Ragazzi, una vacanza con i malati a Lourdes: «Basta un sorriso per scoprire la vera ricchezza»

02 Luglio 2026 - 13:00
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Ragazzi, una vacanza con i malati a Lourdes: «Basta un sorriso per scoprire la vera ricchezza»
I giovani volontari di quest'anno a LourdesI giovani volontari di quest'anno a Lourdes

Per i ragazzi delle superiori il mese di giugno coincide con l’inizio delle vacanze dopo un anno di studi. Un gruppo di studenti ha trascorso queste prime settimane diversamente, pagando di tasca propria una quota per spendersi gratuitamente per il prossimo. Protagonisti di questa esperienza sono una ventina di giovani del Liceo scientifico Arturo Tosi di Busto Arsizio, che hanno partecipato ai pellegrinaggi a Lourdes organizzati da Oftal, l’associazione che da più di cento anni si prodiga nel trasporto degli ammalati.

Le esperienze dei giovani bustocchi al servizio del prossimo nella cittadina francese risalgono agli anni Novanta, quando il professor Moschini, all’epoca docente di educazione fisica, fece il primo pellegrinaggio con cinque studenti. Da allora il progetto è cresciuto fino a coinvolgere in alcune edizioni ben 120 ragazzi. Dopo la sospensione causata dalla pandemia, l’attività è ripartita lo scorso anno con 10 studenti, raddoppiatisi nell’edizione attuale. Rispetto ai pellegrinaggi più tradizionali, una delle caratteristiche più interessanti è la forte eterogeneità dei partecipanti: «Il gruppo – spiega il professor Antonio Sametti, accompagnatore dell’ultima edizione – accoglie sì ragazzi legati agli oratori e agli ambienti cattolici, ma insieme a loro ci sono coetanei senza particolari legami con la Chiesa. In passato hanno partecipato anche ragazzi di fede musulmana».

Secondo il docente, a convincere anche i ragazzi meno avvezzi a queste attività è soprattutto la capacità di presentare l’essenza della proposta: «A scuola la proponiamo come un’esperienza di dono. Facendo pochi e semplici servizi, gli studenti intuiscono di regalare agli ammalati un sorriso. Se all’inizio alcuni possono essere un po’ restii, già dal primo giorno si vede come sbocciano, donandosi al prossimo. E quando finisce l’esperienza sono portati a dire; “Voglio rifarlo l’anno prossimo”. Io per esempio partecipai da ragazzo nel 2003, quando ero in quarta superiore, e mi sono ritrovato a farlo adesso nella veste di insegnante».

Le attività di servizio degli studenti a Lourdes sono suddivise per genere: le ragazze sono impiegate soprattutto nella preparazione dei vari pasti della giornata nelle strutture di accoglienza. Ai ragazzi invece sono assegnati i lavori fisicamente più pesanti, come il trasporto degli ammalati sulle carrozzine. «Ci occupavamo di accompagnarli nelle strutture dove soggiornavano, o al Santuario per le celebrazioni – racconta Emanuele Lamperti, 17 anni, uno  partecipanti al pellegrinaggio di giugno -. All’inizio avevo un po’ di ansia per le responsabilità che mi avrebbero assegnato; poi, quando ho incontrato gli ammalati, ho capito che stavamo partecipando a un servizio molto bello. In particolare, ho imparato a notare come bastano piccole cose, come un sorriso, per far sì che nasca una lunga conversazione».

Per Lamperti si trattava della prima esperienza con l’Oftal. Quando gli è stata proposta a scuola ha subito accettato. Di questi pellegrinaggi aveva sentito parlare molto bene dai suoi stessi genitori, che in passato avevano partecipato insieme a una di queste esperienze: «Io frequento l’oratorio nella mia parrocchia, e oggi sono anche uno degli educatori. Ma il fatto che la proposta fosse aperta a tutti l’ha arricchita ulteriormente, ed è riuscita secondo me a portare nel cuore degli altri qualcosa di meraviglioso. E non solo perché permette a tutti di avvicinarsi al nostro ambiente, ma soprattutto perché consente di capire quali siano le cose importanti nella vita. Siamo abituati ai beni materiali, alle ricchezze, ad accumulare sempre più cose, però a volte bastano pochi sorrisi per poter capire cosa sia la vera ricchezza».

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