Delpini inaugura la mostra «Seveso 2076», ponte tra memoria e futuro

05 Ottobre 2026 - 19:30
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Delpini inaugura la mostra «Seveso 2076», ponte tra memoria e futuro
L'Arcivescovo durante l'inaugurazioneL'Arcivescovo durante l'inaugurazione

«Il ricordo di quegli eventi è la commemorazione di uno scandalo: il disastro poteva essere evitato, e invece è capitato; l’informazione poteva essere precisa e realistica, invece è stata tardiva, alla ricerca del clamoroso, piuttosto che dell’interpretazione del fatto e delle sue conseguenze. Il rispetto della vita, della salute dei cittadini, in particolare delle mamme in attesa doveva essere una priorità, invece è stata strumentalizzata. In quell’epoca si è fatta una pressione forte immaginando danni incalcolabili sui feti, e facendo ricorso all’aborto. Quello che si può dire adesso che gli alberi sono cresciuti, le case sono state rifatte, le normative esistono, ma i bambini che non sono nati non ci sono. Una scelta che tormenta ancora alcune mamme».

A dirlo è l’Arcivescovo che, anche nella sua veste di presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, interviene all’inaugurazione della bella mostra multimediale  «Seveso 2076» che, a cinquant’anni dall’incidente Icmesa del 10 luglio 1976, guarda ai prossimi 50 anni di impegno per l’ambiente, la sicurezza e la qualità della vita.

L’intervento dell’Arcivescovo

La mostra

Rassegna che è visitabile gratuitamente fino al 31 ottobre prossimo, dalle 10.00 alle 17.00, presso il nuovissimo edificio San Francesco dell’Università Cattolica del Sacro Cuore. Voluta e realizzata da Fondazione Lombardia per l’Ambiente – in collaborazione con Regione Lombardia, Arpa Lombardia, Fondazione Cariplo e FederFarma Lombardia – “Seveso 2076” racconta le trasformazioni che ne sono scaturite sul piano scientifico, ambientale, sociale e della sicurezza, anche attraverso interviste di testimoni di allora ed esperti e alla proiezione de “La Nube”, il documentario prodotto dalla Rai in occasione del 50esimo anniversario. 5 le sezioni dell’allestimento: “Una mobilitazione di persone”, “Una nuova coscienza ambientale”, “Seveso cambia l’Europa”, “La Chimica si fa verde”, “La rinascita di un territori- Seveso 2076”.

L’inaugurazione della mostra

Il saluto del rettore Beccalli

È un piacere accogliervi in un luogo emblematico come questo  – ora dedicato a San Francesco e che era una caserma – dove, mi pare, che l’assonanza con la rigenerazione che si è creata dopo Seveso sia piuttosto evidente», dice, nel suo saluto di benvenuto, la rettore dell’Ateneo Elena Beccalli salutando i tanti studenti presenti. «Ospitare questa rassegna in un’Università come la nostra è importante. Ci occupiamo di questioni ambientali da 17 anni con un’Alta scuola che ha formato oltre 600 persone esperte nelle realtà ambientali. Guardiamo ai prossimi 50 anni con la consapevolezza profonda che non si tratta solo di questioni tecniche, ma sociali e di policy sull’ambiente». Basti pensare al direttivo Seveso1, già varato dall’Ue nel 1982, e ai due direttivi che si sono aggiunti in seguito.

Poi, l’intervento di monsignor Delpini che ricorda come, in quegli anni, abitasse nell’allora Seminario di Seveso essendo, dunque, un testimone.

Un momento dell’inaugurazione

La mostra: un monito e un impegno per il futuro

«Il ricordo di quegli eventi è la celebrazione di una solidarietà efficiente, commovente, lungimirante. Ne è stata protagonista la popolazione di Seveso e dei comuni limitrofi: uomini, donne, bambini che vissero giorni di paura, di incertezza, di smarrimento», osserva subito l’Arcivescovo. «La loro dignità, la loro forza e la loro capacità di costruire, tipica di questa popolazione, sono parte essenziale della storia che questa mostra racconta. Ne sono state protagoniste le istituzioni civili e sanitarie che seppero reagire con prontezza e precisione – bisogna darne atto i – e ne è stata protagonista la Chiesa ambrosiana, con le sue parrocchie, i suoi sacerdoti, i suoi volontari. Le parrocchie di Seveso e dei comuni vicini furono luoghi di accoglienza, di ascolto, di sostegno. Molti sacerdoti e volontari si fecero carico delle ansie delle famiglie, accompagnarono gli sfollati, offrirono conforto a chi temeva per la propria salute e per quella dei figli», continua il vescovo Mario citando il predecessore cardinale Giovanni Colombo che, allora arcivescovo di Milano, visitò le zone colpite.

La Chiesa che ci fu allora e c’è nell’emergenze di oggi

«La Chiesa è qui, oggi come allora, per dire che nessuna ferita è troppo grande per non essere curata, che nessuna paura è troppo forte, che nessuna comunità è tanto sola da non trovarne altre vicine quando si trova davanti alle prove della vita. Questa mostra è un ponte tra passato e futuro: è un invito a custodire la memoria, a promuovere la responsabilità, a coltivare la speranza. In un momento in cui la storia e i suoi disastri sembrano dimenticati e la stupidità umana convince a seminare distruzione e morte in tanti paesi e a creare sofferenze tremende a  persone e comunità anche questa mostra può essere un monito. È un segno che questo momento drammatico -la storia, anche quando è dolorosa -, può diventare occasione di crescita e di consapevolezza. E noi, con i mezzi che abbiamo, siamo responsabili di dire che una ferita può diventare luogo di speranza e uno spazio desertificato un bosco come quello delle Querce».

E proprio a tale bosco, il cui richiamo ritorna in molti degli interventi che precedono il Convegno e che vengono proposti dai rispettivi presidenti degli enti e associazioni promotrici e dall’assessore  assessore Ambiente e clima della Lombardia, Giorgio Magione, è dedicato uno specifico focus  nella rassegna. «“Il Bosco delle Querce” è un parco regionale e riconosciuto come patrimonio europeo», dice da parte sua Alessai Borroni, sindaco di Seveso, «ma soprattutto è la memoria della nostra città, con  quello che è sepolto: oggetti, ricordi, fotografie. Un parco di rinascita e di vita».  

Parole cui fa eco Piero Frazzi, presidente di Fondazione Lombardia per l’Ambiente, nata proprio dopo la tragedia dell’Icmesa. «È importante che ognuno faccia la sua parte per avere un ambiente vivibile e stare tutti meglio. Coinvolgere i singoli cittadini e le future generazioni è fondamentale: spero che questo evento nasca una nuova prospettiva di lavoro concreto».

«Guardare a Seveso significa guardare al futuro – spiega Stefano Clerici, direttore di Fla, moderando la mattinata  – e “Seveso 2076” nasce con l’obiettivo di spostare lo sguardo sui nostri prossimi cinquant’anni di ambiente e di vita sociale: quella che infatti poteva essere una tragedia, con la diossina, è diventato laboratorio di trasformazioni e innovazioni. Da lì sono nati nuovi strumenti di prevenzione e ricerca scientifica e, soprattutto, una cultura ambientale che alimenta la cura della sicurezza nei luoghi di lavoro e negli spazi di convivenza. Una storia che è intrinsecamente legata a quella della nostra Fondazione».

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