«È giunto il momento di istituire l’Area marina protetta dell'Arcipelago toscano»

Le aree protette terrestri coprono appena il 10% della Toscana, ancora molto lontano dall’obiettivo del 30% da raggiungere entro il 2030. Anche sul mare il traguardo resta distante, mentre attendono ancora di essere istituite due Aree marine protette già previste dalla legge 394 del 1991: quella dell’Arcipelago toscano e quella delle Formiche di Grosseto.
È il divario denunciato da Legambiente nell’ultima giornata della tappa regionale di Goletta verde, dedicata alla biodiversità marina e terrestre con un seminario in programma oggi allo Yacht Club di Punta Ala. L’associazione chiede di accelerare la tutela di specie e habitat in linea con la Strategia europea sulla biodiversità, che impegna anche l’Italia a proteggere almeno il 30% delle terre, delle acque interne, delle coste e dei mari entro il 2030, destinandone almeno il 10% a una protezione rigorosa.
Per il mare, il primo passo indicato dal Cigno verde è sbloccare l’istituzione delle due Aree marine protette dell’Arcipelago e delle Formiche di Grosseto, situate davanti al Parco regionale della Maremma. Due percorsi distinti, rimasti finora in sospeso nonostante siano contemplati da una legge approvata 35 anni fa.
«La biodiversità rappresenta il capitale naturale su cui si fondano il benessere delle persone, la qualità della vita e la capacità dei territori di affrontare le conseguenze della crisi climatica – dichiara Stefano Raimondi, responsabile nazionale Biodiversità di Legambiente –. Oggi più che mai è necessario passare dagli impegni alle azioni concrete».
La rete delle aree protette toscane rappresenta già un’infrastruttura essenziale per la salvaguardia degli ecosistemi, ma secondo l’associazione deve essere rafforzata attraverso una gestione più efficace, una maggiore connettività ecologica e interventi di ripristino degli ambienti degradati, coerenti con la Nature restoration law europea. La tutela della biodiversità incide infatti sulla sicurezza del territorio, sulla disponibilità d’acqua, sulla qualità del paesaggio e sulla possibilità di orientare l’agricoltura verso criteri sempre più agroecologici.
Sul versante terrestre, Legambiente propone di recuperare e rafforzare l’esperienza delle Aree naturali protette d’interesse locale (Anpil), molte delle quali versano in uno stato di abbandono istituzionale. Chiede inoltre di aumentare la protezione del Parco regionale delle Alpi Apuane dalle attività estrattive e di rilanciare il progetto del Parco nazionale interregionale del fiume Magra.
«La mancata protezione di una superficie adeguata di aree terrestri è una cosa ancor più clamorosa se si pensa che negli oltre dieci anni in cui le competenze in materia di istituzione di aree protette sono state attribuite alla Regione, è stata istituita solo una Riserva naturale e qualche sito Natura 2000, contro le 45 Riserve e oltre 150 siti Natura 2000 istituiti quando le competenze erano delle Province – osserva Carlo Galletti, responsabile Natura e biodiversità di Legambiente Toscana –. Sul conteggio pesa anche lo stato di abbandono istituzionale in cui versano le Aree protette d’interesse locale, istituite su territori spesso di enorme valore conservazionistico, finora non adeguatamente tutelate dall’amministrazione regionale e mantenute in vita solo da alcuni Comuni di buona volontà».
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