Dalla Campania al Veneto, la rete mafiosa dei Casalesi: 24 provvedimenti restrittivi in sette province. Condanne fino a 30 anni

08 Ottobre 2026 - 18:05
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Dalla Campania al Veneto, la rete mafiosa dei Casalesi: 24 provvedimenti restrittivi in sette province. Condanne fino a 30 anni

Dalla Campania al Veneto, la rete mafiosa dei Casalesi: 24 provvedimenti restrittivi in sette province. Condanne fino a 30 anni

Ventiquattro provvedimenti restrittivi, emessi dalla Procura generale della Repubblica di Venezia nei confronti di altrettante persone, già condannate dalla Corte d’Appello lagunare, a giugno 2025, sono stati eseguiti a esito del secondo grado di giudizio. Sono stati gli investigatori della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza a eseguirli nelle province di Venezia, Caserta, Cosenza, Napoli, Potenza, Rovigo e Padova. Si tratta, in particolare, di 24 dei 27 imputati che hanno originariamente optato per il rito ordinario e che, a conclusione del giudizio di appello, sono stati dichiarati colpevoli, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso, usura, estorsione, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, emissione di fatture per operazioni inesistenti e altri gravi reati aggravati dall’agevolazione o dal metodo mafioso, con pene previste tra i 3 anni e i 30 anni di reclusione, formulando successivo ricorso per cassazione.

Il radicamento del clan dei Casalesi

Le indagini svolte all’epoca dei fatti avevano accertato, come noto, l’operatività di una organizzazione criminale, espressione del clan dei Casalesi, radicata nel Veneto orientale e, in particolare, nel comprensorio di Eraclea (VE), documentando la silente infiltrazione di quell’organizzazione nel tessuto imprenditoriale locale e nelle dinamiche politico amministrative del territorio.

La Cassazione aveva confermato la sentenza in Appello

Nei giorni scorsi, la Corte di Cassazione, riconoscendo la solidità dell’impianto argomentativo posto a sostegno della sentenza della Corte di Appello lagunare, ha confermato, per 24 posizioni processuali, la bontà di quelle valutazioni di merito, in ordine all’esistenza e del contesto mafioso, consentendo alla Procura generale della Repubblica di Venezia di emettere i conseguenti ordini di esecuzione per la carcerazione, due dei quali sospesi. Per le posizioni di altri 3 imputati la Corte di Cassazione ha rinviato ad altra sezione della Corte d’Appello di Venezia, in due casi per la rivalutazione del compendio probatorio, e, per il terzo, limitatamente al trattamento sanzionatorio.
Le operazioni sono state condotte da investigatori della Squadra mobile della Questura di Venezia, del Nucleo Investigativo del Comando Provinciale dei Carabinieri di Venezia e del Gico della Guardia di Finanza di Trieste. Le attività sono state supportate dalla Sezione investigativa dello Sco di Venezia, dalle Squadre mobili delle Questure di Caserta e Potenza, dai Comandi Provinciali dei Carabinieri di Napoli, Caserta e Cosenza e dai Comandi Provinciali della Guardia di Finanza di Caserta e Venezia. Il complesso articolato dispositivo operativo ha visto impiegati oltre 100 tra carabinieri, poliziotti e finanzieri.

Fugge il boss Donadio

A quanto si è appreso da fonti stampa, all’arresto è sfuggito il boss Luciano Donadio, 60 anni, condannato in via definitiva a trent’anni come capo del clan dei Casalesi di Eraclea. A differenza di Donadio , gli altri condannati si sono quasi tutti consegnati: Il braccio destro Raffaele Buonanno si è consegnato a Melfi, mentre a Padova si trova il figlio del boss, Adriano Donadio .

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