alimentare e benessere psicologico.

Capovilla utilizza anche un metodo curioso per capire se i giocatori apprezzano i suoi menu: controlla quanto cibo rimane nei piatti e osserva il livello dei barattoli di Vegemite.

Meno Vegemite viene consumata, più lo chef ritiene di avere svolto bene il proprio lavoro.

«Il nostro obiettivo principale è la prestazione, insieme alla sicurezza dei giocatori», ha spiegato. «Ma esiste un terzo elemento fondamentale: il loro benessere. La Vegemite è un alimento irrinunciabile per gli australiani, non possiamo eliminarla».

Alimentazione personalizzata per ogni atleta

La gestione dell’alimentazione avviene in costante coordinamento con la dietista dei Socceroos, Julie Meek.

Ogni calciatore viene valutato individualmente, tenendo conto delle sue necessità nutrizionali, dei carichi di allenamento, del ruolo in campo e delle preferenze personali.

Lo chef e la dietista studiano i menu con l’obiettivo di convincere ogni giocatore a mangiare esattamente ciò di cui il proprio organismo ha bisogno.

La colazione può essere consumata con maggiore libertà, mentre pranzo e cena sono due appuntamenti obbligatori. Tutta la squadra deve riunirsi nella sala da pranzo, rafforzando così anche la coesione del gruppo.

Fuori dagli allenamenti e dai pasti collettivi, i giocatori hanno la possibilità di rilassarsi, uscire e visitare la zona.

All’uscita della sala da pranzo, però, tutti passano davanti a una grande frase dello storico calciatore australiano Johnny Warren:

«Una squadra campione batterà sempre una squadra di campioni».

È questo lo spirito che accompagna i Socceroos nel loro ritiro californiano. Comfort, alimentazione, recupero fisico e memoria storica sono stati messi al servizio di un unico obiettivo: trasformare il gruppo australiano in una squadra capace di lasciare il segno ai Mondiali del 2026.

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