Dazi al 100% ai paesi UE che applicano la Digital Services Tax
Donald Trump ha minacciato di applicare un dazio del 100% ai paesi europei che introdurranno una Digital Services Tax. In realtà, la tassa sui servizi digitali viene già applicata in diversi paesi, tra cui l’Italia. Secondo gli Stati Uniti, questa tassa è discriminatoria perché colpisce solo le Big Tech. La Commissione europea ha dichiarato che risponderà con decisione per difendere la sua sovranità.
Trump riaccende lo scontro con l’Europa
Come è noto, vari funzionari dell’amministrazione Trump hanno criticato le leggi digitali europee (Digital Markets Act e Digital Services Act), in quanto sarebbero state scritte per colpire solo le aziende statunitensi, minacciando ritorsioni. Con un post su Truth Social, il Presidente ha ora minacciato di applicare un dazio del 100% a tutti beni importati negli Stati Uniti dai paesi europei che imporrano il pagamento di una Digital Services Tax.
Trump ha inoltre specificato che il dazio prevarrà sugli accordi commerciali stipulati con il paese (attuati, firmati o non firmati). Il riferimento è quasi certamente all’accordo commerciale sottoscritto con la Commissione europea a fine luglio 2025 e formalizzato circa un mese dopo (prevede un’aliquota massima del 15% per quasi tutti i beni importati negli Stati Uniti). A fine maggio 2026 era stato raggiunto un accordo politico tra Parlamento e Consiglio. L’approvazione finale è arrivata il 16 e 25 giugno, rispettivamente.
Durante i negoziati che hanno portato all’accordo non ci sono state discussioni sulla Digital Services Tax. Questa tassa viene già applicata in diversi paesi europei, tra cui Italia, Francia, Spagna, Portogallo e Austria. In Italia è pari al 3% dei ricavi derivanti dalla fornitura dei servizi da parte di aziende con ricavi mondiali di almeno 750 milioni di euro all’anno. In futuro potrebbe essere introdotta una tassa unica a livello europeo.
Trump vuole imporre un dazio del 100% sulla base della sezione 301 del Trade Act (1974) che consente al Presidente di reagire se un’indagine stabilisce che le tasse sono discriminatorie. Un portavoce della Commissione europea ha dichiarato:
L’UE e i suoi Stati membri hanno il diritto sovrano di regolamentare l’attività economica nel proprio territorio e tutte le imposte sono per loro natura non discriminatorie e si applicano in modo equo a tutte le grandi imprese, indipendentemente dalla loro origine. Le misure unilaterali che prendono di mira politiche così legittime sono ingiustificate. Qualora venissero adottate, l’UE risponderà con rapidità e decisione per difendere i propri diritti e la propria autonomia normativa.
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