Nato prematuro e di appena un chilo: i medici del Bambino Gesù lo salvano con una nuova terapia

08 Ottobre 2026 - 18:05
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Nato prematuro e di appena un chilo: i medici del Bambino Gesù lo salvano con una nuova terapia

Era nato prematuramente con una grave cardiopatia congenita, ma i medici del Bambino Gesù sono riusciti a salvarlo. Pesava appena un chilogrammo, ma a causa della sua patologia e della prematurità non poteva essere sottoposto a un intervento cardiochirurgico. Ma alla fine il piccolo, un gemellino nato in Sardegna alla 29esima settimana di gravidanza, è stato sottoposto a una nuova procedura mininvasiva effettuata completamente per via transcatetere. Si è trattato di un metodo salvavita con cui il neonato, il bambino più piccolo al mondo curato con questa strategia, è riuscito ad aumentare il peso, raddoppiandolo e raggiungendo i 2,5 chili. L’intervento, eseguito dalla squadra dell’Unità operativa complessa di Cardiologia interventistica guidata da Gianfranco Butera, ha consentito di stabilizzare il neonato e di farlo crescere prima dell’intervento chirurgico risolutivo.

Nato prematuro e di appena un chilo: i medici del Bambino Gesù lo salvano

Alcune cardiopatie congenite sono specificamente gravi, come hanno spiegato gli esperti dell’ospedale in una nota, e possono determinare già nei primi giorni di vita una situazione difficile: il sangue può avere difficoltà ad arrivare all’aorta e quindi anche al resto dell’organismo, mentre una quantità eccessiva può sopraggiungere ai polmoni, portandoli in sovraccarico. Nei neonati prematuri con un peso estremamente basso, il trattamento rappresenta una sfida ancor più grande. Quando il peso è 1 kg, infatti, un intervento cardiochirurgico tradizionale può portare rischi proibitivi o non essere tecnicamente praticabile.

Per il piccolo, che si è trasferito dalla Sardegna al Bambino Gesù, bisognava quindi trovare una soluzione alternativa che gli permettesse di crescere fino a poter affrontare la cardiochirurgia. «In bambini così piccoli la cardiochirurgia può non essere immediatamente praticabile e fino a pochi anni fa le possibilità di trattamento erano estremamente limitate – spiega Butera – Con questa tecnica possiamo intervenire senza aprire il torace, regolando dall’interno dei vasi la quantità di sangue che raggiunge i polmoni e mantenendo contemporaneamente un flusso adeguato verso l’aorta. Non correggiamo ancora la cardiopatia: creiamo le condizioni perché il bambino possa crescere fino all’intervento definitivo».

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