De Roon e i primi momenti all'Atalanta "Un tizio con gli zoccoli mi baciò in bocca, mi chiesi dove fossi capitato"

24 Maggio 2026 - 11:35
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I ricordi e le emozioni del capitano della Dea

Marten De Roon, centrocampista e capitano dell'Atalanta, ha parlato a Sport Week: di seguito alcune delle dichiarazioni più interessanti dell'olandese.

“Arrivando dall’autostrada, la prima cosa che noti sono le mura di Città Alta. È qualcosa che ti prende subito ed è proprio quello che, secondo me, rappresenta meglio Bergamo. La città bassa ha un’architettura molto moderna, non è così diversa rispetto a un centro olandese, però quando inizi a salire ti si apre un altro mondo. La prima volta rimasi senza parole davanti a questa meraviglia”.

“Il primo ricordo? Una sera i miei compagni di squadra mi presentano un gruppo di ragazzi; uno di loro, sudato e con gli zoccoli ai piedi, mi stampa un bacio in bocca. Poco dopo mi ritrovo in un cestello e, sopra quello, mi fanno attraversare un piazzale in mezzo a diecimila persone in delirio. Mi chiesi dove fossi finito”.


DIVENTARE BERGAMASCO

“È difficile pensare a un momento preciso: sono stato subito accolto bene. Però, quando sono tornato dopo una stagione in Inghilterra e abbiamo trasferito le ragazze dalla scuola internazionale a quella italiana, ci siamo resi conto che lo facevamo perché qui ci sentivamo a casa. Del resto, le mie due figlie più piccole sono nate qui e la grande è arrivata a 3 anni. Mia moglie e io vogliamo che imparino la cultura italiana. E noi stessi dobbiamo penetrare sempre più il vostro modo di essere e di pensare, per non restare ai margini”.

“I bergamaschi? Grandi lavoratori. Sto rifacendo il giardino di casa mia: i giardinieri arrivano alle sette e mezza precise del mattino e non staccano fino alle diciotto, in mezzo giusto mezz’ora di pausa. Qui la gente ha la mentalità di quelli che non mollano mai, il mola mia che è un po’ il loro motto. Ai tifosi, più ancora delle vittorie, importa vedere la maglia sudata. E non è vero che i bergamaschi sono freddi: all’inizio ti prendono le misure, ma poi ti danno il cuore”.

GASPERINI HA UN BRUTTO CARATTERE?

“Mah, io non l’ho mai visto sotto questo aspetto. Sulla nostra vita fuori dal campo non ci ha mai chiesto oppure vietato qualcosa. È vero che dice le cose in maniera forte, ma nove volte su dieci ha ragione e, quando prende di petto un giocatore, lo fa per stimolarne la reazione. A me, se uno mi sgrida però poi mi porta in Champions, gli dico: per favore, sgridami ogni giorno. Gasperini mi ha reso un giocatore migliore”.

CRISI DEL CALCIO ITALIANO

“I talenti hanno poche opportunità. Quando sono arrivato avevo 24 anni e per voi ero giovane; in Olanda a quell’età sei vecchio, in Eredivisie sei in campo a 18. Bisogna dare ai ragazzi l’opportunità di giocare, anche a rischio di perdere la partita. Almeno fino ai 14-15 anni, non bisogna insegnare tattica di squadra e pensare al risultato. I nostri Malen e Noa Lang giocano senza paura. Nelle due partite di playoff per il Mondiale, i giocatori della vostra Nazionale sembrava che invece avessero paura di puntare l’uomo. Il migliore è stato Palestra, perché non aveva niente da perdere. Infine: Baggio, Maldini, Del Piero, non possono stare fuori dal calcio. Devono poter incidere con le loro idee”.

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