Davide Ancelotti: “Ho pianto per il Milan, ora sarei pronto per allenarlo. Vi racconto lo champagne di Ronaldo e i calzettoni di Modric”
Intervista al figlio del ct del Brasile.
Davide Ancelotti, vice e figlio di Carlo Ancelotti, ct del Brasile, ha parlato a La Gazzetta dello Sport. Reduce dalla prima esperienza da allenatore in pectore al Botafogo, ha fatto un bilancio delle passate esperienze e si è già proiettato al Mondiale in arrivo.
“Neymar tra i preconvocati? Se è in questa lista è perché la sua condizione fisica sta migliorando. Poi da qui al 18 maggio faremo la scrematura fino ai 26 che verranno negli Stati Uniti. La passione che ho visto in Brasile per la Seleçao, ma anche al Botafogo, è incredibile. Tutti vogliono vincere e quando vedi la maglia verdeoro non puoi non sentire una grande responsabilità. Il caldo sarà un fattore da non sottovalutare, così come la strada che sta prendendo il calcio moderno. Credo saranno importanti la disciplina nella fase difensiva e le palle inattive. Dal nostro punto di vista, dovremo poi rispettare i valori di un paese come il Brasile che ha nell’allegria e nell’umiltà caratteristiche non solo in campo, ma nella vita”.
“Quella col Botafogo è stata un’esperienza che mi ha formato e mi ha reso più forte. Ora il Mondiale con papà e poi spero in un club che mi intrighi. Qualche proposta sul tavolo c’è, io vorrei decidere già prima del torneo di giugno, ma vediamo”.
“Ho giocato un po’ da centrocampista come papà, che mi fece pure giocare qualche minuto in amichevole con il Milan contro la Dinamo Kiev. Fu la prima partita di Pato in maglia rossonera e mi presi un cazziatone da Valerio Fiori per un retropassaggio suicida che lo costrinse a uscire dalla porta. Prima di intraprendere questa carriera ero molto milanista. Non ho vergogna a dire che da tifoso piansi a Yokohama dopo la sconfitta con il Boca. Se allenerei il Milan? Certo, e mi sento anche pronto per farlo”.
“Papà non è solo un gestore di campioni, si è aggiornato in tutti questi anni, cambiando molto. Da bimbo papà cronometrava quanto ci mettevo a indossare il pigiama. Era uno stratagemma da grande allenatore, crearmi una sfida con me stesso per farmi andare a nanna. In fondo con i calciatori, sempre molto competitivi, funziona allo stesso modo. Poi a volte i campioni esagerano. Ricordo, per esempio, che al Real Madrid due giocatori si affrontarono a badminton alle 4 del mattino di ritorno da una trasferta perché se l’erano promessa. O che dovemmo togliere il campetto da calcio-tennis perché le sfide erano troppo accese”.
“Cristiano Ronaldo ha un’etica del lavoro unica. Quando nel 2014 vinse il Pallone d’oro. Cristiano si concesse una flute di champagne per festeggiare. Bene, al primo allenamento utile chiese una sessione extra per smaltirla. L’avversario che ci ha lasciato a bocca aperta? Mbappé quando giocammo col Real contro il Psg nel 2022. Ci siamo guardati e ci siamo detti 'Ma che giocatore è questo?'. Impressionante. Il centrocampista più forte mai allenato? Kroos. Ma anche Modric. Lui giocava sempre con delle calze che metteva sotto ai calzettoni del Real. Un giorno in casa del Rayo il magazziniere, che per lui era un fratello, si dimenticò di portarle. Apriti cielo, Luka era una furia. A proposito di giocatori perfezionisti".
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