Dal Concilio di Nicea a Benedetto XVI: comprendere il mistero della Trinità
Ogni volta che facciamo il segno della Croce, o quando ci svegliamo, oppure prima di recitare una qualsiasi preghiera, o all’inizio e alla fine della celebrazione eucaristica, noi rievochiamo la presenza della SS. Trinità. Questo semplice gesto, che si impara da piccoli, ci accompagna tutta la vita e ci introduce al grande mistero della Trinità. Non è un rito vuoto, ma un segno importante per ogni singolo cristiano, quando tracciamo il segno della croce, partiamo dalla fronte per ricordare che la fede illumina l’intelligenza, scendiamo al petto, dove si trova il cuore a voler simboleggiare che Dio ci ama, passiamo alle spalle per indicare che quello stesso amore, ci sostiene e ci manda nel mondo. Molti cristiani lo compiono anche nei momenti di paura, sofferenza o difficoltà, così il segno della croce diventa così una fonte di conforto interiore. Infatti, si inizia invocando il nome: “Nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, non “nei nomi”, al plurale. Un solo Dio, tre Persone. Il gesto esteriore diventa così confessione di fede nella Trinità.
E’ la presenza continua e costante di un unico Dio: il Padre genera il Figlio, il Figlio è generato dal Padre e lo Spirito Santo, procede dall’amore tra il Padre e il Figlio. Nei Concili di Nicea del 325 e in quello di Costantinopoli del 381, la Chiesa ha definito in modo solenne il linguaggio con cui parlare del mistero della SS. Trinità. L’imperatore Costantino (274-337) convocò il primo Concilio di Nicea, per ristabilire l’unità della Chiesa, e i padri conciliari condannarono l’arianesimo, che metteva in discussione la divinità di Gesù Cristo, e affermarono che il Figlio è: “generato non creato”, “della stessa sostanza del Padre”. Con l’occasione fu introdotto il termine greco “homoousios”, che significa “consustanziale”. Con questa parola la Chiesa dichiarò che il Padre e il Figlio condividono la stessa natura divina. Sarà il Concilio di Costantinopoli del 381, convocato dall’imperatore Teodosio (347-395) oltre che a confermare quanto espresso dal Concilio di Nicea a ribadire la divinità di Gesù Cristo, e a proclamare che lo Spirito Santo è Dio.
Questo mistero, che supera la comprensione umana, non è un’invenzione filosofica, nata nei secoli successivi, ma le sue radici le troviamo nella Sacra Scrittura e nelle riflessioni teologiche dei primi cristiani. La parola Trinità, non compare esplicitamente nella Bibbia, ma il contenuto della dottrina è presente in molti passi del Nuovo Testamento. Gesù stesso ci parla del Padre, del figlio e dello Spirito Santo, come distinti tra loro e tuttavia uniti nell’unica realtà divina. Basta ricordare e citare il celebre mandato missionario: “Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. Il primo ad usare il termine “Trinità” fu Teofilo vescovo e teologo di Antiochia, nel II secolo con la parola greca “Trias” nella sua opera “Ad Autolycum” scritta intorno al 180 d. C. Mentre Tertulliano (155-230) è stato il primo autore latino ad usare la parola latina “Trinitas”, da cui deriva direttamente il termine italiano “Trinità”, egli contribuì in modo decisivo a elaborare un linguaggio teologico occidentale parlando di: “una sostanza e tre persone”.
Il grande vescovo di Ippona S. Agostino (354-430) più importanti della teologia cristiana, egli dirà infatti: “vedi la Trinità se vedi l’amore. Ecco ci sono tre cose: colui che ama, ciò che è amato, e l’amore stesso”. S. Tommaso d’Aquino (1224-1274) l’autore della “Summa Theologiae”, scritta tra il 1265 e il 1273, collega strettamente il mistero trinitario all’opera della creazione. Tutte le opere divine verso il mondo sono comuni alle tre persone, poiché unica è la natura divina. Tuttavia, alcune azioni vengono attribuite in modo particolare a una persona: al Padre la potenza creatrice; al Figlio la sapienza; allo Spirito Santo l’amotre e la santificazione. Joseph Ratzinger, divenuto pontefice col nome di Benedetto XVI (2005-2013) già da professore di Teologia, all’università in Germania, dedicò profonde riflessioni alla SS. Trinità, definì la persona divina come “relazione pura”. Il Padre esiste nel donarsi al Figlio, il Figlio nel riceversi dal Padre, e lo Spirito Santo nell’essere il legame reciproco. Egli vide nella Trinità il fondamento della dignità della persona umana e della vita comunitaria della Chiesa.
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