Dall’odio di Ben Gvir a un gesto di perdono: il mondo diviso tra rancore e umanità

Maggio 21, 2026 - 08:43
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Dall’odio di Ben Gvir a un gesto di perdono: il mondo diviso tra rancore e umanità

Come giudicare un ministro che, dopo aver arrestato gli attivisti della Flotilla, li ammanetta e lì mette a testa in giù deridendoli? Non ci sono parole che possano giustificarlo. Lui, Itamar Ben Gvir, responsabile della sicurezza in Israele, sembra conoscere un solo sostantivo: l’odio. Altrimenti, che cosa si potrebbe pensare di lui se non che è un uomo indegno a ricoprire quel ruolo che il suo primo ministro gli ha conferito? Infatti è lo stesso Netanyahu a riconoscere che “ha sbagliato e non si doveva comportare così”. Parole blande di fronte a quello che aveva commesso il fedelissimo collaboratore.

Di certo, nella tranquillità di una stanza senza testimoni, lo avrebbe attaccato al muro, forse cacciato a calci nel sedere. Ma dinanzi alla reazione del mondo intero contro quella infamità, ha dovuto dosare la sua reazione, moderare lo stato d’animo e il nervosismo. Nonostante questa falsa diplomazia, lo sdegno è stato unanime. Sergio Mattarella lo ritiene “un trattamento incivile”, Giorgia Meloni va più in là, pretende da Tel Aviv “scuse senza attenuanti”, Elly Schlein vorrebbe che il nostro governo “fosse meno tollerante”. In che modo? Dichiarando guerra a Israele? Si può essere pro o contro l’iniziativa della Flotilla, però arrivare a tanto non è pensabile per chi professa la democrazia.

Forse, in cuor loro, gli stessi connazionali del ministro vorrebbero scendere in piazza e organizzare una marcia contro chi si è reso responsabile di un tale misfatto. Non si può perdonare Ben Gvir: che cosa avrà voluto dimostrare umiliando quelle persone che volevano arrivare a Gaza portando solidarietà a quel popolo che muore di fame e di sete? Francamente, nessuna ragione è plausibile nemmeno se pensi che quel Paese non abbia bisogno di aiuti alimentari. Di che altro, visto che i bambini non riescono a sopravvivere e volano in cielo a decine?

“Guardateli adesso, erano arrivati con tanto orgoglio qui da noi, ora sono in ginocchio e non parlano”. Il ministro non si placa, non frena il suo rancore e il suo disprezzo per quelle persone che non hanno compiuto reati. È un atteggiamento che non ha nulla di umano, distante anni luce da quella generosità che non ci dovrebbe mai abbandonare. Sempre.

Quanto è accaduto in quel luogo, in terra israeliana, ha cancellato tutti gli altri problemi che assillano il mondo. Le due guerre non sono terminate. Anzi, Putin tornando dal viaggio in Cina, ostenta felicità perchè ha ottenuto dall’amico Xi quei soldi necessari per combattere ancora contro l’Ucraina. Trump continua a rinviare l’attacco all’Iran perchè dice che i negoziati per la pace sono a buon punto, “vicinissimi all’accordo”, aggiunge. Teheran rimane in attesa, sostiene di non aver paura del colosso americano, ma in cuor loro i leader di quel Paese non vedono l’ora di arrivare a mettere punto ad un conflitto che minaccia non solo il Medio Oriente.

In Italia, tutti si indignano per il comportamento incivile del ministro Ben Gvir, però le divisioni non si placano e la campagna elettorale prosegue imperterrita ad andare avanti. A sinistra, i  problemi della Schlein sono sempre gli stessi: più in casa che fuori. Il dilemma delle primarie è sul tavolo delle infervorate discussioni quotidiane. Si faranno o no? E se si dovesse propendere per il si, chi potrebbe essere il candidato da opporre alla Meloni alle politiche del 2027? La segretaria di Via del Nazareno lavora giorno e notte per difendere il campo largo, però si rende conto che i nemici sono più gli alleati che gli avversari.

La moderata Pina Picierno non gliele perdona una, i contrari alla rivoluzione preferiscono l’ironia: “Se quando parla la Schlein gesticolasse di meno e proponesse qualcosa di concreto saremmo ben lieti di appoggiarla”. La pentastellata Chiara Appendino si occupa del futuro, magari di quando i 5Stelle saranno di nuovo alla guida del Paese. Spara a pallettoni contro Matteo Renzi che trascorre la sua giornata inseguendo i talk show per dimostrare come la sua “Melonifobia non abbia un attimo di tregua”. L’ex sindaco di Torino (cioè l’Appendino) non si fida del leader di Italia Viva. “Subito dopo il voto, conoscendo i suoi trascorsi, temo che potrebbe tradirci”.

Pure a destra non se la passano bene. La polemica è furente per due ragioni: in primo luogo per l’avanzata del generale Vannacci che i sondaggi danno ormai al quattro per cento, più forte di Renzi e Calenda. Futuro Nazionale ha gradito il passaggio di Laura Ravetto dalla Lega al Movimento guidato dall’ex alto ufficiale. Secondariamente, per il solito Matteo Salvini che non disdegnerebbe un anticipo delle politiche perchè la gente ha perso la fiducia per l’inflazione e il rincaro della spesa e dell’energia. Dice sottovoce un esponente della Lega: “A che gioco sta giocando il nostro segretario?”.

Davide Corallo
Davide Corallo (foto Ansa) – Blitz Quotidiano

A Milano il gesto di estrema umanità

Si passa insomma dall’odio israeliano alla polemica a tutti i costi che impazza in Italia. Ecco perchè una prova di umanità riempie il cuore di chi vorrebbe vivere in un mondo diverso. Leggiamo che il giovane Daniele Corallo che fu ferito dinanzi alla Bocconi da un avversario politico (oggi ha lesioni che rimarranno permanenti) ha voluto durante il processo che si svolge a Milano riabbracciare l’attentatore. Aiutandosi con le stampelle si è alzato dal suo posto ed ha dimostrato che in terra esiste ancora chi non professa soltanto ostilità e rancore.

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