La capriola di Trump ad Ankara: «Meloni mi piace, è una brava persona, ma non c’è stata sull’Iran»
Ottimista sull’Ucraina, rispetto alla quale ha detto di aspettarsi «una svolta a breve» dopo le telefonate con Putin e Zelensky; prodigo di complimenti col «grande amico» Erdogan; spigoloso con i partner europei della Nato, ma con toni in fin dei conti più pacati rispetto a precedenti esternazioni e con una vera e propria giravolta rispetto agli attacchi rivolti a Giorgia Meloni. Almeno per ora è un Donald Trump che sembra essere in una giornata buona quello che è arrivato ad Ankara per il vertice dell’Alleanza Atlantica, immaginato in una forma essenziale proprio alla luce delle tensioni catalizzate dallo Studio Ovale.
Trump elogia Erdogan e manda un messaggio a Netanyahu
Con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan «siamo grandi amici, ha fatto un ottimo lavoro» ha detto Trump, parlando alla stampa prima del bilaterale ad Ankara e offrendo una forte apertura sulla vendita di caccia F-35 alla Turchia a dispetto della contrarietà di Israele espressa dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. «È una cosa che sicuramente prenderemo in considerazione», ha detto il presidente Usa, ribadendo il rapporto di amicizia con Erdogan e definendolo «un leader rispettato da tutto il mondo».
«La Turchia è militarmente molto forte. I vostri soldati sono eccellenti. La vostra industria bellica è molto forte. Andrà tutto bene», ha aggiunto, spiegando che il fatto che Erdogan fosse il “padrone di casa” è stato determinante per la sua presenza al vertice. «Ero molto deluso dalla Nato. Onestamente, se il vertice non si fosse tenuto in Turchia, dove c’è un mio amico, leader e persona molto forte, è possibile che non sarei venuto».
Le lamentele sui leader europei, ma i toni sono più pacati
Nel mirino di Trump restano i leader europei ai quali imputa di non averlo aiutato in quella guerra in Iran decisa esclusivamente con Israele e dei quali neanche li aveva messi a parte. «L’Italia ci ha rifiutato aiuto, così come la Germania e la Francia. Perché spendiamo centinaia di miliardi di dollari e loro non ci sostengono? Noi ci siamo sempre stati per loro», è tornato a lamentare Trump, che ha dato alla recriminazione una nuova sfumatura. «Non avevamo bisogno di alcun aiuto. E in un certo senso – ha detto – stavo mettendo alla prova le persone, stavo verificando se sarebbero state dalla nostra parte, ma non ne ero». Insomma, stando alle parole del presidente, mentre gli Usa non avevano bisogno di aiuto, lui aveva bisogno di una prova di lealtà. E il fatto che capi di Stato e di governo l’abbiano invece rivolta al proprio mandato e ai propri cittadini l’ha mandato su tutte le furie.
La giravolta su Giorgia Meloni
Rispondendo alle domande dei giornalisti su Giorgia Meloni, oggetto di un nuovo attacco a freddo proprio alla vigilia del vertice, Trump ha detto che «è una brava persona». «Le nostre relazioni sono peggiorate perché si è rifiutata di aiutarci. Io non le ho messo molta pressione. Ma si è rifiutata di essere coinvolta nello Stretto di Hormuz o con l’Iran in generale. Il mio rapporto con lei si è inasprito, ma mi piace e penso che sia una brava persona che ha fatto un errore. Lei non c’è stata per noi e questo – ha spiegato – non mi ha reso felice».
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