DeepSeek sviluppa il suo chip per competere con Nvidia: così Pechino accelera sulla sovranità digitale

07 Luglio 2026 - 17:02
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La strategia cinese sull’intelligenza artificiale era già chiara da tempo: non più soltanto sviluppo di modelli linguistici competitivi con quelli occidentali, ma una costruzione di un vero e proprio ecosistema nazionale integrato che comprende software, semiconduttori e controllo dell’accesso alla tecnologia. L’obiettivo è raggiungere la sovranità digitale (agognata anche dall’Europa) e costruire una filiera domestica dell’intelligenza artificiale capace di competere direttamente con quella americana.

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Il nuovo chip Deepseek

Secondo quanto riportato da Reuters, infatti, la startup cinese DeepSeek starebbe sviluppando un proprio chip per l’intelligenza artificiale, mentre lo stesso governo di Pechino starebbe valutando restrizioni all’accesso internazionale ai modelli di IA più avanzati sviluppati nel Paese. La startup cinese è al lavoro da circa un anno a un processore proprietario dedicato soprattutto all’inference, cioè alla fase in cui un modello già addestrato genera risposte agli utenti. Non si tratta quindi, almeno in questa fase, di un chip destinato al training dei modelli, ma di un componente progettato per diminuire la dipendenza sia da Nvidia sia, paradossalmente, anche da Huawei, oggi uno dei principali fornitori cinesi di acceleratori AI.

La società avrebbe quindi rafforzato il team di progettazione dei semiconduttori e avviato contatti con fonderie e produttori di memorie. Il progetto è ancora nelle fasi iniziali e dovrà affrontare ostacoli importanti, a partire dalle restrizioni statunitensi sull’accesso alle memorie HBM e alle tecnologie produttive più avanzate. Reuters riferisce inoltre che DeepSeek sarebbe impegnata nel suo primo round di finanziamento esterno, con una raccolta fino a 7 miliardi di dollari e una valutazione potenziale di circa 59 miliardi.

L’iniziativa rappresenta un cambio di paradigma per quella che fino a oggi era conosciuta soprattutto come sviluppatore di modelli AI ad alta efficienza, capace di far tremare i mercati globali, e soprattutto le big tech americane, quando a gennaio 2025 lanciò il suo modello di IA, sfidando ChatGpt. Con un chip proprietario entrerebbe quindi nella competizione verticale che vede già protagonisti operatori come OpenAI, Meta, Microsoft, Amazon e Google, tutti impegnati nello sviluppo di hardware interno per controllare costi, prestazioni e catena di fornitura.

Recentemente OpenAI ha presentato Jalapeno, il suo primo chip di inferenza personalizzato, sviluppato con Broadcom. E anche Anthropic sta valutando la possibilità di costruire i propri chip per l’IA.

La battaglia sulla sovranità digitale

Parallelamente, Pechino starebbe lavorando anche sul fronte regolatorio. Sempre secondo Reuters, il Ministero del Commercio cinese ha avviato consultazioni con i principali gruppi nazionali dell’intelligenza artificiale, tra cui Alibaba, ByteDance e Z.ai, per valutare limitazioni all’accesso estero ai modelli AI più sofisticati. Tra le ipotesi discusse figurano l’introduzione del furto di modelli come reato contro la sicurezza nazionale, restrizioni agli investimenti stranieri nelle startup AI e un sistema di classificazione dei modelli in base alla loro sensibilità strategica. Le eventuali misure riguarderebbero soprattutto i futuri modelli di frontiera.

La logica ricorda da vicino quella già adottata dagli Stati Uniti negli ultimi anni. Washington ha progressivamente limitato l’esportazione dei chip AI più avanzati verso la Cina, mentre anche l’accesso ad alcuni modelli occidentali di ultima generazione è diventato oggetto di restrizioni per motivi di sicurezza nazionale. In una recente intervista alla Cnbc, lo stesso Donald Trump prevede che il 40-60% della produzione di chip venga realizzato negli Usa entro la fine del suo mandato.

Insomma, entrambe le potenze stanno cercando di controllare ogni anello della catena del valore dell’intelligenza artificiale: semiconduttori, modelli, cloud e dati. La sovranità digitale non coincide più solo con il possesso delle infrastrutture di rete, ma anche con la capacità di sviluppare e mantenere internamente l’intero ecosistema AI.

I timori sui mercati finanziari

In tutto questo, a Wall Street il comparto dei semiconduttori e del tech sembra continuare la tendenza ribassista vista negli ultimi giorni. Oltre all’inflazione e alle mosse del neo presidente della Fed Kevin Warsh, ad appesantire la seduta il Kospi sudcoreano, crollato di quasi il 5%, e del calo di quasi il 7% del produttore di chip Samsung Electronics.

Un crollo un po’ paradossale visto che colosso sudcoreano ha registrato un utile operativo 19 volte superiore nel secondo trimestre del 2026, trainato dal boom globale della domanda di semiconduttori utilizzati nell’intelligenza artificiale. L’utile operativo previsto per il periodo aprile-giugno è di circa 89.400 miliardi di won (51 miliardi di euro), con un aumento del 1.810,3% su base annua. A spaventare gli investitori i timori di una bolla dell’intelligenza artificiale e le incertezze che la spesa monstre per le infrastrutture e l’IA sia insostenibile e non abbia i ritorni sperati. Del resto titoli come Samsung hanno registrato un corsa spaventosa negli ultimi anni con performance anche a tre cifre.

Anche sul Nasdaq sono sotto pressione Nvidia (-1,60%), Micron Technology (-6,55%), AMD (-6,60%), Broadcom (-1,77%), Marvell Technology (-6,94) e Intel (-8,4%).

L’articolo DeepSeek sviluppa il suo chip per competere con Nvidia: così Pechino accelera sulla sovranità digitale è tratto da Forbes Italia.

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