Da imprenditrice a business connector: perché nell’era dell’AI le relazioni valgono più degli algoritmi
Imprenditori, leader del terzo settore, grandi interpreti dell’associazionismo e del civismo. Persone impegnate a costruire qualcosa di significativo. Protagonisti. A Milano, in Lombardia, in Italia. Su Affaritaliani.it Milano una rubrica dedicata al racconto di donne e uomini che con le loro iniziative, le imprese, la loro visione, forgiano quotidianamente la nostra realtà. A curare questo spazio, Mario Furlan: fondatore dei City Angels, ma anche attivista, giornalista, scrittore, coach motivazionale. Insomma, uno che di protagonisti se ne intende eccome.
Negli ultimi anni abbiamo assistito a una rivoluzione senza precedenti. L’intelligenza artificiale scrive testi, produce immagini, analizza dati e promette di trasformare il modo in cui lavoriamo. Eppure, secondo Chiara Giudici, professionista della comunicazione e del marketing con oltre dieci anni di esperienza tra imprese, associazioni, istituzioni e mondo dell’innovazione, il vero valore del futuro sarà sempre più umano.
Dopo aver guidato per oltre un decennio un’agenzia di comunicazione integrata, oggi Chiara opera come consulente strategica e sta progressivamente orientando il proprio lavoro verso la costruzione di relazioni, opportunità e connessioni tra persone e organizzazioni.
Da oltre due anni collabora con l’Osservatorio Metropolitano di Milano e dal 1° luglio assumerà la Presidenza della Commissione Comunicazione e Pubblica Immagine del Distretto Rotary 2041, che rappresenta l’intera area metropolitana milanese. L’abbiamo incontrata per parlare di comunicazione, networking, impresa e del ruolo che le relazioni avranno nel mondo che ci aspetta. L’INTERVISTA
Per oltre dieci anni hai guidato un’agenzia di comunicazione. Cosa ti ha insegnato questa esperienza?
Mi ha insegnato che dietro ogni azienda ci sono persone, storie e visioni molto diverse tra loro. Quando ho iniziato mi occupavo principalmente di comunicazione, marketing, siti web, social media e ufficio stampa. Pensavo che il valore fosse tutto lì. Con il tempo ho capito che i risultati migliori arrivavano spesso da altro: da una conoscenza condivisa, da un’introduzione fatta al momento giusto, da una relazione costruita nel tempo. Molti dei progetti più interessanti che ho visto nascere non sono partiti da una campagna pubblicitaria, ma da persone che si sono incontrate e hanno scoperto di poter creare qualcosa insieme.
Oggi ti definisci spesso una “business connector”. Cosa significa?
Significa che mi piace mettere in connessione mondi diversi. Negli anni ho costruito relazioni in ambiti molto differenti: imprenditoria, professioni, associazionismo, terzo settore, innovazione, istituzioni e cultura. Oggi mi accorgo che una parte importante del mio lavoro consiste nel creare ponti. Quando vedo due persone, due aziende o due organizzazioni che potrebbero generare valore insieme, cerco di favorire quell’incontro. Penso, ad esempio, ai progetti rotariani dedicati alla comunità e al territorio, dove mi capita di mettere in contatto aziende interessate a generare un impatto sociale concreto con associazioni e iniziative che necessitano di competenze, partnership o sponsorship. Allo stesso modo, grazie alla collaborazione con l’Osservatorio Metropolitano di Milano, incontro spesso aziende che cercano analisi, dati e chiavi di lettura per orientare le proprie strategie di sviluppo e il proprio rapporto con il territorio. In entrambi i casi il mio ruolo è lo stesso: individuare affinità, creare connessioni e trasformare relazioni potenziali in opportunità concrete di crescita e valore condiviso. Forse è l’evoluzione naturale del mio percorso professionale. Continuo a occuparmi di comunicazione, ma sempre più spesso il mio contributo consiste nel creare opportunità attraverso le relazioni.
Viviamo nell’epoca dell’intelligenza artificiale. Che impatto sta avendo sul tuo lavoro?
Enorme, e sarebbe sbagliato negarlo. Utilizzo strumenti di intelligenza artificiale ogni giorno e credo che rappresentino una straordinaria opportunità per professionisti e imprese. Consentono di ottimizzare i tempi, approfondire analisi, sviluppare idee e aumentare la produttività. Ma c’è un aspetto che noto sempre di più. Mentre tutti imparano a usare gli stessi strumenti, le relazioni diventano ancora più importanti. L’AI rende molte competenze più accessibili. La fiducia, la reputazione e la credibilità restano invece profondamente umane.
Quindi non credi che la tecnologia sostituirà il networking?
Al contrario. Penso che il networking diventerà ancora più importante. Oggi tutti possono accedere alle informazioni. Quello che continua a fare la differenza è sapere con chi parlare, chi coinvolgere, chi mettere intorno a un tavolo. Le opportunità professionali più significative della mia vita non sono mai arrivate da un algoritmo. Sono arrivate dalle persone. Per questo credo che il capitale relazionale sarà uno degli asset più preziosi dei prossimi anni.
Che ruolo hanno avuto il Rotary e l’associazionismo nel tuo percorso?
Fondamentale. Il Rotary mi ha permesso di conoscere persone straordinarie provenienti dai settori più diversi e mi ha insegnato una lezione importante: le relazioni più solide nascono dal servizio. Prima di chiederti cosa puoi ottenere, dovresti chiederti cosa puoi offrire. Dal 1° luglio avrò l’onore di guidare la Commissione Comunicazione e Pubblica Immagine del Distretto Rotary 2041. È una responsabilità che accolgo con entusiasmo perché rappresenta un territorio dinamico e complesso come l’area metropolitana di Milano. Credo molto nel valore delle reti associative quando riescono a diventare luoghi di confronto, crescita e collaborazione concreta.
Milano continua a essere una città di opportunità?
Assolutamente sì. Ma forse non per i motivi che immaginiamo. Milano resta attrattiva perché è una città che favorisce gli incontri. Qui convivono imprese, professionisti, università, startup, istituzioni, cultura e innovazione. Chi sa muoversi tra questi mondi e costruire connessioni autentiche ha enormi possibilità. Anche attraverso la mia collaborazione con l’Osservatorio Metropolitano di Milano ho avuto modo di osservare da vicino l’evoluzione della città. Milano cambia continuamente, ma mantiene una caratteristica costante: è una piattaforma di relazioni.
Qual è il consiglio che daresti a un giovane professionista che si affaccia oggi al mondo del lavoro?
Studiare, aggiornarsi e utilizzare la tecnologia senza paura. Ma soprattutto investire nelle relazioni. Frequentare persone diverse da noi, partecipare a eventi, entrare in associazioni, ascoltare, fare domande, essere curiosi. Per anni abbiamo pensato che il valore fosse nelle informazioni. Oggi le informazioni sono ovunque. La vera differenza la fanno le persone che incontriamo lungo il percorso e la capacità di creare fiducia nel tempo. Perché il futuro non appartiene a chi conosce tutto. Appartiene a chi sa mettere in connessione ciò che conta davvero.
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