Dall’inizio della guerra in Iran, bot e trading algoritmici hanno raddoppiato la volatilità dei prezzi del gas in Europa

Siamo succubi degli algoritmi, anche in campi che sono molto lontani da noi ma che poi hanno ripercussioni concrete sulla nostra vita di tutti i giorni. Un approfondimento realizzato da Montel news ha acceso i riflettori su una dinamica che sta scuotendo il comparto del gas in Europa: in seguito ai bombardamenti statunitensi e israeliani in Iran (iniziati il 28 febbraio), l’instabilità del prezzo di riferimento del gas sul mercato olandese Ttf ha subito un raddoppio. E, questo è l’elemento appurato in settimane di indagini, a spingere in alto i prezzi e poi a determinare tutta una serie di violente oscillazioni al rialzo o al ribasso è stato l’utilizzo sistemi di trading automatizzato. Si tratta di software che analizzano istantaneamente i flussi di notizie e le discussioni sulle piattaforme social, decifrando il tenore dei messaggi per lanciare operazioni finanziarie in una frazione di secondo. Dato che un unico investitore può muovere contemporaneamente una flotta di 100 o 200 bot, l’impatto complessivo sull’andamento dei prezzi può essere devastante. Le macchine esasperano le variazioni delle quotazioni nell’arco della giornata, accodandosi in massa alle medesime direzioni di mercato e innescando un meccanismo emulativo che si autoalimenta. Spiega Tobias Federico, capo analista di Montel: «La volatilità sul contratto Ttf con scadenza a breve termine è più che raddoppiata dallo scoppio della guerra il 28 febbraio, con un quinto delle spedizioni mondiali di Gnl quasi completamente interrotte».
La reazione a catena innescata da bot e algoritmi si poggia su filtri piuttosto rigidi, tarati su vocaboli allarmistici come «conflitto» o «blocco delle rotte», «bombardamento» o anche «fine della cività», oppure sulle comunicazioni social quotidiane di leader politici come Donald Trump (suo è l’ultimo virgolettato appena citato e preso ad esempio dagli esperti di Montel). Gli analisti calcolano che i software di trading governino attualmente il 50% circa dell’altalena dei prezzi giornalieri connessa alla crisi iraniana, un’incidenza decisamente superiore rispetto al ruolo marginale ricoperto durante le prime fasi del conflitto ucraino, nella primavera del 2022.
La vulnerabilità più evidente di questo modello risiede nell’incapacità di distinguere la verità dalle speculazioni. I bot rispondono alla rilevanza mediatica di un testo ignorando l’eventuale presenza di notizie false. Una dimostrazione lampante è avvenuta il 24 aprile, quando un lancio d’agenzia di First Squawk su presunti colloqui diplomatici tra Washington e Teheran ha generato, nel giro di pochissimi minuti, una massiccia svendita automatica dei futures del gas che ha fatto precipitare le quotazioni del Ttf. A complicare il quadro interviene poi un effetto di trascinamento tra mercati, dato che gli algoritmi tendono a proiettare sul gas i contraccolpi registrati in settori affini, come quello del petrolio.
Un simile quadro di fragilità potrebbe accentuarsi nei prossimi anni a seguito di una mutazione geopolitica delle forniture innescata da questo conflitto che ormai va avanti da oltre tre mesi. L’Agenzia internazionale dell’energia (International energy agency, Iea) ha avvertito in un recente rapporto che la quota di gas spot e di Gnl flessibile nell’approvvigionamento totale dell’eE potrebbe salire a circa due terzi entro il 2030, il che «potrebbe aumentare l’esposizione alla volatilità dei prezzi a breve termine». La Iea ha inoltre osservato che negli ultimi due anni la quota dei contratti a lungo termine, sommata alla produzione interna, è scesa da circa l’80% a circa il 50%. Questo renderà il Vecchio continente ancora più esposto ai picchi speculativi immediati. Nel frattempo, i listini ne pagano le conseguenze: dopo aver raggiunto i 70 euro a megawattora a fine marzo – record degli ultimi tre anni – il Ttf si è posizionato sui 49 euro, un valore comunque superiore del 53% rispetto ai livelli pre-conflitto.
«Le oscillazioni dei prezzi sono determinate da molteplici fattori che si sommano tra loro. È una sorta di “torta della volatilità” che finisce per esplodere: ogni strato innesca l’esplosione successiva, ancora più violenta. È un vero e proprio caos», spiega Seb Kennedy, amministratore delegato e fondatore della società di analisi di mercato Energy Flux. «Nella migliore delle ipotesi questi mercati non funzionano come dovrebbero e, nella peggiore, sono semplicemente compromessi e non in grado di fornire segnali accurati sui prezzi», aggiunge.
Si tratta di una situazione che gli esperti paragonano a un’esplosione perpetua, in cui ogni ondata di panico genera la successiva, consegnando all’Europa un mercato che rischia di non saper più esprimere prezzi reali. E a fare le spese di queste attività portate avanti da software, bot e algoritmi, sono imprese e famiglie in carne e ossa.
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