Dazi: olio d’oliva tunisino in vantaggio su Italia e Spagna, export +57 per cento
L’olio d’oliva tunisino corre sui mercati internazionali e si prepara ad affrontare la nuova partita commerciale negli Stati Uniti con un vantaggio tariffario sui concorrenti europei. La Tunisia non figura infatti tra le 60 economie colpite dai nuovi dazi aggiuntivi introdotti da Washington e beneficia così di un’esenzione di fatto, mentre l’olio proveniente dall’Italia, dalla Spagna e dagli altri Paesi dell’Unione europea resta soggetto a un’aliquota complessiva del 15 per cento. Il vantaggio arriva mentre le esportazioni tunisine registrano una crescita vicina al 57 per cento. Nei primi otto mesi della campagna olearia 2025-26, da novembre a giugno, la Tunisia ha esportato 352 mila tonnellate di olio d’oliva, in aumento del 56,7 per cento rispetto alle 224,6 mila tonnellate dello stesso periodo della campagna precedente. È quanto emerge dagli ultimi dati dell’Osservatorio nazionale dell’agricoltura (Onagri), che evidenziano anche un incremento del 45 per cento del valore delle esportazioni, salito a 4,394 miliardi di dinari (circa 1,29 miliardi di euro), rispetto ai 3,03 miliardi di dinari (circa 891 milioni di euro) dell’anno precedente.
L’aumento dei volumi supera quello dei ricavi, segnale che i prezzi internazionali rimangono inferiori ai livelli eccezionali raggiunti nella scorsa campagna, pur mostrando una leggera ripresa. Nel solo mese di giugno 2026 il prezzo medio all’esportazione è aumentato del 3,1 per cento su base annua, passando da 13,26 a 13,68 dinari (da 3,90 a 4,02 euro) al chilogrammo, con quotazioni comprese tra 9,06 e 17,36 dinari al chilogrammo a seconda della categoria merceologica. Dal punto di vista qualitativo, l’olio extravergine rappresenta l’83,4 per cento delle esportazioni complessive, confermando il posizionamento della produzione tunisina nella fascia più alta del mercato. Continua tuttavia a pesare la limitata capacità di valorizzare il prodotto attraverso il confezionamento: solo il 13,7 per cento dell’olio viene esportato imbottigliato, mentre l’86,3 per cento lascia il Paese sfuso. La quota risulta sostanzialmente invariata rispetto alla campagna precedente, quando si era attestata al 13,6 per cento. Ancora più contenuto il dato relativo al biologico, dove il prodotto confezionato rappresenta appena il sei per cento delle esportazioni.
Il mercato europeo continua ad assorbire la quota maggiore dell’olio tunisino, con il 56,8 per cento dei volumi complessivi. Seguono il Nord America con il 24,2 per cento, l’Asia con l’11,3 per cento e l’Africa con il 3,9 per cento. La Spagna si conferma il primo acquirente, con il 32,4 per cento delle quantità esportate, davanti all’Italia con il 19,7 per cento e agli Stati Uniti con il 19,4 per cento. Nel segmento biologico, che nei primi otto mesi della campagna ha raggiunto 47,3 mila tonnellate esportate per un valore di 622,4 milioni di dinari (circa 183 milioni di euro), la graduatoria cambia: l’Italia è il principale mercato con il 39 per cento dei volumi, seguita dalla Spagna con il 25 per cento, dagli Stati Uniti con il 23 per cento e dalla Francia con l’otto per cento. Il prezzo medio dell’olio biologico si è attestato a 13,16 dinari al chilogrammo, variando dai 12,94 dinari del prodotto sfuso ai 16,57 dinari di quello confezionato.
Il nuovo quadro tariffario statunitense potrebbe ora modificare gli equilibri nel principale mercato extraeuropeo. Il 24 luglio è scaduto il sovrapprezzo globale del 10 per cento introdotto dagli Stati Uniti a febbraio. Contestualmente, Washington ha attivato nuovi dazi aggiuntivi nei confronti di 60 economie nell’ambito delle indagini sulle misure adottate contro il lavoro forzato. La Tunisia non rientra nell’elenco e il suo olio d’oliva resta quindi escluso dai nuovi sovrapprezzi, pur continuando a essere assoggettato alle ordinarie aliquote doganali statunitensi. L’olio di origine europea resta invece soggetto al tetto tariffario complessivo del 15 per cento previsto dall’accordo tra Stati Uniti e Unione europea. Per la Tunisia, già terzo fornitore degli Stati Uniti dopo Spagna e Italia, il differenziale rappresenta un’opportunità per consolidare ulteriormente la propria presenza nel mercato americano e guadagnare competitività rispetto ai produttori europei. Resta tuttavia aperta la sfida della creazione di maggiore valore aggiunto. La prevalenza delle esportazioni sfuse continua infatti a favorire le industrie di confezionamento estere, soprattutto in Spagna e Italia, dove l’olio tunisino viene miscelato, imbottigliato e successivamente riesportato con marchi locali. Il vantaggio tariffario potrebbe offrire agli operatori tunisini l’occasione di incrementare anche le vendite di prodotto confezionato con marchi nazionali, segmento che oggi genera appena il 18,2 per cento del valore complessivo delle esportazioni del comparto.
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