Da azienda in crisi a impresa internazionale: la trasformazione di questa realtà pharma italiana
Contenuto tratto dal numero di luglio 2026 di Forbes Italia. Abbonati!
La crescita di un’impresa non dipende solo dai risultati economici. Sempre più spesso è legata alla capacità di costruire organizzazioni solide, innovative e in grado di affrontare la complessità dei mercati globali. È il percorso compiuto da Deltha Pharma, azienda italiana del settore salute, che negli ultimi cinque anni ha registrato una crescita media annua del 30% e consolidato la propria presenza sui mercati internazionali.
Una storia che, secondo la ceo Maria Francesca Aceti, rappresenta anche una riflessione sul futuro delle piccole e medie imprese italiane e sulle sfide che attendono il sistema produttivo nazionale. Quando Aceti è entrata in Deltha Pharma, nel 2011, l’azienda attraversava una fase molto difficile. “Avevamo pignoramenti, conti bloccati, numerose cause legali e un clima interno fortemente compromesso”, racconta. In quel momento la priorità non era crescere, ma sopravvivere: risanare la situazione finanziaria, recuperare la fiducia di clienti e fornitori e ricostruire il rapporto con i collaboratori.
Superata la fase più critica, è partito un percorso di sviluppo fondato su ricerca, innovazione e valorizzazione delle persone. Un processo che ha portato l’azienda a guardare oltre l’Italia. Nel 2018 Deltha Pharma ha avviato il percorso di internazionalizzazione, concentrandosi all’inizio su mercati con una limitata capacità produttiva locale. Una scelta che ha permesso di acquisire rapidamente esperienza e costruire una presenza estera significativa.
Il valore di un’organizzazione strutturata
Per Aceti, tuttavia, il vero punto di svolta non ha coinciso né con il risanamento, né con l’espansione internazionale. “A un certo punto ho compreso che la crescita non può dipendere esclusivamente dall’energia o dall’intuizione dell’imprenditore”, dice. “Per durare nel tempo deve poggiare su organizzazione, competenze, processi e persone”.
Una riflessione che riguarda molte pmi italiane. Per anni la competitività è stata garantita dalla qualità dei prodotti, dalla flessibilità e dalla capacità imprenditoriale. Oggi questi elementi restano fondamentali, ma non sono più sufficienti. Le aziende devono confrontarsi con trasformazioni rapide: digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilità, nuovi scenari geopolitici e normative sempre più articolate. “Il rischio maggiore per un’impresa non è sbagliare una decisione, ma continuare a operare con modelli pensati per un mondo che non esiste più”, osserva la manager.
Tecnologia, intelligenza artificiale e sostenibilità
Per affrontare questo cambiamento Deltha Pharma ha investito in ricerca e sviluppo, digitalizzazione e rafforzamento organizzativo. Negli ultimi anni ha introdotto strumenti avanzati per la raccolta e l’analisi dei dati e sta sperimentando l’utilizzo dell’intelligenza artificiale e di agenti digitali per automatizzare attività ripetitive e a basso valore aggiunto. L’obiettivo non è sostituire le persone, ma consentire loro di concentrarsi sulle attività strategiche.
“La tecnologia produce valore solo quando viene accompagnata da una cultura aziendale capace di accoglierla e utilizzarla in modo consapevole”, spiega Aceti. Per questo l’innovazione viene interpretata in senso ampio. Non riguarda solo i prodotti o la ricerca scientifica, ma investe l’intera organizzazione. Significa ripensare processi, modelli di lavoro e competenze.
Lo stesso approccio emerge nella visione della sostenibilità. Accanto agli aspetti ambientali, Deltha Pharma guarda alla dimensione sociale e organizzativa. L’azienda ha introdotto indicatori per monitorare il benessere delle persone e sviluppato iniziative dedicate all’inclusione, come la collaborazione con l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati che ha portato all’inserimento di una professionista rifugiata proveniente dalla Libia.
Governance e managerializzazione come leva competitiva
Ma è soprattutto la governance a occupare un ruolo centrale nella strategia aziendale. Un tema che Aceti considera ancora sottovalutato nel panorama delle pmi italiane. Negli ultimi anni Deltha Pharma ha investito nella managerializzazione, introducendo sistemi di controllo di gestione, monitoraggio delle performance, procedure formalizzate e modelli di compliance.
A questi si aggiungono certificazioni sulla qualità, sull’ambiente, sulla salute e sicurezza sul lavoro e sulla parità di genere. Strumenti che spesso vengono percepiti come semplici adempimenti normativi ma che, secondo la ceo, rappresentano invece un’infrastruttura di crescita. “La vera emergenza, per molte pmi italiane, non è la crescita del fatturato, ma la crescita dell’organizzazione”, sostiene. Molte imprese eccellenti rischiano di trovarsi impreparate di fronte a una complessità che aumenta più rapidamente della loro capacità di strutturarsi.
Dall’imprenditore-eroe all’organizzazione
Da qui nasce una riflessione che va oltre il singolo caso aziendale e riguarda il sistema Paese: il futuro delle pmi dipenderà dalla capacità di mantenere la flessibilità e la visione tipiche dell’imprenditore, affiancandole però a competenze manageriali, processi strutturati e modelli di governance più maturi. Insomma, “passare dalla cultura dell’imprenditore-eroe alla cultura dell’organizzazione”.
Un cambiamento che, nel caso di Deltha Pharma, ha accompagnato il percorso di crescita dell’azienda e che oggi è una delle chiavi per competere sui mercati globali. “Le aziende non crescono quando crescono i numeri, ma quando crescono le persone”, dice Aceti.
L’articolo Da azienda in crisi a impresa internazionale: la trasformazione di questa realtà pharma italiana è tratto da Forbes Italia.
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